Il 5° posto di Asja Zenere a Sölden, per il secondo anno consecutivo migliore azzurra sul Rettenbach, apre scenari tecnici ed emotivi assai interessanti, perché la vicentina di Enego di stanza a Barzio, in Valsassina (Lecco), è ormai pronta alla definitiva consacrazione internazionale, forte di una ritrovata maturità fisica e mentale. FORZA Le sue parole al parterre del Rettenbach hanno commosso e ancora una volta ci hanno ricordato quanto sia difficile emergere in questo sport se tutti i tasselli non vanno al posto giusto nel momento giusto. Il percorso di Asja, lo sappiamo, lo abbiamo già raccontato tante volte, ma lo ricorderemo ancora, è stato segnato da svariati infortuni, alle ginocchia, ma non solo. E spesso nei momenti più sbagliati, cioè più importanti. La preoccupazione dello scorso aprile da lei citata era vera, a livelli di allerta massima. Passare dal dolore di quel mese alla spensieratezza agonistica vista a Sölden, dimostra un recupero eccezionale. Come ha detto lei stessa nel post gara, ora «mi sento su un altro pianeta». Asja vive di carica agonistica, di emotività, e ci piace tanto così, ma non c’è solo quello, ovviamente. NUMERI Nella seconda manche dell’opening stagionale in gigante, sabato scorso, Zenere non ha solo rimontato 11 posizioni con il 2° miglior tempo parziale, ma è stata anche molto costante in quel minuto e 7 secondi di gara, lo dice un’analisi più approfondita: quinta, settima, nona e terza come tempi parziali nei vari settori. Stupisce ancor di più il 3° posto nel tratto finale, sicuramente adatto alle sua caratteristiche, ma dopo un errore che avrebbe potuto destabilizzarla e invece l’ha motivata ancor di più. Asja è un giusto mix di tecnica, basta vederla sul ripido, e potenza, e ha il 5° tempo anche nel primo settore, cioè in zona pianeggiante. PROGRAMMAZIONE La sua strategia estiva, coraggiosa, ma assecondata dai tecnici e responsabili azzurri (un grande merito), ha fatto la differenza: la pianificazione sul gigante e sulla velocità (dove ha lavorato di più in realtà, ma l’allenamento ha pagato i dividendi anche tra le porte larghe), è segno di un’atleta consapevole del proprio corpo, del proprio potenziale e capace anche di imporre le proprie esigenze tecniche. Non è tutto: chiudere in quinta posizione una gara segnata da un errore sul piano finale denota ancora ampi margini di miglioramento. Il podio era già alla portata a Sölden, ma si può anche fare un passo alla volta. Il 5° posto di sabato è comunque il suo miglior risultato nella specialità in Coppa del Mondo. Se in superG Asja è già salita sul podio in Val di Fassa, lo scorso 8 marzo, nel giorno del trionfo di Elena Curtoni, l’obiettivo per la stagione, come da lei stessa dichiarato, è ora l’ingresso stabile nella top 10 mondiale della specialità, in gigante. Se la salute supporterà il suo talento cristallino e la sua sciata aggressiva, Sölden potrebbe non rimanere il miglior risultato tra le porte larghe ancora per molto. Asja Zenere, classe 1996, vicentina. Vive a Barzio (Lecco) ©Pentaphoto RESILIENZA Tra l’altro il percorso di Asja Zenere, dicevamo, è uno dei racconti di resilienza più intensi ed emozionanti dello sci alpino moderno. Tra il 2019 e il 2021 la sciatrice azzurra ha vissuto un vero e proprio calvario medico, subendo tre gravi infortuni nel giro di soli due anni, capaci di minare la carriera di chiunque: Dicembre 2019 – Il dramma di Andalo (ginocchio destro):Nel momento migliore della sua giovane carriera, mentre si trova al comando della prima manche del gigante di Coppa Europa ad Andalo e assapora il debutto in Coppa del Mondo previsto a Courchevel due giorni dopo e assolutamente meritato risultati alla mano, Asja cade rovinosamente. Il verdetto è devastante: rottura del legamento crociato anteriore e del collaterale mediale del ginocchio destro, accompagnata da un forte edema osseo al femore e al piatto tibiale. Viene operata d’urgenza a Roma. Primavera 2020 – Il blocco della riabilitazione (Pandemia):Durante la delicata fase di recupero post-operatorio, scoppia la pandemia di Covid-19. A causa del lockdown, Asja non può frequentare regolarmente i centri di fisioterapia: il ginocchio subisce una grave infiammazione, rallentando drasticamente i tempi di guarigione e costringendola a un recupero casalingo e forzato. Ottobre 2021 – La beffa di Saas Fee (caviglia):Dopo aver faticosamente ritrovato la condizione e i successi o podi in gare minori (FIS), la sfortuna si accanisce nuovamente su di lei. Durante un allenamento di gigante sul ghiacciaio svizzero di Saas Fee, Zenere cade ancora. I controlli a Milano evidenziano una doppia frattura ossea: all’astragalo e al calcagno della caviglia, che compromettono la stagione e la costringono a ripartire, per la terza volta, da zero. Asja Zenere, vicentina, classe 1996, 30 anni a dicembre, 5ª sul Rettenbach: miglior risultato della carriera in slalom gigante ©Pentaphoto MENTE, CORPO E SQUADRA Asja non ha mai accettato l’idea che la sfortuna potesse decidere il finale della sua storia. Lei stessa ha dichiarato di soffrire positivamente della “sindrome di Vanessa Ferrari” (una campionessa assoluta della ginnastica che poi, a furia di insistere in mezzo a mille infortuni e sfortune, la medaglia olimpica l’ha conquistata!): la ferrea attitudine a inseguire i propri sogni ignorando il dolore fisico e continuando a combattere con la testa, quando il corpo cede. Questa totale presa di coscienza del rischio, priva di vittimismo, è stata la sua corazza psicologica. Oltre ai traumi ossei e legamentosi, Zenere soffriva da anni di una dolorosa e cronica infiammazione al tendine rotuleo. Non potendo risolverla chirurgicamente, ha cambiato radicalmente approccio affidandosi anche alla nutrizione. Prendendo spunto da un percorso simile fatto da Federica Brignone (con cui il feeling è enorme), ha adottato una specifica dieta anti-infiammatoria che le ha permesso di ripulire i tessuti, sfiammare il tendine e tollerare i carichi di lavoro devastanti richiesti dallo sci d’élite. La strategia successiva (va dato atto anche alla FISI) è stata azzeccata: invece di bruciare le tappe in Coppa del Mondo, lo staff ha pianificato un rientro graduale nel circuito continentale. Vincere nuovamente in Coppa Europa a fine 2022 (come lo slalom gigante di Zinal, per esempio) è stata la medicina psicologica fondamentale per convincerla che il suo livello tecnico fosse rimasto intatto. Anche in tempi recentissimi (come la scorsa primavera), quando il ginocchio ha inviato segnali di stanchezza, Asja e il suo staff hanno imparato a non forzare. Zenere non ha ancora 30 anni, li compirà il prossimo 13 dicembre, ma è come se ne avesse 24-25 agonisticamente, perché c’è quella voglia matta di recuperare il tempo perduto che può fare tutta la differenza del mondo. Per le sue caratteristiche, sembra la gigantista-supergigantista ideale, ma non si escludono incursioni nelle zone alte della classifica anche in determinate discese (finora ne ha disputate solo 5 e in Val di Fassa è già andata a punti lo scorso 6 marzo, 30ª). In fondo Asja è una sciatrice completa. Deve solo stare bene per mostrare il suo potenziale assoluto. Ancora non lo abbiamo visto, non tutto, almeno: «Non mi sentivo in forma per Soelden, ma se non lo sei e va così bene…». It’s up to you, Asja! Asja Zenere, vicentina, 29 anni, 1 podio e quattro top10 in due specialità in Coppa del Mondo. Finora ©Pentaphoto Navigazione articoli Camille Rast, urge un cambio marcia Slalomiste, ben 9 pettorali per Levi e Gurgl. Giochi fatti?
[…] Abbiamo già parlato della sua carriera, della sua resilienza, della voglia di mostrare il suo valor…. […] Rispondi