Asja Zenere, classe 1996, vicentina di Enego, vive a Barzio, in Valsassina ©PentaphotoAsja Zenere, classe 1996, vicentina di Enego, vive a Barzio, in Valsassina ©Pentaphoto

Non ci si ferma un attimo. E del resto la stagione è appena iniziata. Destinazione Diavolezza prima, poi ghiacciaio Piztzal, prima di volare in Nord America, ma leggermente in ritardo rispetto al previsto (c’è ancora poca neve in Colorado), attorno alla metà di novembre o poco prima, con Bassino e Pirovano. La giostra del Circo Bianco è lanciata e Asja Zenere da Enego, Vicenza, classe 1996, ci è salita sopra al meglio, prendendosi anche un bel posto d’onore, con la quinta piazza nel gigante di apertura a Sölden.

Abbiamo già parlato della sua carriera, della sua resilienza, della voglia di mostrare il suo valore e non mollare mai.

Ora l’abbiamo sentita direttamente, per farci raccontare le sue emozioni. Eccole.

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Asja, davvero non si aspettava un risultato così sul Rettenbach?
«Non è che non me l’aspettassi, è che non avevo idea del punto a cui fossi in gigante, essendomi dedicata tanto alla velocità. Quello che sapevo è che stavo sciando bene, che tecnicamente c’ero».

L’idea però era ed è quella di… posticipare il più possibile il picco di forma, giusto?
«Sì, perché nel recente passato, per via dei punti, dovevo gareggiare anche in Argentina, e quindi raggiungevo subito una forma molto alta tra settembre, ottobre, magari anche novembre, ma poi calavo inesorabilmente. E allora ci siamo detti: questa volta no, proviamo a centrare quel picco di forma molto più avanti, prima di tutto perché farò tante discipline, e poi perché in teoria a febbraio ci sarebbe una manifestazione importante…».

Già, eppure il risultato è arrivato lo stesso…
«E non sono neanche all’80%. Sono a posto dal punto di vista tecnico, sì come ho detto, ma non mi sono mai messa a “spingere” a tutta durante l’estate: mai, in gigante. L’ho fatto solo una volta pochi giorni prima della gara e stop. Ma avevo la consapevolezza di stare comunque sciando bene e quand’è così, con il ripido che c’è a Sölden, qualcosa di buono può uscire sempre fuori».

E il ginocchio destro?
«Da aprile abbiamo deciso di provare a gestirlo in maniera diversa, conservativa, ma senza metterci mano. Non vi è nessuna certezza che operandomi ancora i problemi poi spariranno. In teoria avrei dovuto finire sotto i ferri di nuovo, sempre per il legamento crociato anteriore. Perché? Perché dopo averlo rotto, una volta rientrata l’avevo di nuovo lesionato e con l’usura è diventato sempre più lasso. Ma siccome non vi sono certezze sull’esito di un’altra operazione, abbiamo deciso di non farla. E di programmare un’estate diversa rispetto al solito, magari anche con più allenamenti, ma sempre tenendo sotto controllo l’aspetto fisico».

E’ stata per la prima volta anche in Cile ad allenarsi. Sensazioni?
«La Parva è bello, ci si può allenare bene. Lì ho fatto prevalentemente velocità. L’idea è nata mesi fa, mi hanno chiesto come avrei voluto gestire il lavoro e io ho risposto che volevo tenere gigante e superG allo stesso modo, diciamo 50 e 50. Vero che ho ottenuto un podio in superG, ma non significa che sia cambiato tutto di colpo. Quindi mi sono divisa tra Ushuaia, dove ho fatto prevalentemente gigante, con anche un po’ di superG, e La Parva, dove invece mi sono dedicata molto di più alla discesa, ma mixando il tutto anche con superG e gigante. Cercando comunque di stare sempre bene fisicamente. Per dire, è capitato che facessi in un giorno 5 giri di superG e 2 di gigante. Andavamo un po’ anche a sensazione, a seconda di come mi sentivo».

E in velocità si sente migliorata, ora?
«In generale è andata bene. Certo lì in Cile quando si fa discesa si viaggia veloce, sempre sopra i 110 km/h, anche in curva! E all’inizio sono stata un po’ in trattenuta, perché io non sono certo una discesista pura. Poi pian piano mi sono adattata, ho preso coraggio ed è andata meglio».

Asja Zenere, vicentina, classe 1996, 30 anni a dicembre, 5ª sul Rettenbach: miglior risultato della carriera in slalom gigante ©Pentaphoto
Asja Zenere, vicentina, classe 1996, 30 anni a dicembre, 5ª sul Rettenbach: miglior risultato della carriera in slalom gigante ©Pentaphoto

Quindi la vedremo tanto anche in discesa?
«A volte, ma non sempre, magari sulle discesa più tecniche, come Beaver Creek o Garmisch. Certo anche Crans-Montana è una pista tecnica. Se sto bene e non disperdo troppe energie, farò delle discese in Coppa. Ma in generale potrei usare le prove per conoscere meglio la pista in vista del superG, ecco».

Ha avuto momenti di sconforto in passato?
«Sono sincera, quando è spuntato anche il mal di schiena, io che non avevo mai avuto dolori alla schiena in vita mia, nella stagione 2023-2024, sì, ho pensato anche di smettere. Era l’ennesima batosta: mangiavo in piedi o da sdraiata, per il dolore. Sciare era diventato impossibile. Il pensiero negativo c’è stato, sì. Ma il farmi male così tante volte nel mio percorso a un certo punto è diventato anche uno stimolo per ricominciare, sapendo già come e cosa fare per tornare. Sì, è stato un stimolo forte. Fisicamente magari sembra che io abbia “65 anni” (ride, NdR) dopo tutto quello che ho passato, ma mentalmente mi sento una ragazza di 20 anni ancora!».

Con Federica Brignone c’è grande feeling, avete mai parlato dei rispettivi problemi fisici?
«Sinceramente non mi è mai venuto in mente di dirle qualcosa di particolare. Ma se mi chiedeva un parere, visto che sono ripartita svariate volte, il mio consiglio è sempre stato lo stesso: “Senti il tuo corpo”. Io posso dirti la mia, ma devi sentire tu cosa ti fa stare bene. Ecco, il concetto è questo. Posso darti tutti i consigli che vuoi, ma poi tu devi ascoltare te stessa».

Già che ci siamo, e visto che è molto amica di Federica, torna?
«Se sta bene, per me torna e torna alla grande. Non ho dubbi».

Dopo La Parva scoprirà anche lo Speed Center di Copper Mountain, giusto?
«Giusto, non ci sono mai stata. A Copper Mountain ho solo gareggiato. Sono curiosa. E poi c’è Killington, una pista bella, tosta, dove mi trovo bene, ha un po’ tutto: piano, ripido…».

Scacciati i cattivi pensieri, ora è tempo di continuare sulla strada intrapresa, alla ricerca forse dell’unico aspetto che manca ancora: la continuità.

In bocca al lupo, Asja.

Asja Zenere, vicentina, 29 anni, 1 podio e quattro top10 in due specialità in Coppa del Mondo. Finora ©Pentaphoto
Asja Zenere, vicentina, 29 anni, 1 podio e quattro top10 in due specialità in Coppa del Mondo. Finora… ©Pentaphoto
2 pensiero su “Zenere: «Sì, avevo pensato di smettere. Tecnicamente ci sono!»”
  1. Asja in gigante è stata una bellissima sorpresa. Spesso aveva alternato buone prime manche a seconde dove aveva cercato di gestire, scendendo parecchio trattenuta. Quest’anno sembra molto più sciolta e sempre in spinta e i risultati si sono visti subito. Contento per la mia concittadina. Nello sci alpino i vicentini sono pochi…..😅

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