E siamo giunti alla decima e ultima puntata del nostro romanzo sulla nascita della Coppa del Mondo. Ci siamo lasciati a Portillo, durante i Mondiali del 1966. E da lì ripariamo (in fondo trovate i link alle altre nove puntate). Nel lungo cammino verso la Svizzera, di ritorno da Portillo, Serge Lang si ferma in America per un passaggio rapido a New York, nell’ufficio a Manhattan di John Fry, nel bollente agosto del 1966. E lì il giornalista svizzero rende edotto il collega americano del fatto che una compagnia ricca e potente, Evian, si farà carico di tutte le spese principali per l’avvio delle competizione di cui hanno discusso in Austria a gennaio (ricordate?). Lang preme perché la stampa americana sia esposta, sull’argomento. E chiede un’idea in più all’amico. Che al momento non la trova. Ma la mattina dopo arriva: perché non raccogliamo i punti accumulati dagli atleti delle stesse Nazioni e creiamo anche una competizione per squadre nazionali, dice Fry? Il team con più punti alla fine vincerà un trofeo che potrebbe essere chiamato The Nations Cup, il trofeo delle Nazioni (tuttora in vigore). «E’ una buona idea», la replica di Lang, che in realtà aveva altro in mente. L’idea della Coppa per Nazioni è dunque americana, sebbene gli americani complessivamente non l’abbiano mai vinta, conquistando comunque la graduatoria femminile nel 1982. La prima stagione di Coppa del Mondo del 1967 comprendeva sette slalom, cinque slalom giganti e cinque discese libere. I punti di un atleta derivavano dai suoi tre migliori risultati in ciascuna disciplina. Era un po’ come nel poker a carte chiuse, dove si scarta una carta peggiore nella speranza di sostituirla con una migliore. Se si otteneva un buon piazzamento in una gara, i punti sostituivano un risultato precedente meno positivo. Era possibile guadagnare un massimo di 75 punti a stagione in ciascuna delle tre discipline, ma man mano che ci si avvicinava al raggiungimento dei 75 punti nello slalom gigante, a esempio, i guadagni in termini di punti diminuivano. Era necessario puntare sulla discesa libera e sullo slalom per rimanere in gioco nella classifica generale. “Col senno di poi, la formula originale della Coppa del Mondo — abbandonata dopo solo poche stagioni — scrisse John Fry, cioè colui che ha ideato la Coppa delle Nazioni di sci alpino, grazie alla quale vengono classificate ogni anno le prestazioni relative delle squadre nazionali di sci di tutto il mondo. Ha lavorato come giornalista e caporedattore di riviste a larga diffusione dedicate allo sci, al golf, alle attività ricreative all’aria aperta e ai viaggi. È stato caporedattore della rivista SKI Magazine* e redattore fondatore della rivista Snow Country Magazine. Ha scritto oltre 300 articoli e rubriche di opinione sullo sci, tutti pubblicati. È autore del pluripremiato libro *Story of Modern Skiing, che racconta le rivoluzioni avvenute in questo sport dopo la Seconda guerra mondiale. – era un buon sistema. Premiava davvero gli atleti completi. Prevedeva solo 17 gare, rispetto al numero gonfiato di 30 o più creato negli anni successivi — non dalla stampa, ma dai «politici dello sci» che cercavano di accontentare le località sciistiche e le federazioni nazionali. A partire dagli anni ’70, i funzionari della FIS combatterono contro la specializzazione nello sci alpino, modificando frequentemente la formula dei punti della Coppa del Mondo. La battaglia per impedire agli specialisti tecnici di vincere il titolo assoluto era comprensibile, ma il continuo cambiamento della formula di assegnazione dei punti ha eliminato ogni possibilità di confrontare le prestazioni degli sciatori di anno in anno. A mio giudizio, ciò ha impoverito la storia di questo sport. Oggi gli appassionati e i giornalisti non possono, a esempio, mettere a confronto i punti conquistati da Hermann Maier nella Coppa del Mondo del 1998 con i record di vittoria di Jean-Claude Killy o di Ingemar Stenmark”. E’ questo è verissimo anche nel 2026. E’ il 23 marzo 1975. Si assegna la Coppa del Mondo maschile a Ortisei, in Val Gardena. Il podio del parallelo. Da sinistra: Tresch, Thöni, Stenmark. “Per quanto riguarda la prima stagione di Coppa del Mondo – scrisse Lang -, essa culminò nel marzo 1967, quando un enorme seguito di sciatori, allenatori, funzionari, giornalisti e la loro montagna di bagagli e sci e arrivò negli Stati Uniti per le prime gare nordamericane di Coppa del Mondo a Cannon Mountain. Prima che gli sciatori arrivassero a Cannon, pubblicammo un profilo di Killy scritto da Lang sulla rivista SKI Magazine. Io creai un programma per l’evento, con una spiegazione di come funzionasse il nuovo circuito che durava tutto l’inverno. Il programma apparve come inserto su SKI Magazine, raggiungendo 100.000 lettori. Si presentarono ben 15.000 spettatori. Killy vinse tutte e tre le gare. Sports Illustrated lo mise in copertina. Alla cerimonia di chiusura della stagione a Jackson Hole, nel Wyoming, il presidente della FIS Marc Hodler consegnò a Killy e a Nancy Greene i trofei Evian“. La Coppa del Mondo si era rivelata un enorme successo! Il sogno di Serge Lang si era avverato. (10 – fine) PRIMA PUNTATA – Genesi SECONDA PUNTATA – Urge una svolta TERZA PUNTATA – I concorsi alpini. QUARTA PUNTATA – L’importanza dei Media. QUINTA PUNTATA – Entra in gioco il Tour de France. SESTA PUNTATA – L’intuito di Serge Lang. SETTIMA PUNTATA – Punto e a capo. OTTAVA PUNTATA – La svolta in Cile!. NONA PUNTATA – E coppa fu! Coppa del Mondo ©Pentaphoto Navigazione articoli Il 3Tre on Tour “decolla” a Verona: cinque tappe verso Campiglio Azzurre sul Rettenbach. Agazzi: «Gruppo bello e coeso»