Kitzbühel anni '80 ©PentaphotoKitzbühel anni '80 ©Pentaphoto

Urgono idee, scrivevamo al termine della prima puntata. E’ necessario però fare chiarezza sul numero di gare esistenti all’inizio del decennio (stiamo parlando degli anni ’60), che servono per compilare le liste FIS, e capire come si comportano gli atleti nei confronti di queste stesse prove.

Ci viene in soccorso ancora Guido Oddo, con il suo prezioso volume Il Grande libro dello Sci:La stagione agonistica, a quel tempo, iniziava ai primi di gennaio ad Adelboden, in Svizzera. Gli sciatori più bravi non vi partecipavano o, se lo facevano, era solo per collaudare il grado di forma raggiunto in vista dell’inaugurazione ufficiale della stagione che avveniva a Wengen. Al concorso del Lauberhorn infatti si presentavano tutti.

Ma già a Kitzbühel, qualche giorno più tardi, per il concorso dell’Hahnenkamm, qualcuno dei migliori non si faceva più vedere. I francesi, per esempio, mandavano quattro o cinque dei loro sciatori. Alla fine di gennaio, per la terza prova, il Gran Premio di Megéve, gli austriaci eludevano il confronto con i rivali francesi inviando dei rincalzi. Alla 3-Tre, la 3 giorni del Trentino, la più classica delle prove italiane maschili, gli stranieri erano quasi tutti atleti di secondo ordine. E dire che la 3-Tre era una gara di grandissimo prestigio, onorata fin dalle origini da campioni di ogni nazione. L’èlite dello sci si ritrovava tutta, comunque, all’Arlberg-Kandahar, per il gran finale di stagione: vincere il Kandahar, negli anni in cui non si disputavano Campionati del Mondo o Giochi Olimpici, era un titolo di merito”. 

Kitzbühel anni '80 ©Pentaphoto
Kitzbühel anni ’80 ©Pentaphoto

Esiste dunque un altro problema e non di poco conto: all’inizio degli anni ’60 i campioni dello sci preferiscono gareggiare con il contagocce negli eventi più prestigiosi, selezionandoli accuratamente e magari evitando di incontrarsi tra loro, in modo da non mettere a repentaglio la propria popolarità con eventuali sconfitte. Lo fanno solamente quando proprio è impossibile non presentarsi, vedi alcuni dei citati concorsi o naturalmente Mondiali e Giochi Olimpici. Per il resto, meglio cercare gloria in competizioni più facili, da vincere agevolmente. 

Così va dunque il mondo dello sci alpino dopo le Olimpiadi di Squaw Valley 1960 e non è un bene per lo sport in sé, né di sicuro per l’industria che lentamente comincia a gravitare attorno, perché viene meno anche l’incentivo a praticare la disciplina a livello turistico. Il pubblico, frastornato dagli alti e bassi dei campioni e privo di un fuoriclasse di riferimento, segue svogliato e distratto i vari avvenimenti, dimenticando in fretta gare e protagonisti. Ed è qui che entra prepotentemente in gioco Serge Lang (2 – continua).

PRIMA PUNTATA

Wengen ©Pentaphoto
Wengen ©Pentaphoto

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