Sesta puntata della nostra inchiesta legata ai materiali. Nella primavera-estate più folle che lo “sci mercato” ricordi, cioè proprio quella del 2026, Head ancora una volta ha lasciato un segno “pesante”, profondo, marcato, soprattutto se ne facciamo una questione di qualità più che di quantità, acquistando, tra gli altri, Kristoffersen, Innerhofer, Robinson, Colturi e Ledecka. Non è finita, essendo in arrivo anche la slalomista azzurra Martina Peterlini. Ne parliamo con il General Manager dell’agenzia di vendita Head, in Italia, Corrado Macciò. Corrado, come vanno intanto “gli affari” nel nostro Paese?«In Italia siamo leader di mercato da almeno una decina d’anni come sci e scarponi; l’azienda e il gruppo in generale vanno benissimo. Ovviamente stiamo anche vivendo una fase legata alla crescita del tennis in Italia e tutti i giocatori top azzurri, tranne qualche eccezione, sono cresciuti con noi. E’ stato fatto un lavoro di scouting molto approfondito in quel caso: di fatto li abbiamo presi nella culla e li abbiamo fatti crescere con noi. Questo sta portando beneficio a tutto il movimento e noi siamo ora in pole position. Ecco, avere l’atleta top è fondamentale. Fa un po’ part del piano di comunicazione aziendale lavorare con atleti che emergono e hanno successo con un nostro prodotto, perché aumenta il valore percepito del brand, in senso assoluto». Alice Robinson, seconda nella Coppa di superG 2025-2026 dietro Sofia Goggia ©HEAD Perché gli atleti top a… ogni costo?«La strategia di comunicazione Head è proprio questa: come filosofia dell’azienda non esiste miglior comunicazione se non… quella di emergere ed essere leader delle competizioni. Tu lavori quindi per portare sul mercato questo messaggio di innovazione e superiorità tecnologica, che poi arriva al consumatore. Il consumatore si affida volentieri a un brand vincente. Certo, l’agonismo e il turismo sono due mondi diversi, ma come per la F1, dall’agonismo si può prendere l’informazione buona da sviluppare poi in qualcosa che va anche sul mercato. Parliamo di esigenze completamente diverse, ripeto: il consumatore finale nello sci non ha le stesse esigenze, per dire, di un Pinturault o di un campione della coppa del Mondo, ma tu parti delle esperienze che sviluppa il campione, per creare poi prodotti di tutti i giorni adatti al consumatore. E un gruppo di atleti forte ti dà la possibilità di sviluppare maggiormente». E perché molti atleti top dello sci alpino vogliono Head, specie per la velocità? «A oggi, credo, perché abbiano avuto dimostrazione che affidarsi a Head ti dà la possibilità di arrivare al cancelletto di partenza sapendo che sotto i piedi sei a posto e hai il massimo, per te. In più il concetto di sviluppare prodotti su strutture fisiche diverse, su diverse tipologie di atlete, funziona. Sempre per capirci: Robinson e Hector muscolarmente sono molto diverse da una Bassino, ma abbiamo un parco prodotti tale da soddisfare l’una e l’altra “categoria”. E’ un lavoro che parte da lontano, abbiamo la possibilità di accontentare ambedue le esigenze all’interno di un modo piccolo come quello delle gare e questo fa tanta differenza. Un atleta sa che se vuole aggiungere una disciplina veloce al suo curriculum, per crescere maggiormente, o viene da noi o va da Atomic o Rossignol. Alla fine una Colturi è approdata a Head perché il nostro parco sci ha dato dimostrazione da anni di funzionare bene in velocità, anche grazie al grande lavoro che Salzgeberg, responsabile del reparto corse, svolge alla grande e da anni». Bormio, 16 marzo 2008. Lindsey Vonn e Bode Miller (Head) con la Coppa del Mondo generale ©GettyImages Head non è però sempre stata a questi livelli, nello sci, giusto?«Head è sempre stata un po’ presente nello sci, da Podborski fino ai grandi discesisti austriaci degli anni ’90 o primi 2000, come Ortlieb, Trinkl. Tutto poi (ri)nasce con l’arrivo di Joan Eliasch, nuovo numero uno oltre 30 anni fa e persona che più a lungo, a oggi, è rimasta proprietaria dell’azienda. Azienda che a fine anni ’80 e ’90 aveva posizionamenti diversi, a seconda anche degli sport per cui si lavorava. Nel tennis, per esempio, Head ha avuto campioni molto forti in quel periodo, come Agassi, Mancini, poi Kuetern, Safin; nello sci non c’era questo tipo di situazione, allora. L’azienda però a un certo punto fece fare un’indagine, una ricerca, che portò a una politica di re-branding globale: si decise che Head voleva essere leader anche nel mondo dello sci agonistico e si investì sul reparto gare, che c’era già, ma non così sviluppato. Salzgeber portò prima Didier Couche, poi Bode Miller e da lì è cambiato tutto. Sviluppi, sviluppi, sviluppi, da cosa nasce cosa, a livello commerciale anche l’investimento sugli atleti forti porta i suoi frutti in termini di vendita immediata e come dicevo prima, sulla possibilità di costruire l’immagine del brand. Eliasch poi è un appassionato che è diventato presidente FIS, è stato apripista a Kitzbühel ecc. ecc. Meglio essere sotto un proprietario che conosce a fondo l’argomento in questione, piuttosto che il contrario. Da lì, da Cuche e Miller, siamo poi partiti e successivamente sono arrivate le varie Lindsey Vonn, Maria Riesch, Anna Fenninger, ecc. ecc. Certo, si sono anche combinate una serie di situazioni che ci hanno permesso di crescere molto, l’oro iridato di Staudacher in superG nel 2007, il ritorno al successo di Karen Putzer a Cortina nello stesso anno, il trionfo di Sharka Zahorbska proprio in quel Mondiale a Åre 2007, in slalom, battendo Marlies Schild e Anja Pärson… La passione di Rainer Salzbeger ha fatto tanto. Dietro il successo di oggi c’è un lavoro enorme che parte, ripeto, da molto lontano». Qualcuno, magari velatamente, accusa Head di voler diventare… monomarca! E’ veramente un vostro pensiero?«Non c’è questo interesse, tant’è vero che qualche atleta di punta l’abbiamo anche perso, vedi Murisier. Non riesci a tenerli tutti, e poi ci sono anche le situazioni particolari, tipo Innerhofer: è venuto con noi perché si era liberato uno spazio dello skiman, quello che seguiva “Gugu” Bosca. Noi avevamo la possibilità quindi di dargli un ottimo service man, oltre al materiale. Possibilità accolta. E improvvisamente si libera sì uno spazio, ma si riempie una casella, e magari non c’è più la possibilità di tenere altri atleti, come Murisier». Christof Innerhofer, campione del mondo in superG a Garmisch-Partenkirchen 2011 ©HEAD Qual è il pensiero base dell’azienda?«Come nel tennis: secondo noi le cose o si fanno bene, credendoci, e lavorando in un certo modo, o non si fanno. Le cose fatte un po’ a metà non funzionano. Ribadisco il concetto base: per Head fare agonismo è fare comunicazione. Esempio diverso? L’azienda K2, quella dei gemelli Mahre per capirci, non fa più agonismo perché ha compiuto scelte diverse. Ci sta. Per noi dare valore più alto possibile al brand significa avere un prodotto di alta prestazione. E per fare questo essere nell’agonismo è fondamentale. La forza del brand è importantissima e per costruirla devi lavorare in una certa maniera. Magari è sbagliato, per carità, non pretendiamo di avere ragione a tutti i costi, e nel marketing poi ci sta tutto, ma crediamo in questa filosofia. Per portare avanti l’azienda servono anche persone esperte che abbiano vissuto lo sport in prima persona e che facciano crescere le politiche aziendali». Futuro?«Vediamo come va Kristoffersen, mentre Marta Bassino si è trovata bene quasi subito. Poi anche l’adattamento alla “scarpa” conta e conta tanto, però davvero Marta si trova ottimamente, mentre a parer mio in Salomon a un certo punto si è trovata a lavorare con un materiale che ero stato pensato e creato più in funzione di Robinson, atleta però molto più potente di Bassino, che non sua. E quindi per lei non ha più funzionato». LA NOSTRA INCHIESTA SUI MATERIALI PRIMA PUNTATA – L’importanza dei materiali e atleti-immagine. SECONDA PUNTATA- I cambi di materiale nella storia TERZA PUNTATA – Come mai così tanti atleti top a Head? QUARTA PUNTATA – Le parole di Lara Colturi, da Blizzard a Head QUINTA PUNTATA – Contano anche il legno e l’adattamento alla tecnica Marta Bassino: prima stagione finalmente con HEAD nel 2026-2027 ©HEAD Navigazione articoli Coppa del Mondo – Storia – I media protagonisti, ci siamo quasi Aline Danioth, luce che brilla: «Finalmente mi sento bene».
Bassino si è ripresa totalmente dall’infortunio o sente ancora dolore?..dalla primavera a meno di non essermele perse non ci sono state più novità su di lei.. Rispondi
Hai ragione Angelo, stavo giusto pensando di provare a informarmi un po’ direttamente con lei o con chi le sta vicino. Conto di scrivere un articolo su di lei settimana prossima ok? Tks! Rispondi