Proseguiamo la nostra inchiesta sui materiali, per capire che cosa fa veramente la differenza e quali sono le diversità, se ci sono (ma ci sono!), rispetto al passato, anche recente. Alberto Schieppati, classe 1981, in carriera ha sciato con marche Rossignol e Salomon, ottenendo un podio e 8 piazzamenti totali top10 in Coppa del Mondo, tutti in slalom gigante, tra il 2003 e il 2007. Commentatore tecnico RAI, da giugno è anche diventato il nuovo direttore tecnico dell’Equipe Crammont Mont Blanc. E’ un piacere parlare con lui di questioni legate ai materiali, perché come capirete, è molto preparato sull’argomento. Alberto, perché in tanti scelgono Head? «C’erano atleti porta-bandiera, in passato. Ma ci sono ancora oggi. Esempi? Federica Brignone&Loic Meillard (Rossignol), Dominik Paris (Nordica), Marco Odermatt (Stöckl), Clement Noel (Dynastar), solo per citarne alcuni. Ci sono e rimarranno sempre. Se questi atleti passassero a Head andrebbero meglio? Difficile da dire. Sicuramente Head è una potenza economica, quindi può sviluppare e può comprarsi tanti atleti. E anche per questo è una ditta vincente. Per l’atleta cosa rappresenta Head? Rappresenta la sicurezza. In tanta incertezza, sai che vai lì e hai un materiale competitivo. Molto versatile. Altra prestazione, ma accessibile e riproducibile. Io vedo che in molte condizioni, sia di neve che di tracciatura, il materiale Head è sempre lì. Si può andare più forte? Sì, ma Head è estremamente costante. E’ uno sci accessibile, è facile da inclinare, progressivo. Parlo sopratutto per il livello maschile: è uno sci anche “calmo”, in uscita. Un Paco Rassat, per dire, che passa da Salomon a Head, riesce a trovare questa azione perché si può sfogare su quegli sci senza venirne sbalzato via, ecco. In questo caso parlo di Head in slalom, ma funziona bene anche in gigante. In velocità è uno sci super, soprattutto con determinate condizioni di neve e con certi atleti. Quindi il punto qual è? E’ che tu vai in Head e non sbagli, è una materiale super costante in tutte le discipline e in tutte le condizioni. E questo dà tanta serenità agli atleti. Poi sei pagato bene, hai un super servizio. Quindi…». Il materiale conta ancora di più oggi rispetto al passato? «Questo è davvero difficile da dire. Tra i maschi, restando per esempio ancora allo slalom, la differenza che c’è tra un materiale e l’altro non è poi così ampia, secondo me. Però qual è la realtà? E’ che gli atleti sono tutti vicini tra loro in questa disciplina, e quindi mettiamo anche che un materiale faccia poca differenza su un altro, quella poca è comunque decisiva in una specialità dove il livello è altissimo. Può fare dunque la differenza dal punto di vista della classifica e tirando le somme non è poco, anzi, è quello che conta di più. Poi chiaramente tra maschi e femminile e tra alto e medio livello ci sono differenze e quindi servono analisi diverse. Per me, se parliamo di alto/medio-livello tra le donne, si parla di una prestazione che deve essere accessibile, e serve uno sci all-round, versatile, dove l’atleta è in fiducia. Per esempio Federica Brignone ha uno sci, un set-up con cui si trova bene da anni, lei è in fiducia, e via, usa sempre quello, perché il materiale lo conosce benissimo, e penso pure che ci sia meno diversità tra una gara e l’altra rispetto alle competizioni maschili, dove il pendio, le nevi e le tracciature sono diverse. Nei maschi per l’alto livello si cerca spesso il picco della prestazione, andando magari un po’ delle volte anche… oltre. Dico oltre perché puoi fare tante cose sul materiale, oggi, c’è tanta più scelta rispetto al passato, e questo ti dà la possibilità di plasmarti il materiale su di te, ma attenzione: puoi anche sbagliare! Puoi sbagliare direzione: magari vedi che in allenamento sei più veloce, ma ti accorgi che questa velocità non riesci a portarla poi in gara, se non in determinati settori, commettendo poi degli errori. O magari basta che cambino piccole cose, per esempio viene una nuvola, la neve diventa più umida, e quella prestazione che ti dà in più ce l’hai quasi contro, quindi rischi di andare meno veloce perché sei meno costante. Ed è successo a tanti atleti». Tanguy Nef a Gurgl ©Pentaphoto C’è più attenzione su alcuni dettagli?«Sul materiale puoi fare tante cose, oggi. Devo dire che su piastra e attacchi non esistono grandi differenze, siamo sullo stesso livello per tutti, le soluzioni sono anche datate, sono praticamente simili a quelle che usavo già io a inizio anni 2000. Quello che cambia tanto sono scarponi e sci. Sugli sci ogni ditta, a parte i modelli, in base alla pressa, ha la sua filosofia. E quindi anche se cambi modello, c’è uno sci che ha un certo tipo di comportamento di base. Quel tipo di comportamento, abbinato poi alla scarpa, deve adattarsi alle tue caratteristiche. Nel senso che ci sono degli atleti che preferiscono avere un po’ più risposta, perché magari sono più passivi loro, e in maniera naturale sono più veloci con uno sci più esplosivo, perché loro sono calmi; può valere anche il contrario. In Svizzera stano studiando in base al tuo profilo motorio, alla tua sciata, che marca ti si addice meglio». E funziona?«Prendiamo per esempio Tanguy Nef, con Head: sci calmo, lui calmo e… non era così performante. Passa ad Atomic, sci che performa meglio su nevi con poco rimbalzo. Quindi uno sci più “vivo”, lui sempre “calmo”, e magicamente trova l’equilibrio e riesce a performare molto di più. Poi c’è chi scia più avanti e chi scia più indietro. E allora si apre un mondo. Sulla preparazione oggi puoi fare tante più cose, sia sul tuning, sia su altro. Bisogna cercare il giusto compromesso, perché è più delicato da trovare. Puoi fare molte più cose rispetto al passato, ma ti ci puoi anche perdere, così come trovare la soluzione che ti fa fare quel salto in classifica. La differenza tra gli atleti in slalom è davvero piccola. Sicuramente i maschi parlano molto più di set-up che di tecnica. Perché puoi stare lì a fare delle ore di allenamento a prestazioni sempre costanti; poi cambi materiale e tiri giù magicamente mezzo secondo. E mezzo secondo tra i maschi in slalom può voler dire passare dallo… stare nei primi trenta al pelo a entrare in top5. Perché il materiale in quelle condizioni riesci a farlo funzionare diversamente. Tutti parlano di materiale, soprattutto in slalom. La donna tende a scegliere sempre un materiale di fiducia. Tra i maschi prendiamo per esempio il norvegese McGrath: parte ed è sempre un po’ calmo nelle prime porte, perché la fiducia la vai a sentire se te la dà il materiale in base a quello che hai scelto, e poi via, a tutta. In questo momento tra i maschi in slalom i distacchi sono minimi come dicevo e quindi il materiale può fare la differenza. Anche poco, ma è quel poco che magari ti permette di vincere una gara piuttosto che terminare terzo o quarto. Si possono fare passi in avanti maggiori rispetto al passato, quello sì. Poi ci sono materiali che si accendono in certe condizioni, ma in altre fanno estremamente fatica. E’ logico che delle volte vedi delle prestazioni, tipo gigante di Schladming, prima manche, che ti fanno capire alcune cose: il puntale Rossignol, quello vecchio, spacca meglio la neve ed ecco un Cannaferina e un Borsotti con quel puntale lì, subito davanti, e ci sarebbe stato pure Della Vite, se non fosse uscito; mentre gli altri fanno una fatica enorme. Quindi anche gli atleti rincorrono un po’ le condizioni ideali e possono trovare la situazione giusta anche per caso, può capitare. L’importante è che il materiale sia quello più idoneo per te, cioè che ti permetta di sciare in maniera più naturale ed efficace. In passato non so se era così. Ai miei tempi c’era molta meno scelta. Tu sapevi che andavi bene su certi tipi di neve, ma su altri no. Adesso puoi fare funzionare le cose in tutte le condizioni. Però ricordo che anche in passato il materiale ha fatto grandi differenze, vedi i 35m di Ligety: il suo sci andava diversamente da altri 35m. E lì Ligety è diventato il vero Ligety. Lo svedese Byggmark in slalom ve lo ricordate? Con lo sci corto faceva cose incredibili, appena lo sci si è allungato un attimo, ha fatto decisamente più fatica. Adesso c’è molta più attenzione su tutto: preparazione, alimentazione, aspetto mentale, l’allenamento. E’ logico che si hanno più dati su tutto e c’è più attenzione al materiale. Delle volte magari anche troppa…». Alberto Schieppati sul podio a Kranjska Gora il 28 febbraio 2004: fu secondo dietro Miller ©Pentaphoto Navigazione articoli E’ morto Roland Collombin, leggenda dello sci svizzero e mondiale La nuova Shiffrin: «Curiosità ed esplorazione»
Da non esperto dell’argomento materiali, intervista molto interessante. Sarebbe bello fare degli studi in cui si analizzano le performance dei materiali durante tutta la stagione in base alle condizioni della neve. Rispondi
Non c’è dubbio che internamente le aziende lo facciano. Intendevo che sarebbe bello fosse disponibile qualche dato/statistica anche per noi comuni mortali. Rispondi
Leggi questo e già il buon Schieppati ti fa capire come certi materiali siano più adatti a determinate situazioni. I più esperti e anche appassionati di materia sanno tutto. Fra poco la terza puntata, sempre con Schieppati: https://sporttales.it/schieppati-head-da-sicurezza-ma-gli-atleti-oggi-parlano-tanto-di-set-up/ Rispondi