Hannes ReicheltHannes Reichelt

Il mese di maggio è il mese perfetto per riflessioni importanti, alternative, partecipate, su uno sport come lo sci alpino. Uno spunto interessante arriva, attraverso i social, da un ex grande campione come l’austriaco Hannes Reichelt.

Tredici vittorie con 44 podi in Coppa del Mondo, due medaglie mondiali di cui una del metallo più prezioso, è riuscito a imporsi anche nella prestigiosissima discesa di Kitzbühel il 25 gennaio 2014, davanti a Svindal e Miller. Ha chiuso anche 5° nella classifica generale del circuito al termine della stagione 2011-2012.

CONSIGLI

Riassumendo il suo pensiero, l’oro iridato 2015 in superG avrebbe voluto sapere alcune cose già prima, all’inizio della sua carriera. E’ un pensiero comune a tanti, uomini o donne non fa differenza.

L’austriaco parla apertamente delle dure lezioni imparate dagli infortuni, della necessità di una gestione personalizzata e del ruolo spesso sottovalutato della forza mentale nello sport professionistico. Tre argomenti diremmo fondamentali per uno sciatore e spesso fonte di discussione anche tra atleti.

Reichelt è sicuramente una delle figure di spicco dello sci alpino degli ultimi due decenni. Ma la strada verso il successo non è stata una passeggiata nemmeno per lui. In una sincera riflessione su Instagram, l’atleta, oggi 45enne, condivide alcune intuizioni che avrebbe voluto avere già all’inizio della sua carriera.

«Ci sono alcune cose che avrei voluto sapere già allora», ammette Reichelt, sfatando il mito secondo cui il successo sia solo una questione di talento: «Il talento da solo non basta».

Hannes Reichelt
Hannes Reichelt a Kitz

L’AMBIENTE COME FATTORE DI SUCCESSO

In particolare, il periodo degli infortuni gravi – Reichelt come tanti non è stato risparmiato dalle lesioni ai legamenti crociati nel corso della sua carriera – lo descrive, guardando indietro, come una scuola dolorosa, ma preziosa. In queste fasi ha imparato quanto sia essenziale l’ambiente giusto. Contrariamente a quanto credono molti giovani talenti, la struttura di una federazione come l’ÖSV spesso non è sufficiente.

«Prima pensavo che, una volta entrato in squadra, ci si sarebbe occupati di tutto», afferma Reichelt. La realtà era ben diversa: per affermarsi ai vertici mondiali, lui stesso si è creato un proprio team di esperti composto da fisioterapisti, osteopati, allenatori privati e preparatori atletici. Questa rete di supporto personale è stata la chiave per riuscire a rimettersi in carreggiata dopo ogni battuta d’arresto.

Se ci pensate bene, anche una certa Federica Brignone, ma non solo ovviamente, ha creato un proprio team per gestire tanti degli aspetti di cui parla proprio Reichelt.

Federica Brignone con i due ori olimpici di Milano-Cortina 2026 ©Pentaphoto
Federica Brignone con i due ori olimpici di Milano-Cortina 2026 ©Pentaphoto

FORZA MENTALE E MATERIALI

Oltre alla componente fisica, l’austriaco sottolinea l’importanza dell’allenamento mentale – un ambito a cui oggi darebbe la priorità molto prima. Si tratta soprattutto di identificare e incanalare le fonti di pressione.

Anche dal punto di vista tecnico, Reichelt esorta a un costante perfezionamento: «Non si dovrebbe mai smettere di voler migliorare». Ciò vale in particolare per la messa a punto dell’attrezzatura, dove nel moderno sci fermarsi da questo punto di vista significa un immediato regresso. Il suo consiglio finale alla prossima generazione è tanto semplice quanto essenziale: nonostante il controllo e il duro lavoro, alla fine bisogna anche «fidarsi del proprio istinto».

Tanto per dirne una: credete che la Federazione Italiana Sport Invernali sia contenta di vedere… Federica Brignone fare surf in questo periodo dell’anno? No, di sicuro. Ma lei se n’è sempre infischiata e ha sempre fatto le scelte secondo il suo istinto. Giuste o sbagliate che fossero.

Cosa ne pensate di tali riflessioni? Potete tranquillamente esprimere il vostro pensiero direttamente sotto questo articolo, non c’è bisogno di alcuna registrazione.

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