la celebre sfera di cristallo della Coppa del Mondo di sci viene prodotta nella Foresta Bavarese in Germania, più precisamente a Bodenmais, una località situata proprio ai piedi del monte Großer Arber. ©PentaphotoLa celebre sfera di cristallo della Coppa del Mondo di sci viene prodotta nella Foresta Bavarese in Germania, più precisamente a Bodenmais, una località situata ai piedi del monte Großer Arber. ©Pentaphoto

Dopo i Giochi di Squaw Valley 1960, come si è detto, urge fare qualcosa per salvare lo sport dello sci, un po’ agonizzante, o quanto meno per dare una sterzata decisiva.

Quel qualcosa è un misto di idee, intuizioni, innovazioni, scambi di pensieri tra colleghi, tutti stimolati dal giornalista de L’Equipe Serge Lang e anche, va detto, congiunture favorevoli, come l’avvento e la diffusione della televisione, che cambia parzialmente lo scenario. Un aiuto, diciamo, di quelli grossi.

E’ infatti il tubo catodico, come veniva chiamato una volta, a rendere trofei come il Lauberhorn a Wengen, il Grand Prix di Megève, l’Hahnenkamm a Kitzbühel, l’Arlberg-Kandahar, il concorso femminile a Grindelwald e naturalmente le prime Olimpiadi invernali di Innsbruck, nel 1964 (la capitale del Tirolo replicherà poi nel 1976, dopo il forfait di Denver), eventi mediatici di grande impressione mondiale, nella seconda metà del decennio in questione, grazie all’Eurovisione. Le trasmissioni si diffondono in fretta nell’est Europa e poi pure in Algeria e Marocco.

Jean-Claude Killy e Nancy Greene, vincitori della prima edizione della Coppa del Mondo generale ©Pentaphoto
Jean-Claude Killy e Nancy Greene, vincitori della prima edizione della Coppa del Mondo generale ©Pentaphoto

All’inizio del 1966 la televisione ha già parzialmente trasformato lo sci alpino in uno sport spettacolare e internazionale. Pronto per godere della gesta di un grande campione (che c’è già, Jean-Claude Killy) e soprattutto per veder nascere una nuova manifestazione. Ci siamo, dunque. 

Lo sci si appresta a un grande cambiamento – scrivono Matteo Pacor e Stefano Vegliani in Discese, speciali e giganti, edito da Mondadori nel 2022 –. Con Olimpiadi e Mondiali che si alternano negli anni pari, negli anni dispari c’è un calo di interesse, mentre lo sport sta diventando sempre più popolare grazie anche alla televisione e nascono tante stazioni sciistiche.

L’idea di un circuito itinerante è anche del tecnico americano Bob Beattie, che lo suggerisce a Marc Hodler, presidente della Federazione internazionale dal 1951 (lo rimarrà fino al 1998, per quarantasette anni, un record senza eguali), il 22 gennaio 1966 a Kitzbühel. Gli Stati Uniti non sono certo un Paese di punta nello sci, ma Beattie è un visionario e l’idea è geniale. L’allenatore americano, in realtà, soffia semplicemente su un fuoco che sottotraccia bruciava già da un po’”.

Ma la Coppa del Mondo di sci alpino fu… anche (non solo) un’invenzione giornalistica, dunque? Sì, o meglio, come scrisse Serge Lang ne “Il libro spettacolo dello sci” fu “un’invenzione dei mass-media”. Ovviamente i giornali a grande tiratura (negli anni ’60 funzionava così!) o quelli esclusivamente sportivi, ma anche tutti gli altri mezzi di comunicazione di massa si sentirono, in maniera quasi naturale, molto attratti da un nuovo fenomeno sportivo. 

I giornalisti, invece, almeno inizialmente, furono molto meno numerosi nel sostenere con la penna e il loro entusiasmo la Coppa del Mondo che compiva i suoi primi passi (a breve lo vedremo). Certo, in altri sport esistevano già da tempo sistemi di classifica basati sul punteggio: il “Challenge Desgrange-Colombo” nel ciclismo, in seguito il “Prestige Pernod” e lo “Ski d’Or” de “L’Equipe”, assegnato una decina di anni prima.

La prima idea base è conservare solo un numero limitato di risultati per disciplina, per poi convertirli in punti e trasferirli in una classifica generale, in modo che gli atleti non si sentano obbligati a partecipare a tutte le gare. Facile a dirsi, oggi, ma a metà degli anni ’60, molto meno!

Insomma, siamo quasi pronti. Quasi… (4continua)

PRIMA PUNTATA – Genesi

SECONDA PUNTATA – Urge una svolta

TERZA PUNTATA – I concorsi alpini.

Da sinistra: Stenmark, Klammer, Gros e Thöni nel 1976 ©Pentaphoto
Da sinistra: Stenmark, Klammer, Gros e Thöni nel 1976 ©Pentaphoto

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