Benedetta Pilato è una fuoriclasse del nuoto italiano e internazionale. Oggi ha 21 anni. Da quando ne ha 14 è sotto i riflettori del mondo. In palmarès vanta già 17 medaglie conquistate tra Mondiali ed Europei, vasca lunga e vasca corta. E’ passata da Taranto, poi Torino, infine Roma. Ha sfiorato una medaglia olimpica per 1 centesimo a 19 anni, nei 100 rana, specialità di cui era già stata oro iridato ed europeo, pur essendo nata totalmente “cinquantista”. E da Los Angeles 2028 i 50 rana saranno, finalmente, specialità olimpica, così come i 50 farfalla e dorso. Benedetta, ragazza schietta ed entusiasta, è balzata anche alle cronache, non possiamo non ricordarlo per capire meglio parte dell’intervista che vi stiamo proponendo, nell’estate del 2025, esattamente il 14 agosto, quando venne fermata (ma lo si seppe solo alcuni giorni dopo), insieme alla collega Chiara Tarantino all’aeroporto di Singapore, durante il viaggio di ritorno da una vacanza a Bali, dopo i Mondiali di nuoto, in cui per altro aveva agguantato la quinta medaglia consecutiva nei 50 rana da Gwangju 2018. Le due atlete sono state accusate del furto di alcuni prodotti in un negozio duty-free. Le ragazze sono state bloccate dalle autorità locali di Singapore e rilasciate grazie all’intervento dell’Ambasciata italiana e della Farnesina. La Procura federale della Federnuoto ha accolto la richiesta di patteggiamento delle stesse atlete. Nell’ottobre del 2025, Pilato e Tarantino sono state sospese per 90 giorni dalle attività sportive e federali, saltando gli impegni agonistici invernali successivi, per rientrare poi regolarmente in gara. Benedetta Pilato vanta 2 ori europei in vasca lunga, nei 50m e nei 100m rana ©GettyImages Pilato si è raccontata di recente a NSS sport. Riportiamo alcuni estratti: Su fama, pressione e i fatti di Singapore: «Una volta che diventi una figura, un idolo, non hai più il diritto di concederti un errore. Molte persone mi ripetono che dovrei essere un esempio per i loro figli. No, io devo essere una persona che, se vi è d’ispirazione, bene, altrimenti non va seguita. Mi fa piacere però se in qualche modo nel corso della mia vita sono stata in grado di far ragionare qualcuno, oppure se sono stata d’ispirazione o un punto di riferimento. Probabilmente questa genuinità è un limite. Sono sempre stata criticata per questo, anche da persone a me molto vicine». Su essere un campionessa molto precoce: «Quando a 14 anni mi sono trovata sul podio di un campionato mondiale, dopo due settimane ho iniziato il secondo anno di liceo. Dovevo capire come conciliare la mia vita con la mia carriera. Non so quale sia la ricetta giusta per essere un’atleta perfetta o una professionista, ma secondo me ognuno ha il suo equilibrio. Le cose che fanno stare bene non possono essere uguali per tutti. A parte l’allenamento e il cercare di essere costanti, penso che le altre cose siano davvero troppo soggettive. Non so se sia stato un limite. Probabilmente sì, ma dall’altra parte mi rendo conto che senza quella parte della mia vita forse non avrei raggiunto determinati risultati». Su cosa rappresenti per lei il nuoto: «È difficile dare una definizione perché mi accompagna da quando sono nata. A un anno e due mesi ero già in acqua per fare riabilitazione a causa di un problema alle gambe. È stato un hobby, una passione. Ora è la mia professione, ancora di più da quando mi sono trasferita a Roma. Nuotare mi piace, ma il mio rapporto con il nuoto a volte è stato difficile. L’anno scorso a esempio era diventato quasi un peso. Ora, sarà perché l’ambiente in cui mi alleno è diverso, ed è un aspetto molto importante, ho ritrovato il divertimento e la gioia di andare in piscina, di nuotare, anche di stare semplicemente in acqua». Benedetta Pilato si allena a Roma nella capitale seguita dal tecnico Mirko Nozzolillo ©GettyImages Navigazione articoli Europei Nuoto: Paltrinieri, Quadarella&co, gran lavoro a Livigno Parigi 2026 come Glasgow 2018? L’Italia attende una “nuova” rivoluzione
“Diego, eri un esempio per mio figlio”. “Tuo figlio aveva te, stronzo”. Così rispose a un padre argentino Maradona durante un’intervista raccontata da Emanuela Audisio in un suo libro. Sono d’accordo che un atleta o un cantante o chiunque debba essere sé stesso e non debba essere un esempio per nessuno. (Mi tengo a freno per non partire in elucubrazioni mentali su individualità e esempi). Resta il fatto che Benedetta ha commesso, secondo me, degli errori dopo il furto come il post su Instagram con l’ accusa velata ad altre atlete e non a se stessa o la mancata presenza in sala stampa agli assoluti. Certo che un errore può essere capito, accettato, non rimarcato e anche che lei ha il diritto di farsi i fatti suoi e non voler parlare. Inoltre molta gente è pronta a dare buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio. Quello che stona nelle frasi di Benedetta è che sembra che tenda sempre ad accusare gli altri anche lei mettendosi sulla difensiva. Al caso di Singapore in realtà non pensa più nessuno, agli assoluti e al settecolli la gente tifava Benny e le altre senza problemi: è il momento di passare oltre un po’ per tutti Rispondi