Ritiratasi da pochi giorni, la star Lara Gut-Behrami ha lasciato il segno nello sci svizzero non solo con le sue imprese, ma anche con il suo modo di agire. Che in parte ha anche cambiato Swiss-Ski, come si legge su tanti media del suo Paese. Secondo Urs Lehmann, ex presidente della Federazione, la campionessa ha contribuito a trasformare l’intero sistema. Per lui, la ticinese incarna quindi molto più che titoli mondiali, medaglie olimpiche e coppe di cristallo. A soli 16 anni, Lara Gut-Behrami era già partita con la sua famiglia per il Sudamerica. All’interno della Federazione svizzera, la giovane ticinese aveva suscitato stupore e qualche perplessità: «Ci era stato riferito che una giovane ticinese senza punti fosse estremamente veloce. Ci siamo chiesti: cosa fare ora? Come integrare la sua “squadra privata” nel sistema?»? Val d’Isere 2009, prime gioie iridate da senior, a 18 anni: argento in discesa libera e combinata ©GettyImages BRACCIO DI FERRO DECISIVO All’epoca, la famiglia Gut ha messo la federazione alle strette. Ma è proprio questo che, secondo Urs Lehmann, ha provocato un cambiamento di mentalità. Gli atleti dovevano poter beneficiare di un accompagnamento più personalizzato quando ciò si rivelava rilevante per il loro sviluppo: «È in gran parte grazie a Lara se oggi disponiamo di questa personalizzazione. Il peso delle responsabilità fin dall’adolescenza». Ciò che ha colpito Urs Lehmann è stata anche la responsabilità assunta da Lara Gut-Behrami sin da giovanissima: «A 18 o 19 anni, si è fatta carico delle finanze della sua famiglia». I suoi genitori, Pauli e Gabriella, hanno lasciato il lavoro e hanno dedicato la loro vita alla carriera della figlia, con il successo che tutti conosciamo: «Ho assistito a riunioni in cui questa adolescente parlava a nome di tutta la famiglia. Davanti ai dirigenti della federazione, davanti ai manager. È stato straordinario». Prima vittoria a Sölden per Lara, nel 2013 ©GettyImages Navigazione articoli Chile Winter Series 2026, punti preziosi in palio! Sara Allemand: «La Nazionale? Un sogno. Ho passato momenti difficili»