Roberta Melesi ©PentaphotoRoberta Melesi ©Pentaphoto

Nessun atleta era arrivato così in alto partendo dalla… Valsassina, da zone comunque mitiche, citate anche nei Promessi Sposi, da Ballabio a Pasturo, da Barzio a Moggio. Sopra Lecco, non troppo distante dalla Valtellina, con montagne note quali Grigna e Grignetta, per capirci. 

Ecco. Proprio da lì, da Ballabio, arriva Roberta Melesi, classe 1996, cresciuta nello Sci Club Lecco, ma sciando più a Caspoggio, in Valtellina, che ai Piani di Bobbio, a due passi da casa: da giovanissima era super vincente, giocandosela con la coetanea Marta Bassino (e l’altra 1996 emergente dell’epoca, Arianna Stocco), ma incappando spesso anche in Mikaela Shiffrin (classe ’95) dalla quale non era troppo distante nelle grandi kermesse internazionali, come Topolino e Pinocchio.

Da sempre con Dynastar, del Gruppo Rossignol, marchio che ha tra l’altro qualche mese fa ha celebrato Elena Fanchini con uno sci speciale limited edition, e che ha vinto svariati ori olimpici anche con atlete italiane quali Paoletta Magoni e Deborah Compagnoni, Melesi, nel momento clou della carriera, è approdata a Salomon! Dalla Francia alla… Francia, comunque, ricordando che con questi sci Alice Robinson ha fatto un definitivo salto di qualità dal 2022, vincendo anche in superG, e la stessa Marta Bassino, da un anno a Head, con Salomon ha ottenuto tutti i suoi più grandi successi, tra cui anche un oro mondiale in superG (che l’Italia non vinceva dal 1997 con Isolde Kostner!) e un trionfo in discesa, il primo della sua carriera, in Coppa del Mondo, a Crans Montana. Come dire, in velocità i Salomon sembrano funzionare piuttosto bene. Poi chiaramente dipende dall’adattamento del singolo atleta.

E noi l’abbiamo intervistata, Roberta, in vista della stagione 2026-2027. Ora si trova a Ushuaia, in Argentina. 

Roberta Melesi, reduce dalla sua miglior stagione in carriera ©Pentaphoto
Roberta Melesi, reduce dalla sua miglior stagione in carriera ©Pentaphoto

Come sta, Roberta?
«Bene, contenta della bella preparazione fatta prima della partenza per il Sudamerica, con qualche dolorino, qualche acciacchino che esce sempre fuori, dovuto ai carichi, niente di rilevante. Faccio la spola un po’ tra Ballabio e Bormio (dove spesso vive con il fidanzato, Tommaso “Tommy” Sala, NdR). Ho un preparatore atletico, Alberto Parola, che mi segue da remoto, non mancano occasioni di vederci, ma fondamentalmente mi alleno da sola». 

Niente sci estivo ormai… Pensieri?
«Molto poco, sì: abbiamo sciato a giugno a Deux Alpes in condizioni anche ottime, poi con il fatto che ho cambiato materiale avrei proprio bisogno di fare qualche chilometro per conoscere al meglio sci e scarponi. Il programma prevedeva anche dei giorni a  Cervinia, ma la situazione dei ghiacciai ormai la conosciamo. Sensazioni? Ovviamente dopo un po’ che ti alleni in palestra è tosta: tutti i giorni, più volte al giorno, i carichi iniziano a diventare importanti e certo vorresti tornare sugli sci. Ma dico anche che la natura va ascoltata perché comunque è inutile  forzare, è chiaro a tutti che ci sono dei gravi problemi a livello ambientale, se ne occuperanno gli specialisti, per carità, ma piuttosto che andare a sciare senza sicurezza o comunque in modalità definiamola “borderline”, meglio rinunciare. Credo sia più rispettoso. Se guardo al mio caso specifico, con cambio di materiale, certo ne avevo bisogno, ma avrò tempo di mettermi lì e fare una grande preparazione anche sugli sci adesso in Sudamerica».

A proposito, programma?
«Siamo partite mercoledì mattina, faremo prima Ushuaia, in Argentina, fino a 18 settembre, poi andremo a La Parva, in Cile fino al 2 ottobre. Lavorerò soprattutto su SuperG e discesa. Ovviamente i primi giorni per me saranno dedicati a testare e prendere confidenza con il nuovo materiale, assieme allo skiman Luca Vuerich, ho voluto fortissimamente che restasse con me. Ma certamente anche il service di Asja Zenere, Nicola Bronzin, skiman “ditta” Salomon, sicuramente ci darà una mano. C’è un bel lavoro da fare. Vuerich lavora anche con Nadia e Nicol Delago».  

Già che ci siamo, perché il cambio da Dynastar a Salomon?
«A fine stagione non avevo alcun tipo di problemi, non posso lamentarmi per nulla e di niente: io ho sciato da tutta la vita con Rossignol/Dynastar (fu l’azienda a un certo punto a chiederle di passare a Dynastar, NdR), sono solo arrivata a fine stagione un po’ incuriosita. Si è aperta questa opportunità, ho provato per vedere cosa volesse dire mettere qualcosa d’altro sotto i piedi, e capire in questo momento della mia carriera cosa e fino a che punto posso prova a spingermi a livello tecnico con un altro materiale, cosa mi può dare di diverso, se mi può dare qualcosa in più, se posso lavorare e credere in una nuova avventura. Ho fatto dei test, ma con poco tempo a disposizione anche per mancanza di neve. Morale, ho provato e… sono andata di pancia! In realtà non avevo nessun tipo di intenzione di cambiare, però poi provando, mettendo insieme tutto, sono arrivata a questa scelta qua: ripeto, ora c’è tanto lavoro da fare per trovare fiducia e per capire bene come funziona il nuovo materiale».

Roberta Melesi, classe 1996, quarta nel superG di Crans Montana a gennaio 2026 ©Instagram

Gigante?
«E’ sempre stato la mia grande passione. A oggi non ho in programma di partire con Sölden e questo è certo. La priorità attualmente per me è la velocità, in primis il superG. Ma questa situazione non l’ho scelta io, si è creata, diciamo, e mi dispiace anche tanto, ma sono sincera: dedicare tempo ed essere al top in 3 discipline è difficilissimo, lo è anche per le super big di Coppa del Mondo. Intendo dire con l’allenamento giusto, ovviamente, le giornate giuste di crescita, anche perché il gigante è in un circuito diverso, quasi sempre assieme allo slalom. Sono due circuiti opposti, quello delle discipline tecniche e quello delle specialità veloci. E’ molto più impegnativo. Sono arrivata a questa scelta un po‘ a.. cascata, l’anno scorso ho avuto dei problemi in famiglia, con lieto fine per fortuna. Io sono figlia unica, i miei genitori da due anni aspettavano di fare un’operazione particolare: mia madre ha donato un rene a mio padre. Una situazione molto delicata, con tante visite prima e dopo, si va giustamente  a vedere tutto, anche ogni cavillo, e sapevo già l’operazione sarebbe stata programma attorno a novembre scorso, e in effetti è stata poi realizzata il 17 di novembre 2025. In quel momento avrei dovuto essere a Copper Mountain per gli allenamenti, ma sapevo che non avevo la testa per potere stare dall’altra parte del mondo a fare il mio lavoro. E quindi non sono andata in America nel novembre 2025, non me la sentivo per questa ragione appena descritta. Poi è venuto tutto di conseguenza: anche per un discorso di punti mi sono concentrata più sulla velocità. Ciò non toglie che per me il gigante, assieme al superG, è la specialità preferita. Il superG rimane unico nel suo genere, perché ti dà proprio l’opportunità di essere completamente libera, di poterti esprimere senza pensarci troppo, è… “one shot”, insomma. Ma il gigante è più nelle mie corde o sicuramente lo è rispetto alla discesa libera, che ho costruito negli anni. Il gigante rimane il fulcro attorno a cui gira un po’ tutto. Quindi anche a livello tecnico e di preparazione dedicherò tanto tempo al gigante, perché credo che sia fondamentale e quel lavoro lì poi me lo ritrovo in velocità».

Bilancio dell’ultima stagione?
«E’ arrivata la mia stagione diciamo migliore, sono riuscita ad avere meno alti e bassi; in passato faticavo un po’ a trovare una costante. Non sono mancate però delle cadute, ho rischiato tantissimo a Soldeu ed è andata bene grazie a delle articolazioni davvero in salute che mi ritrovo; ma devo essere sincera, di contro in passato ho operato entrambe le spalle! In ogni caso, grazie a dio sono flessibile, e sono stata fortunata. Quegli episodi di certo non ti aiutano ad avere una linea costante di crescita: quello è ciò che ricercherò, ovvero costanza e precisione. Olimpiadi? Ci faccio una risata sopra e riparto di slancio. Sono contenta adesso, sto bene, certo non so dove mi porterà questa prossima stagione, ma lavorerò per sistemare tante cose che sono ancora da migliorare. Sarà una scoperta giorno dopo giorno».

In squadra già da giovanissima, poi è rimasta fuori, rientrando attraverso il Grand Prix. Ha passato momenti difficili, pensando anche di… mollare?
«Assolutamente. Ho pensato più volte di lasciar perdere tutto. Sono entrata giovanissima in Polizia e in squadra, già nel 2013 mi pare. Poi ne sono uscita e ho riconquistato il posto vincendo il Grand Prix. Ma la dispersione di energie che provoca tutto questo è enorme, prima ancora di arrivare in Coppa del Mondo e in realtà e da lì che poi inizia una vita professionale completamente diversa.  La sensazione è che ci siano tante cose che debbano essere riviste: perché tutte quelle energie disperse me le sarei dovute tenere, però sono grata di guardarmi indietro e poter ringraziare davvero le Fiamme Oro anche  perché io sono sempre stata… da sola, in tutto. Appena presa la patente, ho caricato la macchina e ho cominciato a girare. La mia strada l’ho trovata da sola, diciamo così, disperdendo parecchi energie e mettendoci magari più tempo, certo. Sono cresciuta nello Sci Club Lecco».  

Scorrevolezza?
«Eh, la scorrevolezza. “Work in progress”, dai! C’è chi ha delle doti innate e chi ne ha un po’ meno, ma ci si può lavorare. Si possono incrementare le proprie “skills” nella scorrevolezza. A me la velocità piace tantissimo, mi fa impazzire. Amo la velocità, mi diverte davvero, anche se sicuramente il superG mi si “cuce più addosso”, ecco, e presenta una componente tecnica più elevata, soprattutto quando le curve si avvicinano di più al gigante. Ecco, quello è più il mio pane, anche se in alcune cose in discesa sono cresciuta molto. Ma c’è ancora tantissimo lavoro da fare: ci proviamo!». 

Roberta Melesi: il miglior risultato in gare di Coppa del Mondo è un quarto posto, ottenuto nel superG di Crans Montana nello scorso 31 gennaio ©Salomon
Roberta Melesi: il miglior risultato in gare di Coppa del Mondo è un quarto posto, ottenuto nel superG di Crans Montana nello scorso 31 gennaio ©Salomon
4 pensiero su “Melesi: «Cerco costanza. Sì, avevo pensato di mollare tutto» ”
  1. Mi è piaciuto il punto in cui racconta dal fuori squadra, al passaggio per il grand prix, cominciando dalla sua patente come si sia conquistata tutto da sola. Ora le tessere del puzzle sono da mettere insieme, ma sono lì sul tavolo ordinate con il primo tassello su cui far leva il quarto posto di Crans. Dai Robi la salita è cominciata, in pista sei solo tu, i tuoi piedi e la pancia che di istinto ti ha portata a scommettere tutto sul blu…rien ne va plus, spingi su gas e istinto e allena il gs. Buon vento.

    1. Meriterebbe davvero una bella soddisfazione per tutta la fatica che ha fatto per arrivare fin qui. Non è stata l’unica certo, ma entrare e poi uscire dalla squadra Nazionale ti toglie anche… l’anima!

  2. Onore a Roberta che ci ha sempre creduto e non ha mai mollato. Il cambio di materiale poi a 30 anni è una sfida tosta ma che dimostra la volontà di provare tutte le strade per migliorarsi e raggiungere il massimo poasibile. Speriamo che quest’anno possa raggiungere quel podio in Superg sfiorato lo scorso anno ma che si merita. Forza Roby!

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