E’ l’anno buono, lo pensano tutti. Già, ma per cosa? Per la prima vittoria in Coppa del Mondo, innanzitutto; per la continuità da trovare fino a marzo; per il momento della definitiva maturità agonistica, come confermato dal secondo posto di Lara Colturi nello slalom gigante d’apertura a Sölden (battuta per un solo centesimo da Paula Moltzan). PROGRAMMAZIONE Il bello di tutto ciò risiede in due considerazioni, una puramente numerica. La prima: Lara non ha ancora compiuto 20 anni, li compirà (come Sofia Goggia) il prossimo 15 novembre. La seconda: nonostante un infortunio grave già subìto e superato come nulla fosse (7 febbraio 2023, distorsione del ginocchio destro con lesione del legamento crociato anteriore), è incredibile notare come nulla o quasi sia stato ponderato male dai suoi genitori (Daniela Ceccarelli, Alessandro Colturi): a livello di crescita fisica, mentale, tecnica; aumento progressivo dello staff a supporto, con figure di volta in volta professionali e d’esperienza (Vianello; Ravetto; Clarey adesso); a livello di sponsor&comunicazione. Impressionante la programmazione che c’è stata dietro, fin da quando era una teenager. Ma il bello è che Ceccarelli&Colturi hanno avuto ragione praticamente su tutto. L’inizio di stagione 2026-2027 è stato folgorante, non tanto e non solo per il secondo posto di Sölden, a un solo centesimo dalla prima vittoria in Coppa del Mondo, in rimonta di quattro posizioni e con il terzo tempo nella seconda manche. No, non c’è solo il risultato pieno, a stupire, ma come è stato ottenuto: l’adattamento perfetto ai nuovi materiali e quel muro della run decisiva sciato divinamente a livello visivo, d’impatto, anche se non con il miglior parziale, quello resta di Gasienica-Daniel (ma dipende anche dal momento in cui si è scesi in pista e da quanto ha influito la visibilità). Lara a quasi 20 anni è ormai alla sua quinta stagione nel massimo circuito e vanta già otto podi in Coppa del Mondo. Le indicazioni giunte dagli allenamenti estivi e il rendimento mostrato sul Rettenbach a Sölden — dove ha realizzato appunto una seconda manche straordinaria — dimostrano che ormai è arrivata a colmare il gap con le migliori al mondo, ammesso esistesse e fosse così ampio. E ancora non abbiamo visto cosa può fare in slalom speciale. MAGGIORE COMPLETEZZA Oltre al gigante e allo slalom, come risaputo, sta lavorando e ampliando il suo raggio d’azione anche in altre discipline come il superG, fattore essenziale per accumulare punti pesanti in ottica classifica generale. Ma non li disputerà tutti e non lo farà, per esempio, a Beaver Creek. Dopo l’esperienza maturata alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e l’assenza del passaggio intermedio in Coppa Europa (scelta pionieristica e vincente del suo entourage), gestisce la pressione con maggiore consapevolezza e libertà mentale. La decisione presa nel 2022 di far gareggiare Colturi sotto la bandiera albanese, in realtà ponderata e studiata da tempo, ha permesso alla famiglia di bruciare le tappe, seguire passo dopo passo il percorso di Lara e arrivare esattamente dove si trova in questo momento. Ovvero con la possibilità, in futuro, di lottare per la Coppa del Mondo generale. Anche perché delle possibili pretendenti al trono già in questa stagione (Aicher, Shiffrin, Rast, Robinson) è nettamente la più giovane! Lara Colturi, Paula Moltzan, Emma Aicher: il podio della prima gara stagionale, il gigante di Sölden, è servito ©Pentaphoto FISI Inutile tornare sui discorsi relativi al mancato inserimento nei quadri FISI, primo perché a meno di clamorosi colpi di scena (più che altro economici) della Federazione albanese, non ci sarà nessun ripensamento; secondo perché la stessa Federazione italiana, che a 15 anni le propose un posto “solo” nel gruppo osservati, si è trovata probabilmente impreparata ad affrontare una situazione del genere, senza un piano “B” pronto e con il rischio di creare un precedente enorme in caso di eventuale team privato assegnato a una sciatrice ancora teenager e per giunta con i genitori allenatori. Vero che Lara rappresentava già nel 2022 un talento fuori dal comune, anche per la possibilità avuta di poter completare tanti passaggi rispetto alla coetanee e sfruttare sempre ottimi materiali e lavorare al meglio sotto ogni punto di vista, ma immedesimandosi nei responsabili federali dell’epoca, risulta che la decisione da prendere allora era difficile, complessa e, appunto, senza precedenti. Facile criticare, ma bisogna trovarcisi in certe situazioni probabilmente… spiazzanti, per capire meglio. Oggi, con il senno di poi, è normale parlare di talento enorme “perso” dall’Italia, ma la sensazione è che poco si potesse comunque fare allora e che… dovesse andare così. Quanto realizzato finora dalla famiglia Colturi deve comunque far riflettere, senza continuare a rimuginare su quello che poteva essere e non è stato, anche perché non serve a nulla. Basti un dato, per esempio: allenandosi da sola e con uno staff tutto per lei, ed essendo già un’atleta naturalmente ben dotata, quanti passaggi in più (e di qualità) può fare una Colturi tra slalom e gigante, rispetto, per esempio, alle ragazze azzurre delle discipline tecniche affidate a Luca Agazzi, un gruppo che comprende ben otto atlete?!? RIVOLUZIONE? Tante domande possono essere poste sfruttando il caso-Colturi, senza pretendere di aver ragione, in un senso o nell’altro, ma per cercare di capire e guardare alle prossime stagioni: ha ancora senso lavorare con gruppi così numerosi? Quale può essere il futuro in questo senso anche di Nazioni che pure creano volumi alti di sciatori agonisti, come Svizzera, Austria, la stessa Italia, gli Stati Uniti? A livello femminile l’Austria, che pure può vantare una Scheib fenomenale, si trova in una situazione simile a quella italiana, cioè ingessata in una struttura che comprende gruppi numerosi e del resto non essere altrimenti, dati i praticanti agonistici e il vissuto di tali federazioni, che per anni hanno visto i loro atleti emergere grazie a questo sistema. Ma proprio l’Austria, risultati alla mano e per non fare che un esempio, non porta una sua atleta sul podio della classifica generale dal trionfo di Anna Fenninger nel 2015. Sono passati oltre 11 anni e in questo senso è il digiuno più grande di sempre per il Wunderteam femminile da quando esiste la Coppa del Mondo. E’ solo un dato. Ma può far riflettere. Lara Colturi, 19 anni. È passata da Blizzard/Tecnica a HEAD ufficialmente dal 1° luglio ©Pentaphoto Giustamente, qualcuno potrebbe far notare che nel frattempo atlete di successo enorme quali Federica Brignone o Sofia Goggia siano cresciute nella classica routine italiana (e non solo), passando attraverso Sci Club, Comitati, la trafila nelle varie squadre Nazionali, Coppa Europa, Coppa del Mondo ecc. ecc. E hanno comunque vinto tantissimo. Vero, verissimo. Ma hanno cominciato a farlo a 25 anni, entrambe. Sicuramente sulla carriera di Goggia hanno influito anche i tanti infortuni patiti pure a livello giovanile, ma l’osservazione da fare è un’altra: né Brignone, né Goggia, né Bassino si sono ritrovate con 8 podi in Coppa del Mondo a 19 anni e già la possibilità di lottare (o provare a lottare) per la sfera di cristallo generale a tale età. E allora il futuro è davvero questo? FUTURO Insomma, Lara ha bruciato le tappe, ma le ha bruciate bene. Sicuramente avrà avuto e ha un talento naturale, fuori dal comune; sicuramente ha potuto effettuare più passaggi rispetto alle sue coetanee fin da bambina, ma il percorso realizzato, e il livello raggiunto attualmente, devono far riflettere. E’ questo il futuro? Ma come potrà essere gestito da Nazioni che hanno grandi numeri? Impossibile creare ovviamente un team privato per ogni atleta giovanissimo di talento, austriaco, svizzero o italiano che sia. Ma è il momento di porsi tali domande e di capire anche quanta importanza abbiano ancora i circuiti continentali nel percorso di crescita di un’atleta. Insomma, Lara ha aperto e sta aprendo una strada. E’ tutta sua, unica, particolare, forse irripetibile, difficilmente replicabile o… può insegnare comunque qualcosa a chi si trova a gestire gruppi molto numerosi e un iter che sembra ormai obsoleto? La domanda finora è senza risposta. In futuro…. vedremo. Lara Colturi, 19 anni: sua mamma Daniela Ceccarelli è stata oro olimpico in superG nel 2002 ai Giochi di Salt Lake City ©Pentaphoto Navigazione articoli Lara Naki Gutmann brillante terza nel Grand Prix de France Gut-Behrami: «Un oro mondiale non sarebbe valso il sacrificio»
Per me il miglior sistema è sempre quello ibrido,il modello solo squadre nazionali nel 2026 è vetusto,se uno vuole allenarsi fuori squadra con struttura personale/sci club o nel sistema NCAA,deve farlo con assoluta libertà senza essere ostracizzato dalla Fisi..anzi può servire a snellire un pochino il baraccone delle squadre,che avendo tanti atleti è anche complicato gestire il tutto.. In questo modo un giovane può crescere tranquillo ed essere libero di scegliere se continuare a farsi allenare dall’allenatore del club o entrare in un sistema di squadra Nazionale Rispondi
Eh ma ci voglio i mezzi economici per farlo. E poi i tracciati dove li trovi? Se aumentano i team privati, devi anche trovare il posto giusto dove allenarti. E’ complicato cambiare il sistema. Ma credo proprio che Colturi stia indicando una via… Come anche Gut-Behrami a suo tempo Rispondi
Su questa storia si parla sempre al passato e mai al presente;Troppi If,if,if. Il Passato non si può cambiare,ma si può rimediare,il team Colturi almeno fino al 30 ottobre 2026 non ha mai escluso categoricamente un cambio sotto bandiera italiana,e finché c’è l’1% di possibilità la Fisi magari anche con l’aiuto del Coni ci deve provare,perchè una come Lara è un talento generazionale che segnerà un’epoca e averla sotto bandiera straniera è e sopratutto sarà una batosta per tutto lo sport italiano. Rispondi
Articolo interessante ma potremmo trovare mille casi opposti: la Svizzera, di successo tra maschi e femmine, e´ praticamente l´esempio opposto – l´unica che mette sempre risultati davanti ad eta´ e con atleti 30 enni messi in squadra C poiche´ meritevoli, quando in qualsiasi altra squadra sarebbero finiti fuori (Sette e Kasper primi esempi che mi vengono?). Il risultato e´ che spesso recuperi atleti in crisi parziale, senza lasciarli fuori del tutto – Vanessa Kasper ha potuto brillare proprio perche´ messa in squadra C e dopo e´ ´´esplosa´´. Altro discorso parallelo: il bello dello sci e´ anche il sistema top-30, ecc…, e ovviamente c´e´ bisogno per le nazioni numerose come quelle alpine, di una squadra nazionale. Non si puo´ pensare che ogni Verena Stuffer, Silke Bachmann, Giovanni Borsotti, Emanuele Buzzo o Francesca Marsaglia abbiano un team privato. Rispondi
Molto interessanti anche le tue osservazioni. Sulla seconda parte, beh è quello che sostengo io. Sulla prima, la Svizzera è un’eccezione, ma attenzione: hanno (avevano) i miglior ghiacciai per allenarsi, Diavolezza, Saas-Fee, Zermatt. Cioè d’estate riescono (riuscivano) a fare quasi il doppio della mole di lavoro delle altre squadre. Più un budget clamoroso. Ma quello ce l’ha anche l’Austria… Rispondi
La Colturi è stata e continua ad essere gestita in maniera esemplare! Io rimango convinta che un talento emerga sempre, indipendente da team privati ect. Non dico che in Italia non ci sono, ma ai suoi livelli per me no. Rispondi
In Italia ne abbiamo sprecati tanti. Putzer, le sorelle Fanchini, Karbon, Merighetti avrebbero potuto vincere molto, ma molto di più con un’altra organizzazione. Parere personale. Rispondi
Super sciatrici e campionesse, ma con tutto il rispetto Colturi e ‘ una spanna superiore. Alla sua età quello che sta facendo vedere ( e ha fatto vedere in passato) nessuna a parte Shiffrin. Una così sarebbe emersa anche in altre federazioni, magari mi sbaglio per carità ma così la penso Rispondi