Gianni Bugno vincente in maglia Chateaux d'AxGianni Bugno vincente in maglia Chateaux d'Ax

Anno di grazia 1990: l’anno della rinascita, si dice, si disse, del ciclismo italiano. Dopo l’epopea di Moser e Saronni, dopo due stagioni con pochissimi successi (1988-1989, pur con il trionfo iridato di un giovane Maurizio Fondriest in Belgio, a Renaix, ’88). L’anno di Gianni Bugno.

Oggi il ciclismo italiano è ben più in crisi di quanto non fosse al termine del 1989, ma all’epoca, con la maggior parte delle squadre provenienti dal Bel Paese e tanti ciclisti formatisi alla nostra scuola, la situazione destava davvero scalpore. Sostanzialmente si guardava gli altri vincere, al Giro (Roche, Hampsten, Fignon), al Tour (Lemond, Roche, Delgado) nelle grandi classiche (Kelly, lo stesso Fignon a Sanremo) ecc. ecc.

NUOVA ERA

Ecco, tutto cambiò all’inizio degli anni ’90 e nacque un’epopea mitica di successi e piazzamenti infiniti. Il via, ne abbiamo già parlato, lo dette proprio Gianni Bugno alla Milano-Sanremo del 1990 con una fuga da lontano. Arrivò solo, a braccia alzate, braccato da Golz e poi anche da Argentin e Fondriest.

E aprì così probabilmente la sua stagione più bella, ancora in maglia Chateaux d’Ax, rossonera. Nel 1990 si prese la Coppa del Mondo, un circuito a tappe istituito nel 1989 (primo a vincere, il citato Sean Kelly), allora di enorme prestigio, con un classifica a punti stilata sulle principali classiche internazionali, non solo le “monumento”. Basta vedere l’albo d’oro fino al 2004 (ultimo anno) per constatarne il valore assoluto.

Si impose anche in un’altra tappa di Coppa, la Wincanton Classic, in Inghilterra, arrivò 7° al Tour conquistando due frazioni tra cui quella dell’Alpe d’Huez davanti a Greg Lemond in maglia iridata e futuro vincitore della Grand Boucle (l’altra a Bordeaux), vinse il Giro del Trentino e fu 3°, quindi medaglia di bronzo, al Mondiale giapponese, beffato da due belgi (Dhaenens e De Wolf), ma battendo il resto del gruppo in volata (!)

CORSA ROSA

Soprattutto, dominò il Giro d’Italia che l’Italia non vinceva dal 1986 (Visentini), tenendo la maglia rosa dalla prima all’ultima tappa. Nell’anno del Mondiale di calcio proprio da noi e lanciando di fatto quella manifestazione con il suo trionfo. Fu un periodo bellissimo, anche per chi scrive, avendo appena terminato gli esami di terza media.

Bugno è stata un campione incredibile che ha vinto meno della metà di quello che avrebbe potuto. Ma aveva tutto: resistenza e velocità, forza e intelligenza, andava forte a cronometro, in salita e persino in volata! Soffriva forse solo le volate a due, ma quelle di gruppi ristretti le vinceva sempre!

Il Giro 1990 è un grande sogno per Bugno e per l’Italia dello sport. Qualcuno potrebbe dire oggi che non ebbe grandi rivali, se non Charly Mottet, francese, arrivato poi secondo a oltre 6′, ma in realtà ai nastri di partenza di quel Giro si presentarono il campione uscente, Laurent Fignon (poi ritiratosi), il vincitore dell’ultimo Tour de France (Greg Lemond, 1989) e il campione in carica della Vuelta, Marco Giovannetti, poi terzo proprio al Giro 1990.

Mottet e Bugno sul Pordoi nel 1990
Mottet e Bugno sul Pordoi nel 1990

PREDESTINATO

Bugno dal 1985, cioè da quando passò professionista con la maglia dell’Atala, era considerato la grande speranza del ciclismo italiano. Nel 1990 aveva 26 anni e all’epoca si maturava proprio a quell’età. Il Giro partì da Bari, che avrebbe poi ospitato un girone del Mondiale di calcio, la finale 3°/4° posto Italia-Inghilterra 2-1 e, incredibilmente, la Finale di Coppa dei Campioni del 1991! Prima della partenza, Bugno doveva ancora dimostrare tanto, pur essendo già un campione considerato. Fondista veloce, si scoprì forte, fortissimo anche sulle grandi montagne. Al Giro si era segnalato nel 1989 vincendo una tappa molto bella con arrivo a Prato, nell’anno però di Laurent Fignon e della sua rivincita dopo la beffa del 1984.

Il colpo nel crono-prologo di Bari è clamoroso: Gianni vola i 13km del percorso a oltre 50km/h e si prende subito la maglia rosa davanti ad autentici specialisti come il francese Therry Marie e il polacco Lech Piasecki (ex maglia gialla al Tour 1987 nelle tappe iniziali).

TRIONFO BUGNO

Da lì, non lo ferma più nessuno. Terrà la maglia rosa fino alla fine come i soli Girardengo (1919), Binda (1927) e Merckx (1943) erano riusciti a fare. Tappa dopo tappa Bugno si scopre fortissimo. Stacca subito i rivali sul Vesuvio, vince in maniera splendida a Vallombrosa, finisce secondo in una lunghissima cronometro di 68km per specialisti puri, perdendo per soli 6″ la tappa da Gelfi, domina sulle dolomiti finngendo un guasto meccanico sul Pordoi per non disputare la volata contro Mottet, cui lascia in maniera cavalleresca il successo di tappa.

E chiude la partita trionfando nella prova contro il tempo del Sacro Monte di Varese, in una giornata da tregenda, sotto un diluvio universale un cielo “nero”. Potrebbe vincere anche all‘Aprica, ma dominare sempre non è nella sua natura e allora quel giorno l’Italia scopre prima il Mortirolo, al debutto nella corsa rosa, e poi uno scalatore venezuelano irresistibile in salita, ma molto carente in discesa, tanto da cadere due volte, resistere e poi vincere comunque la tappa all’Aprica il 22enne Leonardo Sierra.

La salita viene affrontata dal versante più “dolce”, dalla Valcamonica, 17,2 chilometri con pendenza media del 6,7%, ma la presenza di un falsopiano inganna un po’. Da quel momento in poi, comunque, diventerà una montagna “mito”.

Gianni Bugno
Giro d’Italia 1990 – Gianni Bugno (ITA – Chateau D’Ax)

Bugno domina quindi il Giro d’Italia 1990 rifilando 6’33” in classifica al secondo, Charles Mottet, francese, 27 anni, 4° al Tour del 1987, vincitore del Giro di Lombardia 1988 e 2° al Mondiale in linea del 1986 dietro Moreno Argentin, battuto solo in volata.

Bisogna rialire al 1973 per trovare un distacco superiore: Merckx lasciò infatti Gimondi al secondo posto a 7’42”. Il giorno dopo La Gazzetta dello Sport” titola: “Bugno Mondiale”, lanciando idealmente la Coppa del Mondo di calcio italiana. Bugno poi il Mondiale lo vincerà effettivamente ben due volte, ma quello del ciclismo ovviamente, nel 1991 a Stoccarda e nel 1992 a Benidorm. Spazio.

5 pensiero su “Giro 1990: il grande sogno rosa di Gianni Bugno”
  1. Il mio è quello del 1984, vinto dal mio idolo Francesco Moser.
    Andai a vederlo all’arrivo della cronometro da Pavia a Milano. Ero in terza media

  2. Vale anche per me, per gli stessi identici motivi. Poi nel ❤️ c’è il Giro ’88, con la mitica tappa del Gavia. Ricordo ancora De Zan che narrava quella giornata da tregenda

    1. Non ero ancora nato, ma ho visto e letto tutto dopo. Un Giro comunque bellissimo, con epilogo particolare. Anche per quello Moser andò al Tour. E fece pure bene!

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