Quattordici medaglie olimpiche (invernali), primato nazionale italiano oltre il mito Edoardo Mangiarotti, e la voglia, mai sopita, di aggiungerne (forse) ancora qualcuna. Chissà. Ai Giochi di Torino 2006 salì sul podio a cinque cerchi 15 anni, e la scambiarono pure per una… volontaria. A quelli che arriveranno, i prossimi, Alpes 2030, sarà vicina alla soglia dei 40, in caso di presenza. Eppure…. Al Corriere della Sera la valtellinese, di stanza anche negli Stati Uniti grazie al marito Anthony Lobello, si apre su tanti argomenti, dopo una carriera ventennale non ancora terminata. A 36 anni rifugge ogni forma di divismo. Al suo palmarès si è aggiunto anche un riconoscimento non sportivo: la Mela d’Oro per lo Sport nell’ambito della 38esima edizione del premio Marisa Bellisario. Arianna Fontana e i suoi pensieri su Instagram. Molto condivisibili SULLA POPOLARITA’ «Credo sia un effetto dell’Olimpiade italiana seguita, per ovvi motivi, con più attenzione dal pubblico e dai media. Io e altri miei colleghi delle discipline invernali siamo riusciti a farci conoscere un po’ meglio. Mi piace l’affetto che sto ricevendo. A parte i selfie e gli autografi mi dicono di non smettere, mi chiedono di continuare a gareggiare, questo mi riempie di gioia e di orgoglio». SU TORINO 2006 «Avevo (quasi) 16 anni. […] Sapevo di essere un’olimpionica, di rappresentare l’Italia, ma non capivo la portata di tutto. Ricordo quando sono arrivata al villaggio olimpico e mi hanno scambiata per una volontaria. Poi la mia prima gara, i 500 metri, le gambe che tremano sulla linea di partenza. La gioia negli occhi delle mie compagne di squadra quando abbiamo vinto la medaglia di bronzo nella staffetta. Per me era la prima vittoria; per loro, molto più grandi di me, un sogno inseguito per anni». Arianna Fontana a Sochi 2014: tre medaglie olimpiche in quella edizione ©GettyImages SUGLI ESORDI «Il primo allenatore consigliò ai miei di farmi fare un altro sport…. […] Ma aveva ragione, all’inizio non stavo in piedi. Ho insistito solo perché volevo fare tutto quello che faceva mio fratello. Poi sono arrivati la passione e il talento». SULLE SENSAZIONI «Ho trovato una descrizione perfetta nel film Formula 1 con Brad Pitt. C’è un momento in cui pattino alla massima velocità, sono sotto pressione, sembra che tutto vada al rallentatore, allora mi rendo conto che ho ogni dettaglio sotto controllo e riesco a leggere perfettamente la gara. Per me è la cosa più bella del mondo. Credo sia una sensazione che tutti gli atleti inseguono, a prescindere dalla disciplina, purtroppo non succede sempre, ma quando c’è è una magia». SULLA FAME DI VITTORIE «Non mi è mai passata, ogni volta ritrovo la motivazione. Sono cambiata io, come donna e atleta, i miei obiettivi, ma non la voglia di vincere. Nella fase di preparazione di ogni Olimpiade Anthony Lobello, il mio allenatore e mio marito, mi chiede: “Perché vuoi gareggiare?”. Prima di Milano Cortina gli ho risposto che doveva essere il coronamento di tutti i sacrifici che abbiamo fatto come coppia e come atleta e preparatore, anche perché non sapevo se sarebbe stata l’ultima». SULLA PRESENZA O MENO AD ALPES 2030 «Non lo so ancora, mi do una chance. È sempre meglio lasciare la porta aperta. Avrò 40 anni, ma sono convinta che pure nello sport ormai l’età sia solo un numero perché il corpo si adatta alla mente, con la giusta motivazione si possono ottenere grandi risultati. Quando sei più giovane hai talento e forza fisica, ma non sempre hai la testa per allenarti nel modo migliore. Il salto di qualità arriva con l’allenatore capace di farti capire come controllare tutti gli aspetti della gara, dalla preparazione allo sprint finale. Io, grazie a Thony, ho avuto una escalation». Arianna Fontana ©Pentaphoto Navigazione articoli Wendy Holdener: «Finché sono competitiva, continuo» Federica Brignone da domani a Cervinia. Giovedì e venerdì sulla neve