Annemarie Moser-Pröll, dominatrice della prima metà degli anni '70 ©PentaphotoAnnemarie Moser-Pröll, dominatrice della prima metà degli anni '70 ©Pentaphoto

Coppa del Mondo. World Cup. Coupe du Monde. Weltcup. Un nome diffuso ovunque, oggi, ma un “titolo” che nel 1966 indica solamente il torneo di calcio più importante del globo, per squadre nazionali. Non vi erano altri trofei simili in voga, all’epoca.

Oggi, sono centinaia. Un passaggio chiave della storia lo racconta lo stesso Serge Lang nel famosissimo libro “Ski Racing, 21 years of World Cup”, edito nel 1986, e punto di riferimento per tutti gli amanti di questo sport: «La Coppa del Mondo non è stata solo una creazione giornalistica, fatto che posso confermare, essendo giornalista dal 1940. È stato un evento ideato pensando ai media, non solo ai giornali a diffusione di massa e alla stampa sportiva, ma anche alla radio e soprattutto alla televisione. Pubblico, spettatori, lettori e sponsor hanno poi dimostrato che l’idea era giusta. La Coppa è diventata un’enorme attrazione in tutto il mondo».

Felice Gimondi nel 1966 ©GettyImages
Felice Gimondi nel 1966 ©Pentaphoto

Verissimo. E la genesi va conosciuta. Il trofeo in questione nasce dunque, come pensiero e iniziativa primaria, per merito della stampa, nonostante le parole umili dello stesso Lang. La realtà dei fatti ci dice che è proprio lui, Lang, un tedesco svizzero d’adozione che vive in parte in Francia, e scrive per il prestigioso quotidiano sportivo parigino L´Equipe, nonché per giornali tedeschi e italiani, il vero promotore. Assieme a Lang recitano un ruolo fondamentale anche Michel Clare, sempre de L’Equipe; John Fry, capo redattore della rivista americana Ski Magazine, con sede a New York; e Kurt Bernegger, un inviato del “Salzburger Nachrichten”, in seguito anche telecronista per la televisione austriaca. Altri, si scoprirà con il senno di poi (magari per invidia…) stavano pensando a un sistema a punti atto a rilanciare lo sci, ma non avevano avuto il coraggio di brevettarlo. Un sistema che non era una novità nel mondo dello sport dell’epoca: il ciclismo, per esempio, lo faceva già per determinati trofei. 

«In realtà – ci racconta Erich Demetz, classe 1938, nativo di Selva di Val Gardena, atleta, allenatore, presidente dello Sci Club Gardena, vicepresidente FISI, consigliere FIS, direttore tecnico delle squadre Nazionali di sci alpino (1978-1980), direttore tecnico delle competizioni in Val Gardena, Presidente del Comitato di Coppa del Mondo dal 1986 al 2014, tra le tante cariche – di istituire una Coppa del Mondo nello sci se n’era parlato già nell’inverno precedente rispetto a quello in cui effettivamente poi nacque, cioè il 1966-1967. Serge Lang, con il quale sono stato molto amico e sempre in ottimi rapporti, giornalista davvero illuminato, era un cronista sportivo specializzato, seguiva lo sci alpino, è vero, ma anche il ciclismo, soprattutto il Tour de France. E l’idea gli venne proprio dalla corsa a tappe francese. Volle lanciare un circuito a tappe anche per lo sport della neve». Lang racconta che l’idea la prese a dire il vero dalla… vela, dove un numero limitato di discipline (saranno inizialmente tre, nello sci alpino) costituivano la base per un circuito a punti complessivo. E come per la vela il progetto è inizialmente quello di conteggiare solo poche gare (le migliori tre) per ogni specialità e realizzare infine una classifica generale e delle varie specialità. Certo, l’intenzione originale è anche  quella di non obbligare gli atleti a mettersi in gioco sempre, contemplando anche i riposi, ma verrà sottovalutato un aspetto chiave: cioè la voglia degli sciatori stessi di esserci a ogni costo, anche e soprattutto per togliere punti agli avversari.

Il nome Coppa del Mondo non viene usato casualmente da Serge Lang, ma con preciso riferimento a quella di calcio, che da anni utilizza tale terminologia. E dato che i Mondiali di sci nel 1966 si sarebbero disputati quasi in contemporanea a quelli del football, in Inghilterra, il paragone fra i due tornei, pur ben diversi tra loro, diviene immediato. Ed efficace. L’idea c’è, ora bisogna… concretizzare (5 – continua)

PRIMA PUNTATA – Genesi

SECONDA PUNTATA – Urge una svolta

TERZA PUNTATA – I concorsi alpini.

QUARTA PUNTATA – L’importanza dei Media

Il libro di Serge Lang del 1986, Ski Racing. Unico nel suo genere

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