Pirmin Zurbriggen, 40 vittorie in Coppa del Mondo, 1 oro olimpico ©PentaphotoPirmin Zurbriggen, 40 vittorie in Coppa del Mondo, 1 oro olimpico ©Pentaphoto

Come direbbe il leggendario Bruno Gattai, Pirmin Zurbriggen è stato «clamorosamente un campione». Classe 1963, da Saas-Almagell, ha gareggiato in Coppa del Mondo dal 7 dicembre 1980 al 17 marzo 1990. Vincendo tutto: 40 successi nel circuito maggiore (in tutte le specialità, combinata compresa); 4 coppe generali; 9 medaglie iridate, di cui 4 d’oro; un titolo olimpico in discesa a Calgary 1988 (più bronzo in gigante).  

In un’intervista di qualche tempo fa a blue Sport, la leggenda dello sci svizzero rivela tanti aneddoti, tra gli altri il perché non sia riuscito a godersi la sua carriera; come gestiva la pressione del successo e perché ha sempre «dormito come un sasso».

Il vallesano è stato anche un grande testimonial di Kästle e rimane il secondo miglior svizzero per vittorie (40) in Coppa del Mondo, dietro Marco Odermatt (54 and counting). 

Pirmin Zurbriggen, una vita agonistica con Kästle
Pirmin Zurbriggen, una vita agonistica con Kästle

CARRIERA

Sulle classifiche assolute: «Il migliore della storia? Non esiste una cosa del genere. Ognuno ha la sua storia, ci sono sempre elementi diversi. Un Ingemar Stenmark era migliore di uno che sciava in quattro o cinque discipline? In base ai risultati, per esempio, sì sono uno dei migliori, ma non certo il migliore». 

Zurbriggen si è ritirato presto, non per l’epoca, ma rispetto a oggi, cioè a 27 anni: «Avevo un carico di lavoro pazzesco con le mie quattro discipline. Sono meno preoccupato per Odermatt oggi perché discesa e superG sono più o meno lo stesso elemento. Anche se ci sono alcune gare in più. Ma quando si passa dalla discesa allo slalom, per dire, la mole di lavoro è enorme e bisogna anche allenarsi maggiormente durante la stagione. Spesso si è in pista dalle 18 alle 20 nello slalom, in modo da poter sciare al meglio il giorno seguente. È la disciplina peggiore per la schiena, così come per le articolazioni. Può davvero renderti la vita difficile».

Pirmin ha chiuso la carriera perché era esausto e non solo nel fisico: «Ero completamente esaurito. C’era molto clamore. Sono stato più o meno lasciato solo. I campionati svizzeri svoltisi a Gstaad nel 1985, per esempio, presentavano 7.000 tifosi. C’era solo una piccola rete, ovviamente la gente ci correva sopra. Non si poteva essere persone normali. La fama che ho vissuto nel 1985 e nel 1987 era molto, molto grande. Ogni giorno ricevevo tra i 1.000 e i 1.500 biglietti di autografi da firmare».

Da sinistra: Peter Müller, Pirmin Zurbriggen, Franck Piccard, argento oro e  bronzo in discesa a Calgary 1988 ©GettyImages

Da sinistra: Peter Müller, Pirmin Zurbriggen, Franck Piccard, argento oro e bronzo in discesa a Calgary 1988 ©GettyImages

Sulla pressione: «Staccavo la spina, facevo altre cose. Da un punto di vista mentale, è stato molto importante non leggere i giornali per tutto l’inverno. Nemmeno una volta. Oggi non sarebbe più possibile. Sono riuscito a staccare la spina molto meglio degli atleti di oggi che, con i social media, sono influenzati da ogni parte. Bode Miller una volta ha detto: “Se potessi solo sciare, sarei la persona più felice”. Ed è vero. Bisogna tornare a questa semplicità. Bisognerebbe concentrarsi sullo sciare e poi si tornerebbe a divertirsi. Nel corso degli anni ho anche imparato a gestire la pressione. Sono sempre stati gli stessi gli elementi che mi hanno aiutato a combattere la pressione. In parole povere, il modo migliore per affrontare la pressione era l’umiltà. La semplicità, e il concentrarsi sulla bellezza dello sport. Questi erano gli elementi di base. Il resto poi veniva da sé». 

Sulla capacità di godersi carriera e successi: «No. Non ne ho mai avuto il tempo. Ero troppo preso. “Ciao, grazie e via”. È così che mi sentivo. E all’improvviso ho capito che ne avevo abbastanza. Oggi tutto è molto più professionale. Ci sono gli esperti dei media, mental coach e così via. In questo senso gli atleti possono essere sostenuti e aiutati. È un processo senza fine. È importante rendersi conto che si può fare solo una volta nella vita, dopodiché è finita. Bisogna cercare di dare il massimo. Quando si arriva in cima, si ha già una storia importante alle spalle. Non tutti hanno la possibilità di essere al vertice. A volte, in queste situazioni, non ce ne si rende conto abbastanza».

Sul gareggiare oggi, se potesse: «Onestamente? Sì, mi piacerebbe! Deve essere una sensazione incredibile sciare con questa attrezzatura. Ma non vorrei essere coinvolto in tutta questa storia dei social media. Non sono un uomo di spettacolo. Quando vedo Odermatt o Shiffrin, penso che rivelino molto della loro vita privata. Bisogna essere pronti a farlo. Bisogna divertirsi».

Pirmin Zurbriggen inarrestabile nella stagione 1986-1987: vinse 4 medaglie mondiali (1 d'oro) e 4 coppe del mondo (1 generale) ©GettyImages
Pirmin Zurbriggen inarrestabile nella stagione 1986-1987: vinse 4 medaglie mondiali (2 d’oro) e 4 coppe del mondo (1 generale) ©GettyImages

8 pensiero su “Pirmin Zurbriggen: «Il migliore di sempre? Non esiste»”
  1. A 27 anni adesso sei un giovane in rampa di lancio o quasi: incredibile come in relativamente poco tempo siano cambiate le cose in maniera così radicale

    1. Anni ’80 è stato così per molti e molte. Svet si ritira giovanissima, idem Figini e Walliser. Da fine anni ’90 cambiato tutto. Oggi poi si arriva il top anche ben oltre i 30 anni. Pazzesco!

      1. Si pensavo proprio a Svet (anche se lei, se non sbaglio, litigò con la federazione). Ma anche Kronberger, per dire. O Deborah. Lo stesso Tomba si è ritirato a 32 anni, se ci pensi

        1. Svet ha litigato con la Federazione per tutta la carriera, Figini ha avuto svariati problemi pure lei e lasciò per colpa di un allenatore. Ma all’epoca era veramente diverso, anche in Italia: dovevi essere diplomato ISEF, magari avevi una borsa di studio, per il resto si pensava a lavorare. E’ dai primi anni ’90 che è cambiato tutto, soprattutto per le ragazze, anche in Italia, grazie agli ingressi nei gruppi sportivi militari. Le primissime furono Weissensteiner, Compagnoni, Belmondo.

  2. Non c’è una cosa che il buon Pirmon ha detto che non faccia pensare.
    A me è piaciuta la citazione di Bode Miller “sarei felice se potessi solo sciare” ma sappiamo che non è così.
    La frase “il migliore di sempre non esiste” la incornicerei e la attaccherei ovunque 😀

    1. Gli sportivi spesso ripetono questo. La Aicher in primis. Da quando apro il cancelletto a quando taglio il traguardo è tutto stupendo. Il problema è dopo….. Lo dico anche contro me stesso, visto che lavoro pure in TV, ma tutte quelle interviste pre-gara sul tracciato e sulla neve si potrebbero tranquillamente evitare. Per non parlare delle 1000 conferenze stampa nel calcio di cui parlava Klopp. Bisogna essere dall’altra parte della barricata per capire!

  3. Scusate ma devo precisare che nel commento precedente quando ho scritto la frase di Bode Miller il “sappiamo che non è così” vuol dire che a certi livelli diventi personaggio pubblico e entrano in gioco pressioni, aspettative altrui, sponsorizzazioni e tutto il resto. Non è “solo sciare”. Lo scrivo perché potrebbe pensare che il non è così fosse riferito a sarei felice

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