Alice Pazzaglia, da San Giuliano Terme, provincia di Pisa, al trono della Coppa Europa generaleAlice Pazzaglia, da San Giuliano Terme, provincia di Pisa, al trono della Coppa Europa generale

Dopo una meritata vacanza è tornata a lavorare atleticamente, cominciando a fare sul serio proprio da un paio di giorni. Quando può rientra nella sua toscana, dove di fatto vive. Di fatto, perché per il resto macina chilometri da quando era bambina. Ne è valsa la pena, però. Alice Pazzaglia è sbocciata in tutto il suo talento a 23 anni, diventando la quarta sciatrice italiana a conquistare la Coppa Europa, intesa come classifica generale. 

Dal circuito continentale sono passati tutti i più grandi talenti europei, austriaci, svizzeri, francesi, italiani, del passato. Ultimamente il percorso sembra essersi un po’ modificato, è vero, vedi carriera di Lara Colturi, il cui caso però è isolato e molto diverso dalla media. Resta anche attualmente una tappa di passaggio graduale che se intesa come trampolino di lancio e di crescita, può essere ancora molto importante. Soprattutto per Nazioni che hanno grandi numeri. 

Alice si è così guadagnata il posto fisso in tutte le specialità per la prossima Coppa del Mondo, 2026-2027. In attesa delle squadre Nazionali (che un anno fa uscirono proprio il 21 maggio) si aspetta ovviamente di essere inserita nel gruppo di Coppa del Mondo. Compirà 24 anni ad agosto, è già andata a punti nel circuito maggiore, tre volte, in slalom gigante. E’ pronta per il “grande” salto. Che poi non è detto sia davvero così grande. 

Alice Pazzaglia in trionfo a Schladming: quarta italiana a conquistare la classifica generale di Coppa Europa

Alice, ci pensava alla Coppa Europa generale nel novembre 2025?
«Assolutamente no. Zero assoluto. No dai, a parte gli scherzi, un po’ ovvio ci credevo, sono una abbastanza razionale, non partirei nemmeno se non ci credessi. Ma il punto era fare il massimo nelle mie due specialità e non mi sarei aspettata di tenere la forma bene nelle due discipline per tutto l’anno. Ve lo dico sinceramente: sono venuta via dall’Argentina che sciavo… “al contrario”. Poi ho trovato la forma abbastanza in fretta, già in Val Senales una settimana prima dell’esordio in Coppa Europa stavo molto meglio».

E la velocità non le dispiacerebbe affatto, giusto?
«Il superG mi piace davvero tanto! Sì, ho stressato il povero Grigo tutto l’anno con questo assillo. Ma non è facile nemmeno trovare piste dove allenarsi in velocità. Di sicuro mi potrebbe aiutare parecchio per certi tipi di gigante. Io faccio fatica a riempire gli spazi, quando è tutto dritto per me è un problema. A me piacciono le curve… Sono sicura che mi darebbe un grosso aiuto. Ma bisognerebbe partire con il superG già d’estate, se si comincia a farlo solo a dicembre poi è dura. In Coppa Europa ho  disputato anche due gare in discesa, ma era il 2021…».

L’importante però è fare almeno due discipline, corretto?
«Credo sia soprattutto una questione mentale e su questo argomento abbiamo sempre condiviso le idee dei nostri allenatori. Chi l’ha detto che per andare forte in slalom tu debba allenarti… solo in slalom? Quando ho vinto due gare in slalom in Coppa Europa a Chamonix , a gennaio, non mettevo gli sci da slalom da 20 giorni, perché arrivavo dalle gare di Coppa del Mondo in gigante. E’ tutto molto relativo. Se puoi variare, poi porti qualcosa di buono dal gigante allo slalom, e viceversa». 

Quindi la vittoria nella Overall della Coppa Europa è stata proprio una sorpresa?
«Mi aspettavo solo di fare  bene in gigante e in slalom, quello sì. E non ho neanche pensato molto alla classifica generale quando la possibilità è diventata concreta, perché di fatto quando me ne sono resa conto avevo già… un grande vantaggio e la Grob avrebbe dovuto fare miracoli in tutte le specialità, slalom compreso. Ricordo di aver parlato con Grigoletto dicendogli “Però questa generale ehm in effetti… è possibile” e lui “non preoccuparti, ormai l’hai già vinta, stai tranquilla”. E’ andata così. E più che per la classifica generale, sono contenta di aver vinto in due discipline. Il risultato riflette la costanza di un’atleta, mi sono sempre sentita più polivalente, è questo che ho sempre cercato nella mia sciata e nella mia carriera. Per questo sì, son davvero molto contenta». 

E la Coppa del Mondo?
«A parte l’esordio, a Sestriere, in gigante, il 23 febbraio 2025, dove sì ho sentito un po’ di emozione, per il resto le differenze principali possono essere nelle piste e nella preparazione. Ma non vale per ogni gara. Quando sciato a Kronplatz mi sono detta “Non esiste una pista più bella della Erta!”, vedere poi tutte quelle persone anche in partenza ti gasa. Ma la gara di Semmering, con tutte le sue problematiche, è stata ben diversa, può sembrare anche una competizione di Coppa Europa. Dopo i Giochi poi ho fatto tanta fatica ad Åre, sono tornata in Coppa del Mondo sotto tono, mi mancava proprio il ritmo della sciata. Non è stato neanche semplice. Venivo da 5 giorni di fila di lavoro in Val di Fassa, a Pozza. Poi un giorno di viaggio per arrivare in Svezia (sbarcate alle 2 di notte!) e dopo due giorni c’era la gara. Invece di riposare, lì ho commesso l’errore, che non rifarò, di volermi allenare ancora. Non riuscivo neanche a riscaldarmi il giorno della competizione perché non stavo in piedi. Infatti poi ho staccato tutto prima degli Assoluti. E’ stato un insegnamento per il futuro: come dice sempre anche Gianluca Grigoletto, a volte conta più un giorno di riposo che uno di allenamento. Aveva e ha ragione lui». 

E ora sarà fissa nel circuito maggiore, almeno crediamo. Con quali sensazioni?
«Non vedo l’ora di partire, sinceramente. C’è tanta fiducia in più, mi piace anche ricordare che la pressione è un privilegio (cit), perché vuol dire che dietro c’è stato qualcosa di buono. Non vedo l’ora di portare in pista quello che riesco a fare veramente, perché secondo me in Coppa del Mondo non l’ho ancora fatto. Il mio percorso è stato particolare venendo dalla provincia di Pisa e con i miei genitori che sì sanno sciare, ma non sono certo allenatori. E sono tanto orgogliosa di loro e dei tantissimi chilometri che abbiamo fatto assieme. Sono cresciuta sulle piste del Cimone, a circa due ore da casa, poco più. Da lì è partito tutto».  

Alice Pazzaglia nel gigante di Kronplatz. Foto: Pentaphoto

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