Alice Pazzaglia in trionfo a Schladming: quarta italiana a conquistare la classifica generale di Coppa Europa

Tempo di analisi dopo la strepitosa stagione delle ragazze in Coppa Europa. Ci concentriamo in primis sulle discipline tecniche, con l’allenatore di settore Gianluca Grigoletto, ma anche sul valore attuale dei circuito continentale. E “Grigo” non si sottrae a nessun argomento.

Alice Pazzaglia, 23 anni, da San Giuliano Terme, Pisa, cresciuta al Cimone, tesserata anche per il Gruppo Sportivo dell’Esercito e di cui a breve parleremo nel dettaglio, è diventata la quarta sciatrice italiana, dopo Elena Matous (che poi gareggiò anche per altri colori), Lara Magoni e Lisa Magdalena Agerer a conquistare la classifica generale di Coppa Europa. Pazzaglia avrà dunque il posto fisso in tutte le specialità in Coppa del Mondo per la stagione 2026-2027. Le squadre nazionali non sono state rese note ancora, ma al 99% sarà inserita nel gruppo gigante-slalom del circuito maggiore.

E ora l’intervista.

Gianluca, l’Italia femminile partiva con grandi ambizioni nelle discipline tecniche, giusto?
«L’idea di fare una grande stagione c’era, ma in realtà c’è sempre, non potrebbe essere altrimenti. Diciamo anche che ha girato poi tutto bene. Siamo partiti alla grande, ma nemmeno troppo diversamente da due anni fa. In quel caso ci eravamo poi persi, con delle buone manche sporadiche qua e là, successivamente. Tutto questo ha influito sulle liste di partenza trasformando la stagione in una lunga rincorsa. Quest’anno siamo riusciti a ottimizzare da subito i risultati, è andato tutto come poteva andare e anche le liste di partenza hanno sicuramente aiutato nella gestione della stagione; vale per ogni atleta, anche nei picchi di meno forma con una lista di partenza buona si riescono ad avere risultati che non sono da profondo rosso, ecco». 

E la vittoria nella Overall?
«Pensare di vincere la classifica generale disputando solo gare tecniche è difficile, storicamente. Diciamo che non era un’idea di partenza per le ragazze di slalom e gigante. Poi cammin facendo ovviamente è diventata una possibilità concreta e infine una realtà. Alice Pazzaglia aveva avuto un percorso di carriera un po’ in salita, tre anni fa poi si era bloccata con la schiena, fermandosi completamente a metà pista durante un giro a Ushuaia, e saltando di fatto l’intera stagione successiva. In quella scorsa è rientrata gradualmente per poi ingranare una marcia diversa, soprattutto a partire dalle gare di Špindlerův Mlýn, in Repubblica Ceca. Ovviamente quest’anno ha fatto un altro cambio di marcia e spero che non sia quello definitivo, perché deve e può continuare a crescere. Certo, con lei abbiamo fatto un bel lavoro a 360°: abbiamo curato particolarmente l’approccio gara, gli atteggiamenti ecc. ecc. Ovviamente quando l’atleta ti conosce sempre meglio, c’è più fiducia da una parte e più comprensione dall’altra e si amalgama meglio la finalità del lavoro».

Pazzaglia sembrava più convinta del suo slalom e invece è esplosa pure in gigante, anche in Coppa del Mondo.
«Lei è sicuramente un’atleta da due discipline e dirò di più, in questo momento potrebbe/dovebbe approcciarsi anche a una specialità veloce, non ancora nell’alto livello, ma la potrebbe aiutare per certi tipi di gigante dove magari va più in sofferenza. Noi allenatori cerchiamo di fare il nostro lavoro dando il 100%, guardando il percorso dell’atleta, ma dobbiamo anche ascoltarlo, perché l’atleta stesso ci può insegnare tanto. Il resto, una volta aperto il cancelletto, lo fa lo sciatore, la sciatrice. Alice può sicuramente guarda anche alla velocità in futuro, almeno a una disciplina. Ricordiamoci che dietro ogni classifica c’è… una storia, e le storie delle atlete poi le conoscono veramente poche persone, così come il singolo percorso di ogni atleta. Per me un atleta rimane “giovane”, uso queso termine, fin che dimostra di avere margine di crescita. Tutte le ragazze della Coppa Europa inserite in squadra hanno dimostrato di avere ancora un pezzettino di possibilità di crescita davanti».

Alice Pazzaglia ©Pentaphoto
Alice Pazzaglia ©Pentaphoto

Sempre con l’idea di fare almeno due specialità, giusto?
«E’ fondamentale. Se guardiamo i risultati di Mathieu la vediamo più orientata al gigante, certo, ha conquistato il posto fisso per la prossima Coppa del Mondo! Ma per me tutte queste sciatrici rimangono atlete da due specialità. I risultati poi ti portano a focalizzarti su una disciplina, ma per Mathiou lo slalom è comunque importante, per l’approccio in allenamento e pure in gara. Sportivamente, ripeto, rimangono giovani, senza guardare la carta d’identità. Non sono ancora definite completamente. Ovvio che Sophie in questo momento in slalom farà più fatica perché ha perso anche pettorali di partenza. Ma non deve certo mollare. Idem Valleriani, partita fortissimo in gigante tanto da guadagnarsi la convocazione per Sölden vincendo anche la selezione interna azzurra. Poi ha avuto una specie di blocco su questa specialità e ne ha fatto anche poco nel periodo iniziale, tra Levi, Gurgl ecc ecc. Da lì è andata in crisi anche di approccio, avendo quasi un rifiuto della disciplina. Ci abbiamo lavorato molto, ho dovuto proprio insistere personalmente in alcune situazioni; poi a Oberjoch il 12 febbraio 2026 è ri-esplosa, piazzandosi 12ª con pettorale 53! Insomma, qualche numero ce l’ha eccome in gigante. Credo che per tutte le atlete citate la bi-disciplina sia importante per non cadere nella monotonia». 

Qualcuno dice che la Coppa Europa sia anacronistica. E’ vero in ogni caso che le ultime atlete capaci di vincere almeno una gara in Coppa del Mondo dopo aver conquistato la Overall continentale sono state Michelle Gisin (che la vinse nel 2014) e Nina Ortlieb (che si impose nel 2018). Il suo pensiero?
«Una risposta vera non ce l’ho. L’allenatore guarda, analizza, e poi cerca di dare/fare il massimo, con tutti i suoi limiti, sia chiaro. Mi fa sorridere però la definizione di anacronistica. Che possa essere modificata, svecchiata, innovata, quello sì, sempre. Anacronistica però vuol dire tutto e niente. Nel calcio sono tutti professionisti in serie A, B e C. Con visibilità ben differenti, certo, ma tutti continuano a fare sport nei propri livelli. Sicuramente in questo momento stiamo vivendo un’evoluzione rispetto al passato anche recente, ma dipende dal talento o dal percorso di ogni singolo atleta. Se prendiamo il percorso di una Colturi o di una Trocker, pur differente, dobbiamo ammettere che sono casi isolati. Idem Alice Robinson, già vincente a 17 anni in Coppa del Mondo. Sono casi indipendenti, secondo me, da quello che è l’allenatore. Trocker per esempio ci ha dimostrato che l’atleta può andare veramente oltre il pensiero di un tecnico. Quando lei parte a 17 anni in Coppa del Mondo e ti fa un grande tempo di manche, dimostra di avere un approccio mentale diverso dalle altre. E questo è sicuramente un punto sul quale possiamo e dobbiamo lavorare meglio, anche perché in allenamento tutte le ragazze che abbiamo citato non hanno in realtà un gap così ampio tra loro. Poi in gara invece questo gap si vede, eccome, ma per una questione di approccio mentale. La fase di maturazione per me non dipende dalla FISI, da un allenatore specifico, ma da tante situazioni diverse, adattamento, ambiente, famiglia, percorso lavorativo. Ci sono insomma tantissime sfaccettature che intervengono, anche di vita stessa, e che ti portano ad avere una maturità diversa già magari a 17 anni. Come sta accadendo per Trocker.

Noi come staff dobbiamo cercare di aiutare e guidare gli atleti che ci vengono affidati nel miglior modo possibile per arrivare al loro 100% di maturazione nel minor tempo possibile. Detto questo, la Coppa Europa è comunque un circuito che diventa importante per delle Nazioni che hanno bacini più grandi rispetto a team quasi privati come possono essere quelli polacchi, croati. Per noi, così come per l’Austria, la Svezia, la Svizzera, la Francia è un supporto importante. Perché? Perché poi possono crescere anche le seconde e le terze linee e perché dai tempo a un atleta di maturare. Anche 30 anni fa esplodevano comunque a 16-17 anni alcuni atleti, ma sono sciatori che idealmente escono da quello che è un percorso normale. Vogliamo prendere Federica Brignone? Sì, è esplosa presto lei, ma…. direi anche tardi no? E’ diventata un fenomeno più avanti, con l’età. Poi ci sono sempre di mezzo gli infortuni, ogni atleta ha la sua storia e noi dobbiamo solo supportarli al massimo nel percorso che fanno. Tornando a Trocker, l’approccio radicale alla competizione va oltre il valore tecnico, che pure è notevole nel suo caso. Ma attualmente direi che fa la differenza».

E il posto fisso in Coppa del Mondo può avere un ruolo fondamentale, corretto?
«Deve essere usato dal punto di vista mentale come trampolino di lancio, ma per tranquillità. Del tipo: fai la gara, ma hai anche la possibilità di sbagliare. Nella prossima stagione l’Italia dovrebbe avere, al femminile, ben 11 posti in Coppa del Mondo di gigante, e 9 o 10 in slalom. Questo significa cambiare completamente approccio mentale: non devo per forza “arrivare” perché altrimenti perdiamo un posto o non faccio la prossima gara o subentrano 1000 altre problematiche. Per un gruppo giovane, e per giovane intendo ciò che ho spiegato prima, come quello di Coppa Europa femminile, diventa importante la possibilità di espressione al 100%, senza troppi pensieri in testa. Poi è chiaro e vale per tutti: una volta aperto il cancelletto di partenza, sta a loro crearsi la storia».

Alice Pazzaglia Foto: Pentaphoto
4 pensiero su “Grigoletto: «Coppa Europa pesa per le grandi nazioni. Trocker? Approccio mentale unico»”
  1. Quanti li aiutano a parole e quanti con i fatti ? Questo è sempre il dilemma di ogni sport e di ogni allenatore .
    Vediamo in 1-2 anni anche al femminile cosa succederà . Perché ora è tutto bene, e nel giro di 2 anni cambierà il ciclo

    1. C’è qualcosa che vuole spiegare meglio? E’ la mamma di qualche atleta? Perché altrimenti mi sfuggono alcuni passaggi. Mi pare che Grigoletto sia stato molto chiaro e i fatti poi, leggi risultati, parlano per lui.

      1. Mi spiace non essermi spiegata .
        Ma dalle parole ai fatti, ci sono tanti allenatori, ed in tutti gli sport, che si perdono .
        A parole molti sono idilliaci.
        Su quello che succederà, è presumibile che ci saranno un po di abbandoni nei prox 2 anni.
        Vedremo se chi verrà avrà costruito

        Spero di essere stata chiara e non fraintendibile

        1. No, francamente non si capisce nulla di quello che vuole dire, ma pazienza. Se non fa nomi e non entra nello specifico, non si può capire. Saluti.

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