Da sinistra: Camille Rast, Julia Scheib e Sara Hector, il podio della Coppa di gigante stagione 2025-2026 ©PentaphotoDa sinistra: Camille Rast, Julia Scheib e Sara Hector, il podio della Coppa di gigante stagione 2025-2026 ©Pentaphoto

«L’oro olimpico è l’obiettivo di tutti (ed è anche forse il più difficile da vincere, per diversi fattori, NdR), ma è la Coppa di specialità il mio vero sogno». Parole e musica, giusto qualche mese fa, di Julia Scheib, austriaca, classe 1998, prima atleta del Wunderteam ad aver conquistato intanto una vittoria in slalom gigante (ottobre 2025) e poi anche la sfera di cristallo relativa, da Eva-Maria Brem, che lo fece nel 2016 (ultimo successo tra le porte larghe e ultima “coppetta”).

Per Ski Austria è stata una liberazione questa della stagione 2025-2026, ricordando anche che proprio il gigante è rimasto l’unico tabù a livello olimpico della Nazione per eccellenza dello sci alpino: c’è un solo oro che manca a questo Paese ai Giochi, uomini o donne non fa differenza, nello sci alpino, ed è proprio quello delle porte larghe al femminile. Mai vinto il titolo a cinque cerchi nonostante atlete del calibro di Annemarie Moser-Pröll, Anita Wachter, Ulrike Maier, Petra Kronberger, Anna Fenninger-Veith, Eva-Maria Brem ecc. ecc.

PAROLE DA SCHEIB

Dopo qualche giorno di silenzio la campionessa biancorossa è tornata a farsi sentire sui social, lei solitamente parca di parole, ma ha voluto esprimere un messaggio chiaro, di gratitudine e non solo, che di fatto certifica il valore di questo trofeo, la coppa di specialità. Non è la gara di un giorno, per quanto importante , ma un successo che arriva al termine di un’intera stagione, di un percorso, lungo, faticoso, difficile, ma anche unico. Quindi dal valore tecnico molto elevato.

Le sue parole, sì, sono davvero belle, significative, intense: «Tutto questo è molto più di un trofeo, credetemi. Vincere il Crystal Globe (lo chiamano così in inglese, NdR) nello slalom gigante è qualcosa per cui ho lavorato per anni, ma il percorso per arrivarci è stato tutt’altro che facile. Ci sono stati momenti dove le cose non funzionavano per niente». E’ vero. Julia ha subìto tanti infortuni in passato, e a un certo punto della sua carriera ha pensato anche di piantarla lì, con lo sci alpino. Però poi è tornata più forte e ora vuole essere competitiva anche in superG, dove vinse un oro ai Giochi olimpici giovanili.

RIFLESSIONI

Ancora: «Momenti in cui il mio corpo non reagiva come avrei voluto. Periodi in cui mi sentivo lontana dal mio meglio, chiedendomi se sarei mai tornato a quel livello. Superare le difficoltà, gli infortuni e i periodi in cui i progressi sembravano dolorosamente lenti… questa è la parte che non sempre si vede. Ma sono andata avanti».

Sempre Scheib: «Non sempre perfettamente, non sempre con sicurezza, ma con coerenza. Ed è questo che lo rende così speciale per me. Perché questa Coppa non riguarda solo le gare che ho vinto. Si tratta di tutti quei giorni in cui la vittoria sembrava irraggiungibile. Tutto il lavoro dietro le quinte. Tutte le persone che mi hanno sostenuto quando non era facile. La mia squadra, la mia famiglia, tutti quelli che hanno creduto in me anche quando ho faticato a credere in me stessa. Questo trofeo è dedicato a tutti coloro che hanno fatto parte di questo percorso. Grazie».

Parole bellissime, molto utile a far capire quello che spesso non si sa, cioè cosa si celi dietro una vittoria, un successo, un trionfo particolarmente sentito per uno sciatore, come conquistare una coppa di specialità. Farlo poi nella disciplina un po’ base per tutte le altre, forse è ancora più bello. E Julia Scheib ha dato una dimostrazione di onestà intellettuale unica, ricordando anche tutte le persone che in questo lungo percorso l’hanno sostenuta, soprattutto nei momenti più difficili, quelli che fortificano maggiormente, se riesci poi a uscirne. In stagione ha conquistato cinque vittorie su 10 slalom giganti disputati, con il 5° posto ai Giochi nel giorno di gloria di Federica Brignone. Onore a Scheib.

Brignone e Scheib sul podio a Sölden nel 2024 ©Pentaphoto
Brignone e Scheib sul podio a Sölden nel 2024 ©Pentaphoto
6 pensiero su “Julia Scheib e il valore della Coppa di specialità”
  1. In prospettiva potrebbe essere sulla linea di Worley che per anni ha tenuto un gran livello in SG, pur non andando mai a podio e addirittura con una migliore continuità in SG nell’ultimo anno di carriera. La sfida potrebbe essere quella di diventare da podio anche lì e avere due specialità forti. A livello di generale la vedo al momento qualcosa di meno di Robinson, che se sistema la discontinuità nel corso della stagione e diventa da top 10 in DH, potrebbe davvero essere tra le pretendenti alla vittoria.
    A livello tecnico/stilistico tra le due, la mia preferenza va a Scheib ma davvero non so se mai si cimenterebbe seriamente in DH oltre che in SG.

    1. Il sogno di provare a vincere anche la Coppa generale c’è per Scheib, perché ne ha parlato. E il superG lo farà con più costanza. Il problema per tutte (anche per Shiffrin…) è che ora si apre l’era Aicher. Che può vincerne anche 5 di fila di coppe generali per il talento che ha e per il solo fatto di gareggiare in 4 specialità come nessuna altra

      1. Ci sarebbe però uno scenario da non sottovalutare. Una volta che Aicher dovesse vincere una prima generale disputando tutte le gare (o quasi tutte, ma magari l’anno prossimo non salterà proprio Kronplatz), l’approccio alle quattro discipline dovrebbe diventare necessariamente più strategico e mirato (alla Shiffrin 2017-2023) perché da detentrice del titolo la disputa di tutte le gare senza escludere alcun weekend di velocità o tecnico, andrebbe a creare un rischio decisamente sopra la media per un’atleta che cerca di confermare il massimo risultato.

        1. Non è detto, perché crescerà ancora in fiducia e tenuta fisica. Lei vuole farle tutte senza discussioni. Maze Riesch Vonn lo facevano e l’hanno fatto per tanti anni

  2. Buongiorno sig. Bonzi, l’avevo contattata un paio di mesi fa chiedendole un parere sulla corsa alla coppa del mondo femminile.
    Finalmente Mikaela è riuscita a portare a casa la sesta generale e solo a pensare a come andavano le cose per Her Majesty un anno fa mi sembra un vero e miracolo; aver eguagliato Moser Proell per me è ancora più significativo del record di Stenmark, perché in ambito femminile era un record quasi cinquantennale.
    Volevo chiederle com’è stata vissuta questo risultato tra voi addetti ai lavori perché ho la sensazione che non sia stato abbastanza celebrato, come se fosse quasi una cosa “normale”.
    Detto questo, ancora complimenti a lei e a Daniela Merighetti, siete una coppia eccezionale, non sbagliate un colpo, tra i migliori telecronisti in Italia per distacco.
    Grazie ancora per il vostro lavoro.

    1. Estendo i complimenti a tutte le socie, Merighetti, Alfieri, Marsaglia, Maze e Rebensburg. Grazie! In Italia ovviamente si tende a parlare degli italiani. Ma Shiffrin nel mondo è stata molto celebrata. Ha fatto una bella impresa, praticamente con una sola specialità e mezzo. Ora però si fa tutto più difficile anche per lei perché sta per aprirsi l’era Aicher. Il record di Stenmark tale rimane, perché riguarda i maschi. Non ha senso paragonare le vittorie di Shiffrin con quelle dello svedese, 40 anni dopo.

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