Lindsey Caroline Vonn, classe 1984: esiste una via per diminuire gli infortuni nello sci alpino? ©PentaphotoLindsey Caroline Vonn, classe 1984: esiste una via per diminuire gli infortuni nello sci alpino? ©Pentaphoto

L’ultima arrivata in questo club esclusivo a cui nessun in realtà vorrebbe iscriversi è Valerie Grenier, fresca fresca, purtroppo. Giusto un attimo dopo aver inserito nello staff Mauro Pini per aiutarla a fare il definitivo salto di qualità. Niente, il destino ha voluto così. Un dispiacere enorme.

ELENCO

Pensiamoci bene però: da Laura Pirovano costretta a saltare la stagione olimpica 2021-2022 fino a Lara Gut-Behrami, che si è ritirata anche a causa dell’ultimo grave infortunio subìto al ginocchio sinistro, passando per la rovinosa caduta di Petra Vlhova proprio a Jasna nel gennaio 2024, i ripetuti casi di Sofia Goggia, la terribile diagnosi a 10 mesi da Milano-Cortina per Federica Brignone e il drammatico infortunio di Lindsey Vonn proprio ai Giochi (e poco prima a Crans Montana), la sfortuna, se di sfortuna vogliamo poi parlare, non ha risparmiato nessuno o quasi nell’ultimo quadriennio olimpico a livello di atlete top.

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Ma è sempre solo sfortuna o c’è dell’altro? Siamo arrivati al limite in tanti settori? Dietro un infortunio spesso (ma non sempre) c’è una caduta, e dietro una caduta spesso (non sempre) c’è un errore. Già, ma così ci troviamo poi spesso ad affrontare una competizione incompleta (la Coppa del Mondo) e che poi cammin facendo continua a perdere altri atleti sul suo percorso semestrale.

INFORTUNI

Se all’elenco già confezionato aggiungiamo i ko di Shiffrin tra Cortina e Killington (molto pericoloso per una dinamica particolare), l’ultima stagione olimpica interamente saltata da Macuga, le varie vicissitudini a inizio stagione (non le ultime due, toccando ferro) per Wendy Holdener, la doppia rottura della stessa gamba sinistra per Nina O’Brien tra 2022 e 2023, i problemi all’anca ancora irrisolti di Rast causa caduta rovinosa in slalom al Sestriere, l’infortunio al crociato del ginocchio destro di Lara Colturi nel gennaio 2023, la frattura composta dell’osso sacro (oltre a un interessamento muscolare) per Elena Curtoni, dopo la drammatica caduta a St. Moritz nel dicembre 2023, la lesione alle fibre muscolari del polpaccio e contusione all’articolazione del ginocchio sinistro per Corinne Suter; il rischio incredibile corso da Michelle Gisin a St. Moritz; la frattura laterale del piatto tibiale della gamba sinistra, con interessamento del legamento collaterale mediale e del menisco, subìto da Marta Bassino a ottobre 2025, la commozione cerebrale di Cornelia  Hütter dopo la caduta di Crans-Montana, febbraio 2022; lo stillicidio di infortuni subiti da Nina Ortlieb.

Cornelia Hütter, bronzo olimpico in superG a Milano-Cortina 2026 ©Instagram
Cornelia Hütter, bronzo olimpico in superG a Milano-Cortina 2026 ©Instagram

TUTTE LE NAZIONI

Potremmo andare avanti a lungo, stiamo citando solo atlete in alto nella WCSL Overall, altrimenti non finiremmo più, ricordando anche Peterlini, Rossetti, Mondinelli, Zenere, Sola, Nicol Delago, Della Mea, Runggaldier in casa Italia, Slokar e Dvornik per la Slovenia, Brunner, Haaser (due volte in 10 mesi) ed Egger per l’Austria, Danioth (ripetutamente) e Flury tra le svizzere, Nullmeyer e Saint-Germain per il Canada, Breche, Miradoli, Cerutti e Pogneaux in casa Francia, AJ Hurt tra le girls made in USA, Muzaferia per la Bosnia-Erzegovina, Lie e Monsen, tra le norvegesi, Germane per la Lettonia, Aronsson-Elfman e Nyberg per la Svezia, Popovic per la Croazia, Pohjolainen per la Finlandia, Gasienica-Daniel in casa polacca per non parlare di Lisa Grill, presa di mira davvero dalla sfortuna, lei sì. E sicuramente ne dimentichiamo altre.

Praticamente tutto il gotha dello sci mondiale escludendo negli ultimi tempi, e che tocchino ferro, Zrinka Ljutic, Emma Aicher, Alice Robinson, tutto sommato Ester Ledecka, e Paula Moltzan, quest’ultima protagonista sì di incredibili cadute spettacolari e simil-drammatiche, ma senza conseguenze, per fortuna.

Non abbiamo ricette, ma la domanda rimane: è possibile andare avanti così in questo sport? Qualcuno ai piani alti se lo deve chiedere. Per forza.

Paula Moltzan, 32 anni, ennesimo prodotto del Minnesota. Anche se da tempo vive sulla costa Est degli Stati Uniti ©Instagram
Paula Moltzan, 32 anni, ennesimo prodotto del Minnesota. Anche se da tempo vive sulla costa Est degli Stati Uniti ©Instagram

3 pensiero su “Un quadriennio di infortuni per troppe atlete. Quale la via?”
  1. Credo che le prestazioni dei materiali sottopongono le atlete a stress fisici eccessivi. Dato che sul corpo umano più di tanto non si può intervenire, praticamente solo sulla muscolatura e non su ossa legamenti e tendini, si deve intervenire sui materiali e sulla loro preparazione. Sull’ultimo infortunio della Vonn credo che il discorso sia un po diverso: che tu sappia scendeva con un Donjoy o simili?

  2. – Certo, come osservato da qualcuno, gli assetti anomali o discontinui vanno incontro a rischi maggiori. Grenier è un esempio di assetto discontinuo, nel senso che quando è in forma la sua sciata non ha nulla da invidiare alle migliori ma le basta un minimo calo di rendimento perché la sua posizione sugli sci diventi a rischio.

    – Poi ci sono le americane che – escluse Shiffrin e la Vonn meno impetuosa – hanno sempre avuto un rapporto di amore/odio con la sistemazione ideale sugli sci. In questo senso notevole la stabilità assunta negli anni da Moltzan (per quanto non sempre perfetta), mentre trasmettono sempre un forte senso del brivido le performance pur a volte coinvolgenti di O’Brien o, almeno per il momento, di Elizabeth Bocock per dirne due. Credo che nei casi di lungo corso come la stessa Nina, pretendere che modifichino il loro modo di correre rischierebbe di vanificarne le prestazioni, chissà che invece non sia possibile nel caso di una Bocock, data la sua giovane età. In questo senso la Grosdidier vista in azione tra i rapid gates lascia ben sperare anche sotto il profilo della centralità d’azione.

    – Da ultimo c’è da chiedersi se le nuove norme inserite repentinamente – stile assalto alla diligenza – sul peso degli sci siano veramente frutto di una valutazione davvero avveduta e che per le atlete più pesanti come la Johnson non si crei un surplus di rischio su sci che dovrebbero effettivamente reggere la sua particolare stazza.

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