Un anno. Un anno dalla morte di Matteo Franzoso. Sì, sono già passati 365 giorni da quel 15 settembre 2025, in cui Matteo morì in una clinica di Santiago del Cile, dove era stato trasferito in elicottero: il suo cuore smise di battere poco dopo l’arrivo nel Paese dei genitori, Marcello e Olga. A stargli vicino negli ultimi istanti della sua vita anche il fratello, Michele, pure lui sciatore. Ma in realtà Matteo era di fatto morto due giorni prima, dopo la terribile, maledetta, caduta durante un allenamento con la Nazionale italiana a La Parva, sempre in Cile. Aveva 25 anni, il 15 settembre. Il giorno ne avrebbe compiuti 26. Ha perso l’equilibrio dopo un piccolo salto del tracciato ed è finito violentemente contro una staccionata a bordo pista, che lì non avrebbe dovuto esserci. Ha riportato un grave trauma cranico e un edema cerebrale che non gli hanno lasciato scampo, spegnendosi poi dopo due giorni di coma, come riportato. Su primocanale.it si legge così, oggi: «Un anno fa avevo scritto che avremmo dovuto smetterla di chiamare tutto semplicemente “tragedia”. Perché a volte quella parola diventa un rifugio: permette di commuoversi, osservare un minuto di silenzio e poi andare avanti senza fare troppe domande. Dodici mesi dopo, però, c’è un’altra parola sulla quale vale la pena interrogarsi: ricordo. Matteo è stato ricordato dalla sua famiglia, dagli amici, dalle persone che gli hanno voluto bene e da alcuni compagni. Ma troppo spesso è sembrato scomparire dal racconto di chi avrebbe avuto i mezzi, il ruolo e forse anche il dovere di continuare a pronunciarne il nome. Matteo non è scomparso dalla memoria di chi lo amava. È scomparso dal racconto. E sono due cose profondamente diverse». Cosa resta a dodici mesi di distanza? Resta il dolore infinito di una famiglia, che vive a Cesana, in Val di Susa, Piemonte, e che si dice abbandonata. Oggi Franzoso sarà commemorato a Predazzo, in provincia di Trento, con l’intitolazione di una sala del Museo storico della Scuola alpina della Guardia di Finanza, corpo di cui Matteo faceva parte. La Federazione Italiana Sport Invernali, sul proprio sito, ricorda la scomparsa dell’atleta azzurro. “Di lui conserviamo e onoriamo quotidianamente il sorriso contagioso”, si legge. “Anche se non è più fisicamente con noi, la sua energia e il suo spirito continuano a ispirare tutta la squadra azzurra, dai campioni più esperti ai giovanissimi che si stanno affacciando alle gare. La Federazione, insieme a tutti gli atleti, i tecnici e lo staff, si stringe in un forte e sincero abbraccio alla famiglia Franzoso, rinnovando la propria incondizionata vicinanza”. I genitori però hanno parlato in un’intervista Repubblica uscita oggi: “In un anno – accusano – è rimasto tutto fermo, non si è fatto un solo passo avanti per accertare le responsabilità per quanto successo. Ci uccide due volte il silenzio del mondo dello sci, quello in cui Matteo è cresciuto. La Federazione ci ha cancellato, in 12 mesi non ci hanno più scritto né coinvolto, è allucinante. In questi mesi solo la Guardia di Finanza ci è stata vicina”. La famiglia Franzoso ha ovviamente fatto riferimenti al tema legato alla sicurezza. “L’anno prima di Matteo è morta Matilde Lorenzi, una tragedia simile, e pensate che in termini di norme sia cambiato qualcosa? In questi giorni la nazionale è di nuovo lì, in Cile, la staccionata che ha colpito non c’è più, ma vanno sempre più veloci, le misure di sicurezza non sono adeguate. E gli atleti pensate abbiano detto qualcosa? Uno di loro è morto sulla pista dove si allenano tutti, e non trovano la forza di mettersi insieme a chiedere più attenzioni e sicurezza?” Il 26 giugno 2026 il Consiglio Federale della FISI ha approvato il nuovo Regolamento per gli Atleti delle Squadre Nazionali. Per chi volesse approfondire il discorso: QUI trovate il regolamento atleti QUI trovate il regolamento tecnici Buon viaggio Matteo, ti ricorderemo sempre. Navigazione articoli Federica Brignone, tutto ok per ora. Sölden no, poi… Dvornik e Kranjec: «Scelte azzeccate!»