Simon Talacci, 25 anni, valtellinese di Livigno ©PentaphotoSimon Talacci, 25 anni, valtellinese di Livigno ©Pentaphoto

Da Schladming a Schladming. È probabilmente questo il riassunto dei migliori momenti in Coppa del Mondo ottenuti fino a questo momento, tutti in gigante, da Simon Talacci, che nella località austriaca ha ottenuto sia la prima qualificazione alla seconda manche, nel 2025, sia i primi punti di Coppa del Mondo in carriera, con il ventisettesimo posto raggiunto nella scorsa stagione. Nel mentre, anche 6 podi in Coppa Europa, tra il 2023 e l’ultima annata, anche questi tutti tra le porte larghe.

L’atleta dell’Esercito si è raccontato a Sport Tales.

Simon, innanzitutto come sono andati gli allenamenti, tra il ritiro estivo e Pitztal?
«Le condizioni non sono state ottimali quest’estate, il clima non è stato d’aiuto in Argentina a Ushuaia i primi dieci giorni. Tra poca neve e caldo, sembrava di sciare quasi sul bagnato. Poi, sono arrivate temperature più basse e si è potuto preparare meglio le piste. Quindi, la seconda metà è stata migliore ed è stato fatto un buon lavoro, per quanto alcune piste usate negli anni scorsi non fossero agibili. Poi siamo andati allo Stelvio, tra fine settembre e inizio ottobre, ma anche lì c’era poca neve, seppur le condizioni fossero uguali per tutti. Ora (l’intervista è stata realizzata il 15 ottobre, NdR) a Pitztal ce n’è di più ed è più morbida e invernale, dato che ha nevicato la scorsa settimana. Poi ci sposteremo a Sölden, vedremo le condizioni».

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A proposito di Sölden, il suo obiettivo per la prima gara e per la stagione?
«È soltanto quello di fare bene. Raramente mi sono dato obiettivi di risultati, preferisco porre il focus su tecnica e prestazione. Da lì si raccoglieranno i risultati. In più, devo adattarmi bene ai nuovi materiali».

Su questi ultimi, quali sensazioni ha trovato passando da Rossignol a Salomon, per fiducia e velocità?
«Parto dal presupposto che cambio dopo 7 anni a Rossignol, con cui mi sono sempre trovato benissimo, sia con lo staff, sia con l’azienda e i materiali in generale. Avevo però bisogno di nuovi stimoli, piuttosto che passare altri 2 anni senza provare altro, soprattutto perché Salomon mi ha cercato diverse volte negli ultimi anni. In generale, mi è piaciuto il concept dell’azienda, il materiale è più stabile e il servizio che danno agli atleti di alto livello. La differenza fondamentale a livello di materiali è che Rossignol funzionava su più nevi in modo omogeneo, quindi non c’era quasi bisogno di cambiare sci in base al tipo di neve. Salomon, invece, è migliore in certe condizioni di neve rispetto a Rossignol, ma fatica di più in altre, quindi necessita cambiamenti di pacchetto sci-scarponi per trovare il setup migliore, volta per volta».

Come sta andando il rapporto con il nuovo staff tecnico? E quali sono stati i cambiamenti principali?
«Mi sto trovando molto bene con lo staff. Da Alexander Prosch, che è referente delle discipline tecniche maschili e con cui avevo già lavorato insieme in passato, quando ero nella sua squadra di velocità in Coppa Europa; sono molto contento sia diventato responsabile; a Max Blardone, con cui avevo condiviso il percorso in squadra B e C, così come con Marco Gulino. Quindi è un bel gruppo, che conoscevo già, per questo non sto avvertendo più di tanto il cambiamento. A livello di novità sul lato tecnico, ognuno sta lavorando su qualcosa nello specifico, non entro troppo nei particolari».

Come vede invece i compagni di squadra? E qual è il rapporto tra voi?
«Il rapporto con i ragazzi è ottimo, il gruppo è affiatato, anche perché noi giovani lavoriamo insieme da anni. Franzoni andrà sicuramente bene, soprattutto partendo con un buon pettorale, avendo superato i 500 punti nella scorsa stagione, anche perché comunque la sua carriera parte dal gigante. Anche Della Vite, Vinatzer, De Aliprandini e Borsotti possono fare una bella stagione, sono tutti motivati».

Simon Talacci ©Pentaphoto
Simon Talacci ©Pentaphoto

In un’intervista dell’anno scorso aveva parlato di superG, qualche novità in questo senso?
«È sempre importante fare una seconda disciplina, anche perché il superG è complementare al gigante, quindi è tutto allenamento. Per quanto riguarda le gare, il calendario tra Coppa del Mondo e Coppa Europa è piuttosto stretto, quindi il supergigante si farà se ci sarà possibilità in base agli impegni».

Parlando di Coppa Europa, sa come dividerà la stagione tra questa e la Coppa del Mondo?
«Probabilmente mi dividerò tra Coppa del Mondo, che è l’obiettivo principale, e forse qualcosa in Coppa Europa, che è importante per il ranking mondiale».

Quanto è importante il lato mentale nello sci e quanto ci sta lavorando? Soprattutto, quali differenze ci sono quando si lotta per la qualificazione in Coppa del Mondo, piuttosto che per la vittoria in Coppa Europa?
«L’aspetto mentale decide una parte molto importante della prestazione a qualsiasi livello, visto che essendo lo sci uno sport individuale, non puoi passare la palla davanti alla porta a nessuno. Soprattutto, questo lato diventa più difficile da gestire con l’avanzare della stagione e con lo stress che aumenta tra impegni e spostamenti, e indubbiamente va ad influenzare la prestazione sul lungo periodo. Quindi, è fondamentale tenere calma e tranquillità sia in squadra sia con gli affetti personali, visto che siamo atleti, ma anche molto altro, e ci sono aspetti che devono funzionare ancora prima della pista. Anche lo staff deve venire incontro oltre che alla tecnica, al benessere della squadra: basta vedere cosa succede nella squadra norvegese e in quella svizzera. Più la convivenza è pacifica e leggera, meno pensieri ci sono e si lavora con più leggerezza. Se arriva pressione dalla stampa e dai tecnici diventa tutto più complicato e questa è la parte più difficile da gestire da un punto di vista mentale, anche se la più importante. Passando all’altra domanda, in Coppa Europa l’organizzazione è diversa, ci sono poche persone, l’ambiente ha meno pressioni, più che altro ce le si crea da soli. In Coppa del Mondo tra interviste con i giornalisti, eventi con gli sponsor, bisogna porre più attenzione a tutto, quindi ogni aspetto si amplifica».

Per chiudere, i suoi pronostici sulla Coppa del Mondo di quest’anno?
«Mi aspetto tanto da Braathen in gigante, meno per la Coppa del Mondo, ma bisognerà vederlo in superG se, come si dice, lo dovesse disputare. Il favorito per la generale, comunque, rimane Odermatt».

Simon Talacci a Schladming ©Pentaphoto
Simon Talacci a Schladming ©Pentaphoto

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