Mikaela Shiffrin, sei volte vincitrice della Coppa del Mondo generale di sci alpino, come Annemarie Moser-Pröll ©GettyImagesMikaela Shiffrin, sei volte vincitrice della Coppa del Mondo generale di sci alpino, come Annemarie Moser-Pröll ©GettyImages

Se siete su questa pagina (e su questo portale) è sicuramente perché amate profondamente gli sport invernali e in modo particolare lo sci alpino. Ancora di più, crediamo, la Coppa del Mondo, “pensata” nell’estate del 1966 (anche se immaginata ben prima, a partire dal 1964-1965), e diventata realtà dal 5 gennaio del 1967.  Sessant’anni di storia unica e gloriosa, anche perché trattasi del secondo circuito di questo tipo inventato dopo… i Mondiali di calcio, che all’epoca si chiamavano in realtà al singolare, Coppa Rimet (oggi FIFA World Cup), e avevano (hanno ancora) cadenza  quadriennale.

STORIA UNICA

A seguire, pensateci bene, sono nate tutte le altre versioni della Coppa, piuttosto che Grand Prix, World Series e via dicendo, soprattutto negli sport invernali. Il circuito a tappe ha cambiato completamente questo sport e (le discipline di neve e ghiaccio), dandogli una connotazione ben precisa. Tra gli atleti non è difficile trovare chi vi dirà che vincere una Coppa generale equivale davvero a essere, almeno in una singola stagione, l’atleta più forte del mondo. Mentre non necessariamente (ma è anche bello e giusto così) il campione olimpico di una qualsivoglia disciplina è il più bravo di tutti, in senso assoluto. Lo è magari (con un pizzico di fortuna, che non guasta mai) in quel singolo giorno, ecco. 

Ma andiamo ben al di là di questi pensieri. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, evento dopo evento, la Coppa è cresciuta, si è allargata, espansa, comprendendo tappe in Sud America, in Oceania, Asia, regalando emozioni uniche e fortissime (se ancora oggi si parla del famoso parallelo sulla Ronc di Ortisei del 23 marzo 1975, pista che nemmeno esiste più, e della sfida Thöni-Stenmark-Klammer, un motivo ci sarà), coprendo di gloria ogni singolo campione che l’ha alzata, vedendo trionfare anche Nazioni che inizialmente nemmeno esistevano, perché erano “dentro” l’allora Jugoslavia, quali Croazia e Slovenia, per non fare che due esempi. Se Austria e Svizzera rimangono comunque i punti di riferimento assoluti di questo sport, come lo era la Francia negli anni ’60, a livello femminile le due atlete più vincenti di sempre sono… statunitensi, e chi lo avrebbe mai detto solo nei profondi ’70? Parliamo ovviamente di Mikaela Shiffrin e Lindsey Caroline Vonn. 

Mikaela Shiffrin e Marco Odermatt ©Pentaphoto

Anche l’Italia ha saputo coprirsi di gloria (e che gloria!) visto che mettendo assieme uomini e donne risulta comunque la quarta nazione più vincente per numero di trofei generali, seppur ben distante da Austria, Svizzera e Stati Uniti che la precedono. E grazie a Federica Brignone il Bel Paese è riuscito anche a “spezzare” il tabù che resisteva tra le ragazze, nel 2020 e nel 2025. 

Tutto bene dunque? Quasi. Non avete l’impressione anche voi che questo circuito, per quanto unico, bello, emozionante, storico, seguito e ben sponsorizzato, sia però un po’ troppo uguale a sé stesso, e da tanto, troppo tempo? Le classifiche, la formula, i punteggi, le premiazioni finali lunghissime da anni, persino il calendario molto ingessato ormai dai 2000, con partenza sul ghiacciaio sopra Sölden, la classica trasferta nord-americana (e niente più “est asiatico”, ormai, a parte i Giochi: negli anni ’70 e ’80 era molto presente) a seguire, le tappe europee distribuite senza troppa logica, mille spostamenti, tantissimi chilometri, tante gare, tanta stanchezza, e poi le Finali (sempre le stesse), con soli 25 atleti per disciplina. 

Tentativi di cambiamenti ci sono stati, sì, ma mai troppo convinti, si pensi anche al “pensionamento” anticipato della combinata, una disciplina storica, la prima inserita nel programma olimpico dello sci alpino quando questo sport entrò ai Giochi invernali, solo alla quarta edizione, a Garmisch-Partenkirchen, nel 1936; o all’usa&getta del parallelo, gara troppo corta e diversa dalle altre per stare al passo con le specialità “storiche”, ma che in ogni caso ha avuto vita troppo breve per poter essere compresa e capita al meglio. Ottimo sicuramente l’inserimento del superG, dalla stagione 1982-1983, inizialmente più vicino al gigante, poi alla discesa. Fino al 1985 i punti fatti in superG contavano per la classifica di gigante, successivamente è stata istituita una graduatoria a parte, con tanto di coppa di specialità, assegnata dal 1985-1986. A proposito: le suddette coppe di specialità furono introdotte nel 1977. Prima, a parte quelle generali, venivano assegnate le medaglie di cristallo, che in realtà vengono consegnate ancora oggi, ma assieme appunto alle coppe. 

Lara Gut-Behrami con la sesta Coppa di superG: primato assoluto ©Pentaphoto
Lara Gut-Behrami con la sesta Coppa di superG e relativa medaglia di cristallo: primato assoluto ©Pentaphoto

Non tutto è stato sbagliato, dunque, anzi, ma guardando ad altri circuiti odierni come quelli del ciclismo, del tennis, o della Formula 1, che di fatto comprendono 10-11 mesi di competizioni, e non più 6-7, considerando il successo che i motori stanno avendo negli Stati Uniti d’America grazie anche a serie lungimiranti e ben studiate sulle nuove piattaforme di intrattenimento, e tenendo conto delle passioni attuali dei ragazzi più giovani, senza dimenticare l’importanza che per esempio dà il tennis ad alcuni tornei rispetto ad altri (formula tranquillamente applicabile anche allo sci alpino, perché no), forse è necessario, se non doveroso, ripensare un bel po’ alla Coppa del Mondo di sci alpino. O almeno noi abbiamo questa netta impressione.

Come? Intervenendo su più fronti, anche se non è facile comunque mettere mano a un format che dura con successo da 60 anni e che ha completamente rivoluzionato il proprio sport. E però evidente che servirebbero: un calendario più sostenibile che riduca le trasferte transoceaniche e organizzi meglio quelle europee; una logistica organizzativa in grado di contrastare gli effetti del cambiamento climatico; una maggiore equità tra discipline veloci e tecniche, e un sistema di sponsorizzazioni più centralizzato e accattivante per il pubblico giovane. Forse anche qualche format diverso. Mentre non è utopia pensare di sfruttare l’altro emisfero, dove la neve non manca e dove praticamente tra agosto e settembre si ritrova tutto il mondo dello sci, per gareggiare e cambiare radicalmente volto alla stagione di Coppa.

In questa prima puntata ci occuperemo in primis del

CALENDARIO

  • E’ un punto molto critico, perché praticamente è ingessato, da fine ottobre a metà/penultima settimana di marzo. La storia è stata molto diversa. La Coppa del Mondo, nel 1967 e nel 1968, iniziò addirittura a gennaio per concludersi a marzo. Poi vennero introdotte le gare a dicembre; a metà anni ’80 addirittura una partenza ad agosto dal Sud America, seguita poi da un’altra nello stesso mese, ma in Australia; nella seconda metà degli anni ottanta le competizioni ripartivano successivamente a fine novembre; nel 1993 nacque il primo “opening” sul ghiacciaio, giusto a Sölden, che inizialmente si alternava con Tignes. Poi solo Rettenbach dagli anni 2000, con inserimento ulteriore di gare a metà novembre. A parte il tentativo, abortito anche per sfortuna, dello speed-opening, tra Zermatt e Cervinia, ormai il calendario è uguale a sé stesso da anni. Possono cambiare alcune tappe, che si alternano, a parte le classiche; spunta qualche località nuova qua e là, anche interessante (Bansko, Kronplatz, Val di Fassa, La Thuile), ma in sostanza è tutto molto identico. E va bene così?
  • Certo, la frammentazione logistica del calendario comporta un’eccessiva quantità di viaggi e una pesante impronta di carbonio, da diffondere. Ma il primo punto all’ordine del giorno potrebbe essere un altro: gli atleti di sicuro chiedono meno gare perché gli spostamenti legati alle varie tappe così ravvicinate sono tanti e avvengono in poco tempo. Un calendario invece ad ampio respiro, con più gare, ma spalmate in diversi mesi, come del resto accade nel ciclismo o nella Formula 1 (che in questo 2026 è scattato a marzo, ma si concluderà a dicembre!) e anche dei periodi di pausa, riposo o eventualmente recuperi previsti, non potrebbe giovare maggiormente alla causa? 
  • Per farlo bisognerebbe intanto sfruttare la fine completa di marzo o anche i primi giorni di aprile, quando spesso c’è più neve che a novembre/dicembre, ma soprattutto… l’altro emisfero, non ancora troppo contaminato e, a parte rare eccezioni, senza molti problemi di innevamento. 
  • Direte voi: comprendendo Las Leñas (Argentina), Thredbo (Australia) e Mount Hutt (Nuova Zelanda), e tra il 1986 e il 1990, i tentativi di gare (solo due per volta, a dire il vero) sono stati già proposti, e tra rinvii, cancellazioni, organizzazioni approssimative (specie in Oceania) e viaggi interminabili, non hanno decisamente funzionato e infatti non sono stati più ripetuti. Vero.
  • Il passato non va dimenticato, la storia insegna, ma sono anche trascorsi 40 anni dai primi tentativi. Oggi la situazione è profondamente diversa. Senza dimenticare che, a parte rare eccezioni in Nuova Zelanda, tra agosto e fine settembre in Sud America si concentra praticamente l’80% delle squadre che poi partecipano alla Coppa del Mondo, in primis a Ushuaia, in Argentina, ma anche in Cile, tra Portillo e La Parva. E non sfruttare questa “occasione”, visto quanto accade in altri sport, per gareggiare, sembra in questo momento storico un po’ una follia. 
Lara Gut-Behrami, Federica Brignone, Sofia Goggia. Il podio della classifica generale 2024-2025 ©Pentaphoto
Lara Gut-Behrami, Federica Brignone, Sofia Goggia, tutte over 33, oggi. Il podio della classifica generale 2024-2025 ©Pentaphoto
  • Ovviamente, un nuovo calendario andrebbe pensato nei minimi dettagli. Allo stesso modo andrebbe condotta un’indagine di mercato per capire quanto seguito potrebbero avere in Europa gare di sci da guardare in estate, magari in costume e ciabatte, magari in spiaggia o in montagna. Idem per capire se economicamente gli sforzi sarebbero sostenibili da parte di tutti, anche localmente. Perché è chiaro che una partenza “fissa” del circuito tra agosto e settembre dovrebbe comportare una serie piuttosto lunga di gare, non certo due, ma almeno tra le quattro e le otto, che però consentirebbero poi tanti accorgimenti importanti una volta arrivati a fine ottobre con parecchio “fieno in cascina”.
  • Infatti, l’altra partenza autunnale (perché a quel punto diventerebbe l’altra, la seconda, e non più la prima) potrebbe tranquillamente restare in calendario, in ghiacciaio. Ma a quel punto tutto il Circo Bianco arriverebbe a ottobre magari con sei gare già disputate e questo porterebbe poi a una distribuzione diversa degli spazi, dei tempi e del calendario: si potrebbe davvero pensare di andare avanti fino ai primi di aprile, ma lasciando anche 2-3 weekend liberi, per riposo, allenamenti o eventualmente recuperi di gare saltate. 
  • Obiezione numero uno. E quando riposano questi poveri sciatori? Quasi tutto il mese di aprile e una parte del mese di maggio. Più quei due-tre weekend inseriti in calendario senza gare, che sarebbero utilissimi per tirare il fiato. Certo, con un calendario che va da agosto ad aprile di un intero anno solare, ci sarebbero più gare, più spostamenti e il tutto costerebbe anche di più, ma di contro avresti anche molta più visibilità per attirare maggiori sponsor, come del resto, ci ripetiamo, avviene nel ciclismo, nel tennis  o nei motori. E l’ottimizzazione delle trasferte (a blocchi, tipo alpi occidentali, centrali o orientali, per dirne una), diventerebbe fondamentale
  • Obiezione numero due: come si fa ad allenarsi e contemporaneamente gareggiare, in Sud America? O si fa una cosa o si fa l’altra. Vero, ma gli atleti non lo fanno già, partecipando a gare di South American Cup, giusto per testarsi, tra un allenamento e l’altro? E non fanno lo stesso a novembre, i velocisti soprattutto, quando, pur lavorando nello Speed Center di Copper Mountain, disputano spesso almeno un paio di gare Nor-Am, per lo stesso motivo?
  • Nel 2026 è davvero arrivato il momento almeno di pensarci, mettere le carte sul tavolo, capire se economicamente, mediaticamente e anche a livello di sponsor, marketing e ritorni è sostenibile, ma se la risposta a tutte le domande fosse sì, allora sarebbe davvero il caso di attuare il piano che preveda gare anche nell’altro emisfero.
  • Obiezione numero tre: il pubblico. E’ davvero così sconvolgente oggi, con tutte le piattaforme esistenti, pensare di guardare gare di sci alla televisione quando in Europa è estate? Non crediamo, sinceramente. Ci si abituerebbe in fretta, a patto che ovviamente questa strategia sia sostenuta nel tempo, ad ampio raggio, e non solo “una tantum”.

Cosa ne pensate? Nelle prossime puntate legate al nuovo eventuale corso della Coppa del Mondo che suggeriamo, ci occuperemo di sostenibilità, blocchi geografici, equilibrio nelle varie discipline, nuovi format, perché no, coinvolgimento del pubblico, social, nuovi media, sponsorizzazioni, visibilità e magari spunti che possono arrivare dal tennis (punteggi diversi per le classiche del circuito?).

Restate sintonizzati! 

3 pensiero su “Coppa del Mondo, dove migliorare e cosa cambiare?”
  1. Super interessante. Complimenti.
    Opinione personalissima. Lo Sci Alpino ha fatto miracoli e continua a farne. Le Cattedrali di questo Sport sono Austria, Svizzera, Italia…Germania e Francia in seconda battuta. Uno Sport che dipende dal meteo e si muove in territorio, geografico, complesso ed impervio. Rischioso per la vita dei suoi protagonisti, purtroppo.
    Lo Sci Alpino è il muro di folla festante nel gigante di Adelboden. Il boato ed il muro di folla ancora più impressionanti della Streif. Wengen, lo speciale di Madonna di Campiglio, le discese della Val Gardena, gli slalom notturni nelle grandi località austriache, il gigante della Val Badia, Garmisch in determinate occasioni. il resto è circuito, per fare massa e fare malloppo. Si può e si potrebbe provare con tutto il mondo, naturalmente. Ma anche il Tennis ed il Ciclismo, senza gli Slam e senza le classiche più il Tour, cosa sarebbero? Lo Sport è Business e Televisione. E’ davvero necessario tentare di fare di più, azzardando, per incassare di più e fare ancora più Circo? Difficile dirsi. Superare i limiti consolidati o fermarsi per non rischiare un effetto tsunami? Il Circo (quello vero) si è evoluto fino alle finezze odierne del Cirque du Soleil e nuove proposte simili. Il Circo Bianco potrebbe fare altrettanto? Ma le classiche sono quelle che sono. Poche ma imprescindibili. E’ la Globalizzazione la soluzione…per fare più soldi? Cordialmente ed ancora complimenti.

    1. Fabio grazie per il tuo pensiero! Le classiche potrebbero tranquillamente portare punti in più, credo che prima o poi ci si arriverà. Come per gli Slam nel tennis. Per il resto, lo sci alpino si deve svegliare. Non ci sono più sport che vivono di 4 mesi. Gli sponsor pretendono, giustamente, altro. Siccome abbiamo due emisferi con due inverni opposti, non è difficile pensare, almeno pensare, a una soluzione alternativa. Servono 6-7 mesi di vita. Serve attirare più sponsor e i giovani. Le gare con 80 atlete sono superate. Mi devi fare vedere i miglior due-tre volte in un’ora, almeno in SL e in GS. Nelle prossime puntate butterò giù un po’ di idee. La Coppa del Mondo è rimasta la stessa del 1967, sostanzialmente. Non è possibile 😉

  2. Articolo interessante, come sempre, però il discorso è complesso e non penso che l’inserimento di gare nell’altro emisfero aiuterebbe a far crescere il movimento. Sono il primo a voler un calendario più lungo, ma non da Agosto a Maggio. Io guarderei le gare anche a fine Luglio in spiaggia, ma oltre a me ed altri malati di sport invernali come noi, chi guarderebbe una gara ad Agosto in un posto sconosciuto (ai più) dell’emisfero meridionale?
    Secondo me il calendario deve essere allungato, ma di 1-2 mesi e rimanendo nell’emisfero settentrionale. Ormai con lo snowfarming si possono organizzare tranquillamente slalom da fine Settembre a fine Aprile/Maggio (più complicato ovviamente sarebbe per le discipline veloci).
    Questo vale anche per altri sport invernali. Mi fa imbestialire ad esempio che la coppa del mondo di Biathlon vada da fine Novembre a metà Marzo!
    Un’ultima cosa. Dare più punti per le classiche mi sembra un’ottima idea. Con tutto il rispetto, un podio a Kitz non può valere come uno a Courchevel.
    Cose da cambiare ce ne sono, però secondo me lo sci alpino è molto più in salute della maggior parte degli sport. Purtroppo, o per fortuna, ha dei limiti “stagionali/climatici” che non potranno mai portarlo ad essere uno sport di massa, però piace e continuerà a piacere. Dai che manca poco a Sölden!

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