Alice Calaba, da Gaby, nei pressi di Gressoney, classe 2002, bronzo iridato ai Mondiali jr. 2023 in superG ©CalabaAlice Calaba, da Gaby, nei pressi di Gressoney, classe 2002, bronzo iridato ai Mondiali jr. 2023 in superG ©Calaba

Una vita sugli sci, una vita dedicata allo sci alpino, a inseguire un grande sogno, la Coppa del Mondo. Un potenziale subito evidente in velocità, un quarto posto in superG ai Giochi Giovanili 2020, a 18 anni, un bronzo ai Mondiali jr. 2023, sempre in superG, dietro Colturi e Grob.

In mezzo anche sfortuna, infortuni, difficoltà, un calvario a volte lungo e difficile. E alla fine, ma non per colpa degli infortuni passati, perché l’ultima stagione è stata comunque disputata, a soli 24 anni, Alice Calaba da Gaby, a due passi da Gressoney nel cui Sci Club è cresciuta, in Valle d’Aosta, ha detto basta, dopo essere stata anche in squadra Nazionale. A fine ottobre oltretutto si congederà, uscendo dall’Esercito.

Era il momento di fare quattro chiacchiere con una ragazza molto lucida nelle sue analisi.

Alice, com’è giunta all’idea del ritiro?
«Sì, mi è dispiaciuto, ma non particolarmente perché sentivo che era la cosa giusta da fare. I miei sogni da bambina erano alti, ma da quasi 3 anni non gareggiavo più, fino al 2025. A inizio dell’ultima stagione ne avevo una voglia matta, ho iniziato a far gare, ero contentissima, e poi però ha iniziato a spegnersi quel fuoco, quella fiamma, che mi ha fatto andare avanti e non mollare mai. E così mi sono resa conto che era arrivato per me il momento di voltar pagina. E quindi è stata una cosa molto naturale, sono contenta di essere riuscita ad ascoltarmi e sentire che quel mondo non faceva più per me. Però sì, ci ho dedicato tutta la mia vita, girava tutto intorno allo sci, per me. Contenta di aver dedicato la mia vita allo sci perché era ciò che volevo, dispiaciuta perché si è concluso un bellissimo viaggio. Ma adesso c’è dell’altro che mi aspetta!». 

Quanto peso hanno avuto gli infortuni nella sua decisione?
«Non saprei neanche dire. Essere infortunata sicuramente non mi ha aiutato, perché mi ha lasciato lontana dal mio mondo per troppo tempo, ed è dura. Però la mia decisione non si è basata su quello, anche perché da dicembre 2025 in poi sono sempre stata bene. Quindi non è stato per quello, poi è ovvio che un po’ non so se avrei più avuto voglia di recuperare da… un altro infortunio., perché sai che puoi sempre farti male ancora, in questo sport. Pensare che avrei potuto farmi male, stare ferma e lontana da routine e gare ancora una volta, quello un po’ può aver influito, ma non è stato il motivo principale, diciamo».

Grob, Colturi, Calaba: il podio del superG femminile ai Mondiali jr. di St.Anton 2023 ©GEPA
Grob, Colturi, Calaba: il podio del superG femminile ai Mondiali jr. di St. Anton 2023 ©GEPA

Come sono state le Olimpiadi giovanili e che ricordo ha del suo bronzo iridato jr in superG? Era sul podio con Lara Colturi…
«I Giochi Giovanili sono stati fantastici, forse l’esperienza più bella che mi porto dietro. A un certo punto non volevo più tornare a casa! Mi è piaciuto da morire. Tutto organizzato benissimo, mi sembravano delle Olimpiadi vere e proprie, anche se in piccolo, allo stesso tempo. Ancora adesso sento degli amici che ho trovato lì. C’era proprio il Villaggio Olimpico, la Cerimonia d’apertura, tanto tifo e poi era un po’ la mia prima esperienza così “importante”, ero “piccolina”, è stato tutto quasi inaspettato. Noi ragazze azzurre eravamo in tre, tre valdostane, tre amiche, abbiamo gareggiato fin da piccole. Mi sentivo tanto a casa, era venuto anche l’allenatore del nostro comitato (ASIVA, NdR). Intorno c’era un’atmosfera incredibile. Ho un ricordo bellissimo, mi sono proprio divertita e di conseguenza era andata anche bene. Ho cercato solo di divertirmi, far quel che sapevo e dare il mio massimo. Sono contenta di quello che è stato. Il Mondiale jr ha meno contorno e contesto rispetto ai Giochi Giovanili, ha più l’aspetto di una gara di Coppa Europa o qualcosa di più. La gara in superG però è stata bellissima, la pista mi piaceva molto. Avevo delle belle sensazioni anche pre-gara e non vedevo l’ora di scendere. Mi sentivo che potesse andare bene, sentivo che poteva succedere qualcosa di bello. Ma già la sera prima… Certo, ricordo bene Lara Colturi, ma anche Emma Aicher, finita quarta, dietro di me! E vedere quello che fa lei oggi… wow! Lì ho preso un po’ più consapevolezza delle mie capacità e potenzialità».

In generale, non sono pochi i giovani che abbandonano, anche prima dei 20 anni. Esiste un motivo particolare, secondo lei?
«Semplicemente ognuno ha la sua storia, il suo percorso, poi cresci e trovi la tua strada. Ognuno ha i propri motivi, non ci vedo niente di male, dipende proprio dal percorso personale. È ovvio che più vai avanti e più diventa difficile, soprattutto se non riesci a entrare nelle squadre nazionali o non riesci ad avere un Gruppo Sportivo militare che ti sostiene. Ovviamente, più vai forte più il percorso si semplifica…».

Che cosa le ha lasciato lo sci al di là dei risultati: quali sensazioni, quali emozioni?
«Sono sensazioni ed emozioni che posso continuare a provare anche non facendolo più agonisticamente, perché le sensazioni di leggerezza e libertà che ti dà lo sci le posso ancora provare. Anche solo… farsi la prima pista alla mattina, sentire l’aria che pizzica, il freddo, è bello anche quello. Anche a fine giornata sei stanco, ma felice, soddisfatto, è una bella stanchezza quella del post-sci, ecco!».

Futuro?
«Intanto nell’estate appena trascorsa ho lavorato nel ristorante dei miei genitori, La Gruba, in un posto magico, un villaggio sperduto, ma bellissimo, sopra il paese dove abito, Gaby (il ristorante si trova nella Località Gruba 8, all’interno di un antico insediamento Walser, a 1500 metri di quota, nella zona di Gressoney, NdR). E mi è piaciuto, davvero! Non l’avevo praticamente mai fatto perché tutta la mia vita è stata incentrata sullo sci. E devi dare tutto. O di qua, o di là. Andava proprio raramente a dare una mano e non mi ispirava per niente come lavoro, se devo essere sincera. E invece sono stata lì tutta l’estate e non mi è neanche dispiaciuto, questa volta. Estate intensa, di gente ce n’era tanta anche per il caldo delle città, e quindi è stato bello. Ora prenderò l’autunno… un po’ più in relax. Sto ancora facendo il corso maestri, da febbraio sarò maestra e sicuramente farò quel lavoro per due mesi. E mi piace molto, questo lo posso già dire. In generale, amo stare nell’ambito della natura e della montagna, se si svilupperanno delle idee, è più facile che siano in questi ambiti».

Buona vita, Alice!

Alice Calaba, valdostana, classe 2002 ©Calaba
Alice Calaba, valdostana, classe 2002 ©Calaba

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