C’è un meeting FIS in corso, quello autunnale. Bene. Sul tavolo, idee, proposte, confronti, riunioni, sedute, accordi e quant’altro. I temi principali all’ordine del giorno sono tre o dovrebbero esser tre, quanto meno i principali. Siete d’accordo? Proviamo anche a discuterne assieme: sotto questo articolo siete liberi di dire la vostra, proposte comprese. Tornando a noi. Tre punti fondamentali Sicurezza per gli atleti a ogni livello Cambiamenti climatici Calendario (e ci mettiamo dentro anche possibili novità per la Coppa del Mondo e i Mondiali quasi annuali). Michelle Gisin: 1 vittoria, 21 podi in tutte le specialità in Coppa del Mondo; 2 ori olimpici in combinata ©Pentaphoto Ovvio, al di sopra di qualsiasi esigenza governa l’aspetto economico. I conti e l’eventuale deficit FIS si scopriranno in questi giorni, forse anche a breve. E’ evidente che la prima proposta della nuova governance FIS e del nuovo Presidente, Alexander Ospelt, quella di inserire un Mondiale di sci in più nel quadriennio, vada in tale direzione. O almeno così intuiamo noi. Perché sicuramente il grande evento è seguito, sicuramente a febbraio genera grande interesse, sicuramente il pubblico, che magari oggi protesta vedendo “sminuito” il suddetto Mondiale, poi comunque si abituerà a seguirne uno ogni anno, tranne che nella stagione olimpica. E sicuramente con il grande evento esiste ancor di più la possibilità di aprirsi a nuovi mercati, probabilmente interessati, almeno parzialmente, come si è visto anche per i Giochi Olimpici invernali, in primis in Asia. La nuova proposta FIS, che non è ancora realtà, si può leggere così. Riassumendo: un Mondiale in più a quadriennio, magari un mercato nuovo, interessato, ricco. Introiti maggiori, per tutti, località (eventualmente) nuova, compresa. Se davvero, e lo scopriremo, c’è necessità di lavorare per coprire un deficit, lasciato dalla precedente gestione (tutto ancora da capire), si può anche comprendere l’idea, la proposta, l’intenzione. Federica Brignone, cerimonia ufficiale di premiazione slalom gigante femminile a Saalbach-Hinterglemm 2025 ©Pentaphoto E questo è un discorso. Poi però c’è tutto il resto, con i tre punti elencati. Sulle piste di Coppa del Mondo, allenamenti e prove comprese, la sicurezza è quasi sempre ai massimi livelli possibili. Purtroppo, nonostante questo, si possono verificare incidenti come quelli di Michelle Gisin in prova a St. Moritz (ha rischiato di restare paraplegica, per fortuna solo rischiato) o di Lindsey Vonn a Cortina, avvenuto sulla traversa iniziale che conosce da 25 anni (e anche lei ha rischiato, per esempio l’amputazione di una gamba. Per fortuna, pericolo scongiurato). Quello che resta da fare, ma qui la FIS conta relativamente, perché la Federazione internazionale può intervenire sulle manifestazioni di sua competenza, è lavorare molto di più e molto meglio sulla sicurezza durante gli allenamenti a tutti i livelli. E qui poco è cambiato rispetto alle recenti tragedie, ma ci affidiamo anche ai lettori esperti o di settore o agli allenatori, che lavorano sul campo ogni giorno e magari possono darci suggerimenti adeguati su quello che si può fare, tenendo anche conto dei costi di gestione e delle responsabilità per i gestori dei vari impianti. Il 26 giugno 2026 il Consiglio Federale della FISI ha approvato il nuovo Regolamento per gli Atleti delle Squadre Nazionali. Per chi volesse approfondire il discorso: QUI trovate il regolamento atleti QUI trovate il regolamento tecnici. Lindsey Vonn ©Pentaphoto Punto numero due, cambiamenti climatici. Cosa può fare oggettivamente la FIS? Lavorare dove è possibile farlo. Accorpare le trasferte, trasformare il calendario in fase “zonali” (tipo Scandinavia (Norvegia e Svezia) per 2-3 settimane; Nordamerica per 2-3 settimane; se si va in Val d’Isere, esempio a casa, conviene poi gareggiare tra Courchevel o La Thuile o Sestriere, relativamente vicine; idem, se si gareggia a Kranjska Gora, meglio prevedere trasferte vicine, a Tarvisio, piuttosto che Flachau o Schladming, lontane, ma non dall’altra parte delle alpi). Questa può essere sicuramente una piccola soluzione, ma non è ancora mai stata pensata, né attuata. Pensata forse sì, in questi giorni… Per il resto, andrebbe anche studiata al meglio, con professionisti di settore, la situazione delle precipitazioni nevose in novembre e dicembre, da anni i mesi più difficili per la Coppa del Mondo. Prendendo in considerazione magari un campione di dieci anni, gli ultimi: dove ha nevicato di più, con più costanza, in novembre e dicembre, negli ultimi 10 anni? E stilare un calendario che tenga conto di queste indicazioni. Altre possibili idee? Le attendiamo anche da voi. ©Andrea Grassi Punto numero tre. Calendario. In parte ne abbiamo già parlato, è tutto consequenziale o quasi. Ciò che serve veramente è capire dove si vuole andare. Continuare con un calendario sempre uguale, da ottobre a metà/fine marzo, in questo momento, con i cambiamenti climatici in atto, non ha più senso. Si può anche pensare di spalmare il suddetto calendario su più mesi, anche con più gare, ma distribuite molto meglio. E sicuramente accorpate per zone, come descritto. E poi bisogna capire se esiste la possibilità e la volontà di aprirsi a nuovi mercati. Nell’est asiatico in primis. E se è necessario fare almeno uno studio di fattibilità per l’altro emisfero. Certo, legarsi solo al mercato europeo, o principalmente a quello, risulta un po’ obsoleto, al giorno d’oggi. Ma così eh. Lo sappiamo, ogni volta che si parla di Argentina, Cile o Nuova Zelanda, la litania che si sente è sempre la stessa: “Ci sono già stati, non ha funzionato“. Vero, dal 1985 al 1990, tra Argentina, Australia e Nuova Zelanda. Ma i tempi sono cambiati. E’ il momento di capire tante cose: economicamente, in primis, le varie stazioni sciistiche potrebbero sostenere da 2 a 4 gare di Coppa del Mondo ogni stagione? Il pubblico come reagirebbe, visto che principalmente è europeo, e dovrebbe “gustarsi” le gare quando in Europa è estate? Si può fare un’indagine di mercato senza problemi. Ma qualcosa va fatto. Patagonia Ci permettiamo di suggerire tre località che potrebbero davvero ospitare gare di Coppa del Mondo, c’è da decidere quante, in quali specialità e quando, tra le altre cose. Sarebbero: San Carlos de Bariloche, o meglio, Cerro Catedral (Catedral Alta Patagonia, in Argentina), cioè il comprensorio sciistico più grande di tutto il Sudamerica Portillo, eventualmente per le gare veloci, in Cile. Sì ,dove si tennero i Mondiali del 1966 e dove di fatto nacque la Coppa del Mondo. Grazie all’eccellente innevamento durante l’estate boreale (da giugno a ottobre), le piste andine di Portillo vengono scelte regolarmente dai migliori atleti del mondo (tra cui Mikaela Shiffrin) e dalle nazionali olimpiche come sede fondamentale per i ritiri estivi e la preparazione atletica. E’ vero, il circuito principale sudamericano (come la South American Cup o le Chile Winter Series) predilige ormai stazioni come El Colorado, La Parva o Corralco per le competizioni ufficiali, mentre Portillo ospita storiche gare promozionali e settimanali per i club, come la tradizionale Sol de Portillo. Eventualmente, ci si dirotta nelle altre tre citate. Ma si può provare, eccome. Coronet Peak, vicino a Queenstown, in Nuova Zelanda: rinomata stazione sciistica che ospita regolarmente importanti gare internazionali e nazionali di sci alpino, tra cui le tappe della Australian New Zealand Cup (ANC) e i campionati nazionali della Nuova Zelanda. Impossibile, senza senso, assurdo, ridicolo? Vediamo pro e contro. PRO: • Inversione termica ideale e neve vera: Tra agosto e settembre, località come Ushuaia e Bariloche (Argentina), El Colorado e Valle Nevado (Cile) o Cardrona e Coronet Peak (Nuova Zelanda) offrono condizioni invernali perfette e neve naturale, a differenza dei ghiacciai europei, sempre più in crisi a causa del cambiamento climatico. • Spettacolarità e organizzazione: permetterebbe di anticipare l’inizio della Coppa del Mondo a fine estate (agosto/settembre), riducendo la pressione sul calendario invernale europeo e garantendo agli sponsor una visibilità diluita su più mesi. • Globalizzazione dello sport: la FIS dichiara da anni di voler rendere lo sci uno sport davvero globale. Gareggiare in Sudamerica e in Oceania aprirebbe mercati commerciali enormi e darebbe visibilità mediatica a continenti storicamente marginali nello sci d’élite. • Logistica dei ritiri ottimizzata: le nazionali d’élite (inclusa quella italiana, statunitense e norvegese, oltre a tante altre) passano già settimane in Argentina o Nuova Zelanda a fine estate per allenarsi. Disputare le prime gare della stagione direttamente lì eviterebbe la “fuga” e darebbe un senso agonistico immediato a queste trasferte. CONTRO: • Impatto ambientale ed emissioni (Jet Lag ecologico): spostare l’intera carovana della Coppa del Mondo (atleti, staff, skiman, tonnellate di materiali e attrezzature televisive) dall’Europa all’emisfero sud ha un’impronta carbonica devastante. In un’epoca in cui la FIS subisce forti critiche dagli ambientalisti per la sostenibilità, questa mossa risulterebbe contraddittoria. • Costi finanziari insostenibili: i costi di trasporto aereo per i materiali e i voli transoceanici per centinaia di persone sono enormi. Molte federazioni minori, che faticano già a coprire i costi della stagione regolare, verrebbero tagliate fuori o subirebbero un grave danno economico. • Fuso orario e audience televisiva: il mercato principale dello sci alpino resta l’Europa centrale. Le gare in Nuova Zelanda costringerebbero i tifosi europei a nottate insonni, mentre quelle in Argentina/Cile si disputerebbero nella prima serata europea. Se il Sudamerica può funzionare commercialmente, l’Oceania rischia il flop di ascolti in TV. • Infrastrutture e standard di sicurezza: nonostante le ottime piste da allenamento, molte stazioni dell’emisfero australe necessitano di pesanti investimenti per soddisfare gli standard moderni della Coppa del Mondo: reti di protezione omologate, sistemi di innevamento programmato di ultima generazione e strutture per la produzione televisiva internazionale in alta definizione. Nessuno dice che si debba fare per forza. Però parliamone almeno, no? Alice Robinson in allenamento a Coronet Peak qualche anno fa ©Coronet Peak Infine, altro punto fondamentale, non menzionato inizialmente, è la capacità, e questa la FIS deve averla, di incassare tanto dai diritti televisivi in primis, capendo bene come muoversi a seconda dei vari sport (sci alpino, sci nordico, snowboard ecc. ecc.). Idee, proposte, osservazioni, critiche, analisi. Questa è la nostra. Dite la vostra sotto questo articolo, non serve registrarsi, è facile e gratuito. Grazie! Navigazione articoli Media Day svizzero, parola a Odermatt: «Sono sereno». Ma ha una proposta… Katharina Truppe: obiettivo slalom speciale, gigante addio
Una curiosità..nella scelta degli allenamenti estivi delle varie nazioni/atleti c’è la solita distinzione tra chi sceglie la Nuova Zelanda e chi invece la Patagonia,noi Team Italia da che ricordi siamo sempre andati in Argentina/Cile? È una scelta economica/logistica oppure c’è altro? Rispondi
In primis economica, costa di più in Nuova Zelanda, che forse offre anche di più. Ma l’Italia ha (o almeno aveva) una sorta di prelazione, firmata già ai tempi di Ravetto, per cui gli azzurri in un determinato mese, anche se giù con loro c’erano altre nazioni, avevano la priorità su tutto: scelta degli orari, tracciature, gatti delle nevi, posizioni e orari migliori, ecc ecc. Era un accordo firmato a lunga scadenza. Credo ci sia ancora. In ogni caso, di là, Nuova Zelanda, costa più che di qua, Ushuaia. Rispondi
L’articolo è un ottimo riassunto di tutte quelle che sono le problematiche e i temi in discussione e centrali. Personalmente penso che ci sia da concentrarsi sul tema economico, sponsorizzazioni e costi. Tutto poi purtroppo va di conseguenza. In Cina è India ad oggi non c’è un particolare interesse verso le discipline in ambito FIS. Il mercato europeo è onestamente in difficoltà ed è sempre stato il core business dello sci. O si trovano investitori nuovi o la situazione futura non sarà certo rosea. Le olimpiadi cinesi non mi pare che abbiano smosso l’interesse, non so se per una mancanza di una politica seria della FIS o per mancanza di interesse da parte di quei paesi. Probabilmente entrambe. Per quanto riguarda la questione ambientale ritengo che si tratti anche in questo caso di un problema, perché lo sci è visto ormai dalla massa, a torto, come uno sport che rovina l’ambiente, d’elite, ma non ha i soldi che ha per esempio il golf. Insomma, c’è da lavorare tantissimo a livello di marketing e accordi commerciali, senza di quelli non si va avanti. Poi ben vengano slalom in capannone, e altri esperimenti. Personalmente penso che si possa partire ai primi di ottobre con un paio di slalom in capannone o gare in sudamerica. Ma non prima di ottobre. Ma c’è qualcuno in loco che in realtà lo vuole o che ha presentato un progetto? Rispondi
Sottoscrivo tutto. L’ultima domanda se la deve porre anche la FIS, per me. Poi tutto, come dici tu, parte dall’aspetto economico. A breve un articolo sui conti della FIS, che non sono floridi. Grazie comunque per lo spunto, direi perfetto. Nulla da aggiungere in più. Rispondi
Rendere professionistica la Coppa del Mondo. Squadre private e basta bandiere di comodo (anche perché non servirebbero più). Red Bull, Helvetia, Sunrise, la stessa Head e credo molte altre società che già adesso investono nello sci sarebbero pronte domani stesso. Nazionali solo per coppe continentali e gare secche. Tutto il resto verrà di conseguenza. Certo, sarebbe un sistema forse meno protettivo per determinate categorie di atleti e non esente da storture (uno sciatore facoltoso ma anche non dotato potrebbe comprarsi il posto…), ma si potrebbero valutare correttivi tipo, a completamento organico, delle “franchigie nazionali” sul modello delle Zebre nel rugby. Rispondi
Lo penso, lo dico e lo scrivo da anni. La domanda però è: ci sono così tanti sponsor “forti” pronti, come nel ciclismo? Rispondi
Siccome è una Coppa del Mondo (e non d’Europa), iniziare a settembre/inizio ottobre all’Emisfero Sud è una valutazione da fare. Inoltre per i costi si potrebbe ottimizzare il tutto perché se ci sono gare è facile che le nazionali si organizzino per fare allenamenti nello stesso periodo e nella stessa località. Soluzione che potrebbe anche ridurre l’impatto ambientale (comunque anche quando ci si allena si usano degli aerei). Se invece non si va al Sud bisogna iniziare più tardi e finire più tardi perché a novembre in Europa si fa fatica. Per i mondiali ero contrario a farli ogni anno, però se è vero che “pecunia non olet” allora facciamoli tutti gli anni ma a fine stagione, dopo la fine della Coppa. In modo da tenere alta l’attenzione del pubblico Rispondi
Sull’altro emisfero concordo con te. O quanto meno, valutiamo i pro e i contro. Ma pensiamoci! Rispondi
Personalmente credo che: 1) l’accorpamento di località può essere interessante, però può portare a un altro problema: quando si è valutata la prima ipotesi recente di Cervinia, che non so con quali dati si fosse deciso disputarla a ottobre, è stata annullata per mancanza di neve. Realisticamente, se ci fosse stata La Thuile la settimana dopo, avrebbe rischiato la stessa fine. Quindi l’accorpamento è necessario (al maschile da dicembre a fine gennaio già realisticamente c’è abbastanza con Gardena, Alta Badia, Bormio, Wengen, Adelboden, Kitz… tutte in aree geografiche non così distanti) però ancor più necessario è un accorpamento intelligente. Perché per esempio non allungare la trasferta nord americana? Invece che, mi tocca ripetermi, andare a fare non si sa cosa a Cervinia a fine ottobre 2) tappa sud americana idea e ipotesi MOLTO interessante, però arriviamo anche ad avere molti atleti che sono già stanchi a fine stagione. Aggiungere un mese aiuterebbe? Secondo me si potrebbe iniziare a trasmettere le trasferte con magari piccole gare-test come possano essere le prove di discesa in CdM ed eventualmente valutare l’ipotesi (valutando al contempo break magari di 1 weekend a “sesso” alternato) 3) i mondiali portano più sponsor. Verità sacrosanta. Però disputarli ogni anno, non rischia di avere l’effetto contrario a lungo andare? Perdendo di unicità, rischierebbero di diventare delle “finali” con medaglie (con uomini e donne nella stessa località). Siamo sicuri che un’altra settimana ogni anno dove gli atleti fanno 4 o 5 (con la Team Combined) gare in 10 giorni gioverebbe agli atleti stessi? E più infortuni ledono allo spettacolo. Mi scuso per la lunga risposta ahah Rispondi
Sull’allungare la trasferta nord-americana anche a un mese sempre stato d’accordo. Bisogna capire se con i costi è fattibile. Negli anni ’70 quasi sempre la Coppa faceva, a marzo, Europa-Giappone-Nord America-Europa. O magari restava lì in Nord America fino alla fine. Sui Mondiali, basta leggere l’ultimo articolo che ho pubblicato. In sostanza: serve rimpinguare le casse e in fretta! 😉 Vanno bene anche le risposte lunghe. Qui non abbiamo fretta non restrizioni di sorta. Rispondi
dopo tanti anni un tentativo nell’emisfero sud si potrebbe fare. anche solo un anno sì e uno no, alternandosi con l’Asia nella primavera successiva. un altro tentativo potrebbe essere in qualche skydome. altra cosa, fare un trofeo per “brand”: assurdo che in ciclismo, moto e auto si parli normalmente di marchi e modelli e nello sci sia de facto vietato dalle emittenti. sarebbe giusto dire “Brignone, Italia, ai piedi Rossignol e Lange” infine, fare più gare di slalom in notturna. laddove possibile anche i giganti. Rispondi
La classifica dei brand esiste da sempre. Forse non viene troppo considerata. Se vai sul resoconto di ogni singola gara di Coppa del Mondo, in fondo a un lunghissimo file, la trovi. Mi pare ci sia anche un trofeo marche. Sulle gare in notturna sono d’accordissimo. Me ne accorgo nel mio piccolo su Eurosport: abbiamo sempre spettatori in più. Per forza, al sabato e alla domenica mattina chi può va a sciare…. Se può. Sull’altro emisfero da sempre d’accordo. Prima o poi un paio di slalom “nel capannone” arriveranno. Anche quelli temo siano inevitabili… Rispondi
Parere personale per rilanciare lo sci 1) dare più punti alle classiche (facili individuarne al maschile, un po’ meno al femminile) 2) ben venga individuare dei blocchi geografici, ma va fatto con buon senso, in questo caso concordo nell’allungare la trasferta nordamericana (magari alternando fra costa est e costa ovest ogni anno) e anche a rilanciare con l’Asia, soprattutto se da quelle parti dovesse esserci più neve rispetto all’Europa. Ciò potrebbe comportare un prolungamento della coppa del Mondo ad aprile se necessario 3) per quanto riguarda la trasferta sudamericana/neozelandese, non mi creerebbe problemi guardare delle gare in piena estate, però si andrebbe a togliere 2 mesi agli atleti tra riposo e preparazione (su questo Odermatt era stato chiaro in estate, dichiarandosi contrario ad un inizio nell’emisfero australe), al massimo se si deve proprio anticipare lo farei all’ultima di settembre/prima di ottobre 4) da qui appunto proverei a potenziare le varie SAC/ANC, rendendole magari un ibrido tra gara vera e allenamento cronometrato: perchè 7 mesi di oblio sono troppi 5) e dal potenziamento delle SAC/ANC, andrebbe fatto qualcosa anche per rilanciare la Coppa Europa e la Noram con migliori servizi di livetiming e consentendo la visione in diretta di tutte le gare Rispondi
Sono d’accordo su tutto. Ma per me partire da Nuova Zelanda o Argentina/Cile è praticamente un must. Non vedo alternative, nei prossimi anni. Rispondi