Mondiali 1966, Portillo. Il podio del gigante femminile. Da sinistra: Heidi Zimmermann (argento, Svizzera), Marielle Goitschel (oro, Francia) et Florence Steurer (bronzo, Francia). Photo: Ski Chrono Mondiali 1966, Portillo. Il podio del gigante femminile. Da sinistra: Heidi Zimmermann (argento, Austria), Marielle Goitschel (oro, Francia) et Florence Steurer (bronzo, Francia). Photo: Ski Chrono

Agosto 1966. In una località sciistica della Cordigliera delle Ande, a 2.870 metri di altitudine, un gruppo di sciatrici e sciatori si appresta a scrivere una delle pagine più belle della storia dello sci francese.

Si chiamano Jean-Claude Killy, Marielle Goitschel, Léo Lacroix, Annie Famose, Guy Périllat, Florence Steurer, Georges Mauduit, Louis Jauffret… A rovinare, parzialmente, i piani sono un italiano, Carletto Senoner.

Sono giovani. Hanno lavorato duramente. Sono sicuri delle proprie capacità. A tal punto che Marielle Goitschel appende sulla porta della camera delle ragazze un cartello: «Qui dorme la migliore squadra del mondo».

Le austriache strappano regolarmente il cartello, l’albergo è uno solo a Portillo, e unico per tutti. Marielle lo rimette al suo posto. Qualche giorno dopo, lo scherzo assume una dimensione del tutto diversa. Gara dopo gara, le medaglie francesi si accumulano.

Alla fine dei Mondiali: 16 medaglie su 24 possibili. Indimenticabile e leggendario. «French Razzia of French Victories» titolava il Washington Post nell’agosto 1966.

Un evento senza precedenti. Sessant’anni dopo, quell’incredibile squadra francese di Portillo è entrata nella leggenda dello sci. Ci è andata vicina la Svizzera a Crans Montana ’87, ma il paragone comunque non si può fare per la presenza del neo-entrato, proprio in quei Mondiali, superG. E comunque la svizzera lasciò due ori su 10 alla concorrenza, solo al maschile (slalom e combinata).

Le Washington Post d’août 1966 et son titre « French Razzia of French Victories »

Una cosa mai vista prima. Ne è nato anche un libro, oggi, di Michel Roche, con prefazione di Adrien Theaux, 3 vittorie e 13 podi in Coppa del Mondo, un bronzo iridato in superG (2015).  «Ho voluto raccontare – ha detto l’autore promuovendo il libro – questa storia in modo diverso da una semplice tabella dei risultati: le gare, naturalmente, ma anche il dietro le quinte, gli aneddoti, le innovazioni tecniche (come quella tuta che fece scalpore) e i ricordi di chi l’ha vissuta. Grazie a Florence Steurer e Léo Lacroix che hanno gentilmente attinto ai loro ricordi per permettermi di arricchire questa storia leggendaria e indimenticabile» .

Sedici medaglie. Una generazione di campioni. E, 60 anni dopo, un’impresa che rimane nella Storia.

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