Viene da dire, proprio d’acchito, che si chiude un’epoca, e un’epoca clamorosa, veramente d’oro per lo sci alpino femminile. In realtà non è così. O meglio, non è ancora così. Soprattutto perché Lara Gut (non ancora Behrami agli esordi) ha iniziato a gareggiare in Coppa del Mondo quando sciavano Elisabeth Görgl, Anja Pärson, Tanja Poutiainen, Kathrin Zettel, Nicole Hosp, attraversando poi in pieno l’epopea incredibile di Schild, Mancuso, Vonn, Maze, Riesch, Fenninger, Rebensburg, Worley, Weirather, e ancora il tempo delle Brignone, delle Goggia, Vlhova, Shiffrin, Holdener, Gisin, e ora persino Aicher, Colturi, Ljutic, Robinson. Quindi, questa fantomatica epoca quando si sarebbe aperta e quando chiusa? Impossibile dirlo. Sicuramente nel momento in cui, oltre a Lara Gut-Behrami, lasceranno anche Brignone (nata un anno prima della ticinese, cioè nel 1990), Lena Dürr (classe 1991), Sofia Goggia, Sara Hector e Cornelia Hütter (tutte classe 1992) allora sì, si potrà tirare comunque una bella riga e guardare al prima e al dopo. CARRIERA Lara Gut-Behrami, banalmente, ma onestamente, è stata una campionessa straordinaria. Longeva, intelligente, vincente, poliglotta, mai banale, sincera, diretta, a volte scomoda, criticata, contestata, amata, sempre sé stessa in ogni scelta. Predestinata fin da quella famosa intervista rilasciata a 10 anni in cui sognava di vincere la Coppa del Mondo di sci alpino (ci riuscirà, due volte), ha attraversato, come abbiamo scritto subito, diverse generazioni, ha avuto avversarie clamorose (in primis Vonn, Maze, l’amica del cuore Fenninger, Worley, Rebensburg, Weirather, Shiffrin, Brignone, Goggia, Vlhova), eppure ha vinto tutto, anche se nulla è stato semplice nella sua carriera, nonostante gli esordi fulminanti e la nomea di “next big thing”, come si dice in America: il prossimo grande fenomeno. Ed era effettivamente così. I numeri sono clamorosi: tre medaglie olimpiche (1 oro, in superG, a Beijing 2022; 2 bronzi, in discesa a Sochi 2014 e in gigante a Beijing 2022, quindi in tre specialità diverse…); nove medaglie mondiali (2 ori, entrambi a Cortina 2021, tra gigante e superG; 4 argenti, 3 bronzi a partire da Val d’Isere 2009, a 18 anni); due Coppe del Mondo generali (2015-2016 e 2023-2024), sei coppe di superG (primato assoluto tra le donne, 2014, 2016, 2021, 2023, 2024, 2025) e una di gigante (2024). Palmares straordinario, condito da 48 vittorie di tappa e 101 podi in Coppa del Mondo, seconda e prima di sempre ex aequo in Svizzera, dietro o assieme a Verena “Vreni” Schneider (55 successi, 101 piazzamenti nelle tre per lei). Ma i numeri non dicono tutto. Non dicono, per esempio, che è stata senza discussioni la più grande supergigantista della storia, per classe, capacità di lettura, sicurezza, bravura nell’adattamento a ogni tipo di situazione. Vero, Lindsey Vonn in Coppa del Mondo detiene il primato di successi proprio in superG (28), con Lara arrivata a 24 (seconda di sempre), ma la ticinese ha dalla sua una coppa di specialità in più e quel titolo olimpico che la statunitense in superG non ha mai conquistato. Al di là di tutto, è sempre sembrata la specialità tagliata su misura per Lara, brava come nessun’altra in ricognizione, nelle letture d’istinto e dotata di una classe onestamente superiore almeno in questa disciplina, dovuta probabilmente anche alla sua sciata sviluppata pure in campo libero e in neve fresca, con il prezioso aiuto/contributo di papà Pauli. PRIMA VOLTA Tra i tanti momenti chiave che affiorano, va ricordato il suo primo storico podio in Coppa del Mondo il 2 febbraio 2008, con spigolata finale, caduta sotto il traguardo, ma anche una velocità pazzesca sviluppata alla prima gara in discesa libera della carriera (non la prima in assoluto) nel circuito maggiore, a St. Moritz, con pettorale 32. In un giorno assurdo, tipico dell’Engadina, con la nebbia che pian piano lascia posto al sole e Tina Maze, all’epoca in crisi prima di diventare regina assoluta della Coppa, capace di imporsi con il n.47 (!), aiutata dal cambiamento meteo (non aveva mai vinto in discesa, fin lì). Poi saprà aiutarsi, eccome, da sola. Ma quella minuta ticinese, sulle orme di De Agostini e Figini, piccolina, bravissima, piena di neve dopo la caduta e sorridente al traguardo, annunciò l’arrivo di un vero e proprio tornado in Coppa. Per altro solo pochi giorni dopo l’incredibile poker in Coppa Europa sull’Avanzi-Motta di Caspoggio, pista che oggi è chiusa, quattro vittorie in quattro giorni, dal 15 al 18 gennaio 2008, a 17 anni, tra discesa (2) e superG (2). A Marzo di quella stagione festeggerà la conquista della classifica generale nel circuito continentale, succedendo nell’albo d’oro all’amica Anna Fenninger. Altri tempi, con vittorie di atlete giovanissime e ottenute grazie a un numero di punti decisamente elevato. GIOIE&DOLORI Momenti, dicevamo. I due argenti iridati a Val d’Isere 2009 e il tabù Mondiale (anche juniores) spezzato “solo” a Cortina 2021, con due perle, però, simil-Brignone, stesso posto-stesse gare, gigante-superG, ai Giochi 2026. Incredibile. Incredibile anche perché le due, Brignone (classe 1990) e Gut-Behrami (1991) hanno esordito in Coppa del Mondo nello stesso giorno, il 28 dicembre 2007, a Lienz, quando per l’Italia trionfò Denise Karbon in uno slalom gigante bellissimo, che ora nemmeno si disputa più. Val d’Isere 2009, prime gioie iridate da senior: argento in discesa libera e combinata ©GettyImages E poi ancora due edizioni olimpiche non disputate per sfortuna, leggi infortuni: quello all’anca, che le fece saltare l’intera stagione 2009-2010 dopo aver per altro già vinto la prima gara in Coppa, sempre a St. Moritz, in superG, nel dicembre 2008; e quello al ginocchio sinistro, con l’addio anticipato al circo bianco nello scorso novembre, nell’annata in teoria del grande addio, quella della “the last dance” già programmata, 2025-2026. Sfortuna. Anzi, maledetta sfortuna, avrebbe cantato Vasco. Come a St. Moritz 2017, ancora e sempre la località del destino, quando, all’apice della carriera, si infortuna al ginocchio destro in riscaldamento prima della manche di slalom della combinata, e dopo aver già vinto il bronzo in superG, dietro Schmidhofer e Weirather. Ed era detentrice in carica della Coppa del Mondo generale, vinta nel 2015-2016 dopo un lungo inseguimento e un bel duello con Lindsey Vonn, anche se l’infortunio della statunitense in superG, il 22 febbraio, a Soldeu, privò gli appassionati di una sfida fino all’ultimo punto alle Finali, previste proprio in Svizzera, a Lenzerheide, dove Lara alza comunque al cielo il trofeo più ambito per uno sciatore. PURA VIDA Incredibili i suoi cambiamenti d’umore e di carattere, rispetto agli esordi, o forse no, semplicemente potremmo descriverli come… la maturità degli anni: da ragazzina “peperina” che non stava mai zitta nemmeno in fila al cancelletto di partenza, facendo alterare le colleghe/avversarie, a donna quasi “zen” nel finale di carriera, capace di isolarsi, proteggere la sua famiglia, sparire dai social, limitare al minimo interviste e apparizioni pubbliche, ma non smettere certo di vincere, anzi. Ecco, nella sua vita sportiva c’è uno spartiacque, un prima e un dopo. Ce ne sarebbero tanti, in realtà, ma quell’infortunio citato ai Mondiali di St. Moritz 2017 cambia radicalmente tutto. In quel momento preciso è la numero uno al mondo, inseguita dagli sponsor, richiestissima dai media (anche perché parla benissimo italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo) e pronta a mettere le mani su chissà quanti e quali trofei. Invece le cade il mondo addosso: primo infortunio a un legamento crociato anteriore di un ginocchio della carriera. Torna in tempo per disputare tutta la stagione successiva, 2017-2018. Riesce anche a imporsi di nuovo, il 21 gennaio 2018 a Cortina, in superG, ma due giorni dopo finisce solo 26ª a Kronplatz, in slalom gigante, a 4”41 dalla vincitrice, la tedesca Viktoria Rebensburg. Sembra ormai poter primeggiare solo nella disciplina più amata, il superG. Di certo in quell’istante non si può immaginare che vincerà un titolo iridato tra le porte larghe e un’altra Coppa del Mondo generale! Anche perché nell’annata successiva, quella dei Mondiali svedesi di Åre, 2018-2019, le cose vanno peggio, se possibile: nessun successo, due soli podi in superG, un 14° posto a Sölden come “best” in gigante, e una mesta chiusura al 21° posto della classifica generale. Chissà in quanti hanno pensato: «E’ finita!». Gisin-Maze oro, Gut bronzo. Il podio della discesa a Sochi 2014 ©GettyImages Ma come dicono gli americani, “Never underestimate the heart of a champion”, ovvero mai “sottovalutare il cuore di un campione”. E Lara Gut-Behrami, che campionessa lo è davvero, come l’araba fenice magicamente risorge, proprio nel finale della stagione successiva, 2019-2020, vincendo due discese libere a Crans Montana, ironia delle sorte proprio la sede dei Mondiali 2027 che la ticinese vedrà da spettatrice. Ma quelle due vittorie in due giorni, il 21 e 22 febbraio 2020, prima della chiusura per Covid-19, le cambiano la carriera. Di nuovo. Da lì in poi, infatti, e nelle 5 stagioni successive, conquisterà altri 22 successi in Coppa del Mondo, di cui 6 in slalom gigante (più di quanti ne avesse mai ottenuti prima dell’infortunio a St. Moritz 2017), due titoli iridati, un oro olimpico, un’altra Coppa del Mondo generale, altre quattro di superG. Un po’ come Federica Brignone post 2021, quando stava per ritirarsi. L’avesse fatto, si sarebbe persa la porzione più bella della sua carriera. L’ennesimo paragone tra le due, vicinissime anche a livello di palmares. Cortina 2021, eccoli gli ori mondiali… Il primo è in superG, su una delle sue piste preferite ©GettyImages Una carriera incredibile la sua, lunghissima, con tre cambi di marca anche a fare da contorno (prima Atomic, poi Rossignol, infine Head, con cui centrerà la Coppa generale al primo colpo, nel 2016) e una capacità unica di superare infortuni, rinnovamenti, ma anche avvicendarsi di allenatori, team privati o ritorni in squadra, qualche polemica, tante discussioni con i media, incomprensioni con i tifosi (in Ticino ripetono sempre lo slogan «non sarà mai come De Agostini e Figini», chissà poi perché), epperò pure una capacità dialettica eccezionale, fra i tanti pregi. Se in giornata e ben predisposta, Lara resta forse la miglior atleta di sempre da intervistare. Per profondità di ragionamenti, capacità di espressione, conoscenza linguistica, eloquio, lucidità e schiettezza. In più, porta in dote un primato unico: nessuna sciatrice, tranne lei, è riuscita ad andare in doppia cifra per vittorie di Coppa in tre specialità diverse: 13 discese, 24 superG, 10 slalom giganti! Nemmeno Shiffrin. A livello maschile, ci sono riusciti solo Hermann Maier e Pirmin Zurbriggen. Gut-Behrami, legatissima alla sua famiglia, con i genitori che l’hanno sempre assecondata in tutte le scelte, anche quelle più difficili, lascia “in pista” un vuoto enorme perché personaggio in grado di andare in realtà ben oltre lo sport e i semplici numeri. Ma più di ogni aspetto, consegna in eredità una classe infinita sugli sci, una passione enorme per sport e sacrifici, e quella capacità di incantare l’audience anche con il suo parlare forbito. Non da tutti. Anzi, proprio solo delle fuoriclasse, dentro e fuori il mondo innevato. E sicuramente, al di là di trionfi e coppe, è e sarà ricordata sempre come una delle più grandi sciatrici della storia. Senza discussioni. Buona vita, Lara. Navigazione articoli Lara Gut-Behrami si ritira! «C’è un momento per tutto. Solo grazie» Peterlini: niente Ushuaia, ma sta bene. E c’è una novità in arrivo…
Bellissimo articolo Gianmario. Traspare una (giusta) dose di malinconia, come sempre succede quando lasciano questi/e super atleti/e Rispondi
Grazie Gianmario! Ricordo di gran classe, come sempre stata la mai banale Lara. Mancherà. Sarebbe bello in futuro rivederla in Fis….. chissà? Rispondi
Chissà, ma non credo. Ora sicuramente sparirà dai radar e vorrà fare la mamma. Poi, mai dire mai… Rispondi
“Intelligente, vincente, poliglotta, mai banale, sincera, diretta, a volte scomoda, sempre sé stessa in ogni scelta.” Hai scritto tutto, alla perfezione. Quanto mancherà la sua intelligenza al circo bianco? Ci sarà un prima e un dopo Lara Gut. E il dopo purtroppo inizia domani ❤️🩹❤️🩹❤️🩹 Rispondi
Ah, per chi come me ha avuto il piacere di intervistarla, ma pure di vederla e analizzarla anche in allenamento (Zermatt) e persino in palestra, per un servizio speciale ormai tanti anni fa, mancherà moltissimo. Sinceramente, l’atleta più intelligente che abbia mai conosciuto in 25 anni di questo mestiere. Rispondi
Rispetto ai “comuni mortali” i campion* dello sport hanno l’opportunità fantastica di vivere due vite… la prima, quella sportiva, intensa, adrenalinica, ricca di soddisfazioni ed una seconda, quella “post ritiro”, che arrivando comunque in giovane età è assolutamente “nuova di zecca”… (P.S. Gianmario, come scrivi tu di sci femminile, nessuno mai…) Rispondi
Grazie per le belle parole, immeritate! Ma sai che… stavo pensando la stessa cosa? Cioè ti ritiri a 30 anni, poco più, e hai già vissuto una vita intensissima, fatta di viaggio, gioie, dolori, vittorie, sconfitte, ma piena di adrenalina. E poi ne hai un’altra davanti completamente diversa, ma molto più lunga. E’ incredibile onestamente a pensarci. Rispondi
A detta mia, che conto zero, il ritiro più doloroso da tanti anni a questa parte. Gut-Behrami è (era) una di quei pochi atleti per cui non conta il passaporto nemmeno per il patriottista più sfegatato (figuriamoci per me, quindi, che amo lo sport e detesto il tifo) – ironico come il Paese che l’ha criticata di più sia stato proprio il suo (un po’ come avviene per Sinner oggi, in un altro sport). Ho avuto l’onore di scambiarci un paio di parole, io e tanti altri, alla festa tenutasi a Lugano per la prima coppa del mondo, della quale custodisco ancora la maglietta celebrativa. Sciatrice immensa, inimitabile, dalla postura dritta come un fuso al cancelletto a quelle spazzate di coda in curva. Sarebbe un piacere ascoltarla commentare le gare, ma sono sicuro che il suo vero posto sarebbe nella federazione: una così, con quella schiettezza e quel pensiero profondo, saprebbe forse fare del gran bene per lo sport invernale in anni di grande, grandissima incertezza. Rispondi
Sono d’accordo. Per altro anni fa le chiese se le sarebbe piaciuto commentare, post carriera, disse “assolutamente no!”. Perché ha paura di giudicare. Ma in realtà bisogna solo raccontare. Con l’autorevolezza e il linguaggio che ha lei, sarebbe la numero uno anche in quel campo. Alla seconda festa a Lugano ero presente. Sul Canale You Tube del sito, di fianco alle aperture in home page, trovi un po’ di interviste che le ho fatto, tra cui quella di Lugano. Da settembre farò dirette video con tanti atleti proprio su You Tube, ma dentro il sito! Rispondi
Da tanti anni la mia preferita in assoluto! Forte, intelligente, onesta, diretta… Il coraggio di mollare del tutto i social in un mondo come quello di oggi in cui l’immagine è così importante dice molto di lei. Ci è mancata quest’anno e adesso sappiamo che ci mancherà sempre. Ma la sua scelta di mettere la qualità della vita futura davanti alla prospettiva di un ulteriore incerto prolungamento di una carriera già strabiliante di successi sportivi, è proprio da lei. E a 35 anni può ancora scegliere di fare della sua vita tutto quel che vuole. Tanti auguri Lara! Rispondi