Petra Kronberger, tre volte vincitrice della Coppa del Mondo generale; 2 ori olimpici, 1 iridato. Il tutto in pochi anni di carriera. Sempre con BlizzardL'austriaca Petra Kronberger, qui ritratta nel 1992. Tre volte vincitrice della Coppa del Mondo generale; 2 ori olimpici, 1 iridato. Il tutto in pochi anni di carriera. Sempre con Blizzard.

Quanto contano i materiali nello sci alpino agonistico moderno? Quali le differenze rispetto al passato? Perché gli atleti cambiano marca? Accade più spesso oggi o succedeva anche decenni fa? E in quali termini? Domande interessanti che molti appassionati, ma persino addetti ai lavori, pongono spesso e magari rimangono senza risposta. Cercheremo di occuparcene al meglio in questo momento particolare, prima che le competizioni prendano il sopravvento, lasciando anche la parola a diversi esperti. 

Non è un caso, comunque, che ne parliamo proprio in questa primavera/estate 2026, in cui abbiamo assistito a uno sci mercato probabilmente mai visto prima, che ha coinvolto numerosi campioni, vedendo sicuramente un marchio protagonista per qualità di acquisti (Head, e li avevamo anche annunciati tutti su questo portale, i cambi), con l’interessante inserimento di Van Deer anche in ambito femminile (Moltzan), a sparigliare un po’ le carte. Non solo l’azienda austriaca, comunque, perché tante altre marche si sono mosse e nemmeno poco, vedi Nordica.  

NUOVO CICLO

Come dite? E’ normale tutto questo all’inizio di un quadriennio olimpico? Sì, assolutamente e in parte ne abbiamo anche parlato. Esigenze particolari di atleti giovani e forti (Colturi), o veterani (Kristoffersen, Innerhofer); nuove strategie imprenditoriali e agonistiche (vedi appunto Van Deer); momento cruciale per determinati sviluppi di carriera (Robinson), hanno sicuramente influito su questi mesi decisamente scoppiettanti e lo abbiamo descritto. 

Ma c’è dell’altro? E se sì, che cosa? Proveremo ad approfondire il discorso. Questa è solo la prima puntata della nostra mini inchiesta dedicata ai materiali e alla loro importanza. Di sicuro nello sci alpino moderno l’attrezzatura (mica solo gli sci, a volte sono più importanti gli scarponi!) ricopre un’importanza basilare e i materiali incidono, eccome. Ancora di più però incidono il set-up per ogni singola condizione di gara, il lavoro appunto degli skiman (che devono saper adattare la preparazione della soletta alle condizioni della neve, di volta in volta), le richieste degli atleti stessi, il feeling tra sciatore e service-man, le intuizioni, le innovazioni e magari anche un pizzico di fortuna. 

Marta Bassino ancora deve gareggiare per la prima volta con Head

MARCHE

In generale i marchi utilizzati dagli atleti top (citiamo, in ordine sparso, i 12 brand presenti nelle classifica per marchi della Coppa del Mondo 2025-2026, cioè Atomic, Head, Rossignol, Blizzard, Fischer, Salomon, Nordica, Kästle, Stöckli, Völkl, Dynastar, Van Deer) sono tutti di altissimo profilo. Questo in senso generale. Ecco intanto qui la graduatoria finale della classifica- marchi dell’ultima stagione, la trovate nel link, all’ultima pagina. 

La discrepanza è data ovviamente anche dal modo in cui ogni casa costruisce i materiali, influenzando la risposta dello sci alla lavorazione. Tecnologie specifiche, geometria, tuning, struttura della soletta e poi appunto sciolinatura, fanno la differenza. Ma questi sono discorsi molto tecnici che lasceremo di volta in volta agli addetti ai lavori che riusciremo a interpellare. 

PASSATO E PRESENTE 

A noi per il momento interessa capire se rispetto ai tempi che furono anche il mercato dello sci agonistico sia completamente cambiato. O meno. E la risposta può essere parzialmente affermativa. Non che gli avvicendamenti di marca non ci fossero anche in passato: il passaggio di Michela Figini, in quel momento storico campionessa olimpica e mondiale in carica di discesa libera, da Rossignol ad Atomic, nel 1986, fece scalpore, ma fu dovuto anche a svariate contingenze particolari (miglior sci da gara rubato, problemi fisici, l’addio di un suo allenatore di fiducia e un deludente 6° posto nella classifica generale della stagione 1985-1986, dopo aver dominato quella precedente, a 18 anni!). 

Michela Figini a Bormio 1985: oro in discesa libera (a Santa Caterina, in realtà) ancora con Rossignol
Michela Figini ai Mondiali di Bormio 1985: oro in discesa libera (a Santa Caterina, in realtà) ancora con Rossignol

Erano molti di più gli atleti-immagine di una singola marca. Ne citiamo quattro, tra i tanti: Ingemar Stenmark per Elan (oggi più dedita al Freeride); Pirmin Zurbriggen per Kästle (tornata in auge nello sci alpino dopo tanti anni); Alberto Tomba per Rossignol; Petra Kronberger per Blizzard (nella foto principale di questo articolo). Non che non ci siano anche in epoca moderna, vedi Shiffrin&Goggia (Atomic) o la stessa Federica Brignone (Rossignol) e tanti altri. Una Lara Gut-Behrami, però, tra le più vincenti di sempre, classe 1991, ha attraversato il periodo Atomic, poi Rossignol, quindi Head. E con quest’ultima marca ha vinto subito al primo tentativo la Coppa del Mondo generale (2015-2016), bissando poi nel 2023-2024. 

Ingemar Stenmark, sempre fedele a Elan
Ingemar Stenmark, sempre fedele a Elan. Qui ritratto in Val d’Isere

STATISTICHE E TROFEI

E’ altrettanto innegabile che la citata Head oggi sia particolarmente performante in velocità, da anni (basta vedere i Giochi 2022 a Beijing, su una neve praticamente mai trovata prima e nemmeno dopo), e che, proprio per questo, se atlete top decidono di allargare il loro raggio d’azione anche a discesa e superG, come hanno già fatto o stanno per fare Alice Robinson e Lara Colturi, la scelta dell’azienda austriaca (fondata in America) diventi quasi “obbligata”, laddove sia possibile

Se però guardiamo ai risultati, un conto è il dominio nella classifica dei marchi, come già ricordato, un conto poi sono i trofei legati in primis alla Coppa del Mondo. Nelle ultime dieci stagioni, per esempio, Head ha conquistato la Coppa generale una sola volta al maschile (con Pinturault) e due al femminile, ma con la stessa atleta, già citata (Gut-Behrami). Per il resto, Atomic, Rossignol o Stöckli si sono presi la scena con i vari Hirscher, Kilde, Odermatt, e poi ancora Shiffrin, Brignone, Vlhova.

Lara Gut-Behrami ©Pentaphoto
Lara Gut-Behrami ©Pentaphoto

Guardando, per non fare che un altro esempio, alla Coppa del Mondo di slalom gigante, e riferendoci anche in questo caso solo agli ultimi due lustri, si può notare come i soli Alexis Pinturault e Lara Gut Behrami abbiano conquistato questo trofeo con sci Head. Mentre nel lasso di tempo considerato, tra maschi e femmine, Atomic, Rossignol, Stöckli, Völkl, Salomon hanno saputo trionfare con svariati atleti nella classifica di questa specialità: Hirscher, Kristoffersen, Odermatt, Braathen; Brem, Worley, Rebensburg, Shiffrin, Brignone, Bassino, Scheib.  

FUTURO

Quindi Head è sicuramente una potenza, anche economica di questi tempi (come Van Deer), ma come si è visto, non vince tutti i trofei. Una certa distribuzione esiste lo stesso. Certo, in questo momento tra le ragazze top ha sotto contratto Emma Aicher, Lara Colturi, Alice Robinson, Camille Rast, Lindsey Vonn, Lara Gut-Behrami, Corinne Suter, Sara Hector, Laura Pirovano, Cornelia Hütter, Wendy Holdener, Kajsa Vickhoff Lie, Lena Dürr, Elena Curtoni, Ariane Rädler, Nina Ortlieb, Anna Swenn-Larsson, Marta Bassino e ci fermiamo qui… Più Ledecka, che sta per arrivare. Una “potenza di fuoco” incredibile.

Come abbiamo scritto di recente, l’idea sembra proprio quella di provare a dominare la Coppa del Mondo femminile magari puntando a tutte le coppe a disposizione, un’impresa che non è impossibile realizzare, in futuro, dati i nomi di cui dispone Head

Morale? Morale rispetto al passato è cambiato tanto, anche se i materiali contavano pure ai tempi della Valanga Azzurra: come dimenticare le feroci polemiche legate alla differenza di prestazioni dei vari marchi alla vigilia (e durante lo svolgimento) dei Giochi di Innsbruck 1976? Consultare i giornali dell’epoca, per credere. E uno come Alberto Tomba, nonostante ponti d’oro da altre aziende, non ha mai voluto cambiare marca di sci. Certo oggi ci sono più marchi coinvolti, gli atleti si muovono più facilmente (poi magari tornano indietro, vedi Gauché di recente), l’aspetto economico conta eccome (non faremo nomi, ma c’è chi si sposta da un’azienda all’altra per differenze minime!), il passaparola corre, la differenza in alcune situazioni esiste e si sente. 

Alberto Tomba, sempre fedele a Rossignol
Alberto Tomba, Rossignol forever!

Poi però ci sono sempre tanti altri fattori che intervengono, oltre a quelli citati nell’incipit di questo articolo: nuovi stimoli da trovare; una nuova tecnica che magari ti porta a un adattamento migliore a un certo materiale; l’entourage che si ha a disposizione; la possibilità di sviluppo o di utilizzare gli sci top gamma; anche risultati negativi ripetuti, dopo magari una carriera di alto livello, possono influenzare la decisione (o meno) di cambiare marca da parte di un atleta, idem l’idea di fare un passo decisivo verso l’elite assoluta. Però, un po’ come in Formula 1, dove un pilota si costruisce l’auto intorno a sé, è innegabile che uno sciatore cerchi il materiale più performante o quello con cui trova il feeling migliore. 

A breve parleremo con alcune figure legate a grandi marchi per capirne di più. 

Pirmin Zurbriggen, una vita agonistica con Kästle
Pirmin Zurbriggen, una vita agonistica di successo con Kästle
6 pensiero su “L’importanza dei materiali e gli atleti-immagine. Cos’è cambiato oggi?”
  1. Vado al sodo..ma una coppa del mondo monomarca IN VELOCITÀ(ovviamente Head) è proprio impossibile??
    No perchè oggettivamente al momento in Super e Discesa tra chi utilizza Head e Chi utilizza altri marchi sopratutto su nevi scaldate c’è un abisso e in futuro la differenza tra materiali top e il resto temo purtroppo sarà sempre maggiore; A noi Italia per alcuni versi ci ha aiutato,Pirovano con altri sci non avrebbe mai vinto la Coppa specitalità,per altri ci ha sotterrato con Goggia,che oggettivamente ha fatto una stagione un pochino deludente..
    Brignone si è salvata che il Super g di Cortina era un gigante mascherato(finalmente dopo quel vomitevole tracciato di Pechino 22).
    Comunque in conclusione,Per me i Materiali possono decidere totalmente una stagione,e questa non è una notizia positiva per lo sci..

    1. La concorrenza è il sale del commercio (cit.)! Mi auguro proprio di no, sinceramente. Anche per tutti coloro che lavorano nelle varie aziende da me citate nell’articolo. Poi quello che dici tu Angelo è verissimo e l’ho scritto pure io. Però ho portato anche i dati sui vari trofei, e Head come si nota non ha poi vinto tantissimo in realtà. Perché i fenomeni, come in passato, tendono a non cambiare mai, leggi Odermatt o Shiffrin. Sicuramente Pirovano ha avuto sotto i piedi materiali top, non ci piove, pur avendoci messo tanto del suo. Per Goggia restano da capire tante cose, ma il fatto che cambi contemporaneamente skiman, fisioterapista e allenatore personale la dice lunga. Vuol dire che troppe situazioni non hanno funzionato. Qualcosa anche con i materiali, ma credo solo sula preparazione su ogni singola gara, non in generale. La marca è top, ovviamente. Per quel che so su Brignone e su Rossignol, nel 2025 aveva sci velocissimi, in primis in gigante, dove in teoria i materiali non fanno tanto la differenza. E invece un po’ l’hanno fatta, detto da chi le sta vicinissimo! I materiali contano tanto, tantissimo. Ma contavano anche in passato eh, sicuramente dai primi anni ’70. Le polemiche sugli sci poco performanti in discesa (o preparati con metodologie antiche, leggi pentolino, quando già la Svizzera era avanti anni luce in questo senso) della Valanga Azzurra erano all’ordine del giorno!

      1. Piccola precisazione: il “Babi” (lo skiman di Sofia Goggia) sembra avesse già deciso da almeno un anno di andare, giustamente, in pensione dopo la stagione olimpica.

        1. Non significa nulla, credimi. Lo sapevo, ma anche Mauro Sbardellotto sarebbe in pensione da anni eppure continua perché il feeling con Federica Brignone è fantastico. E’ successo qualcosa e tra le righe si è saputo. Però mi piacerebbe saperne di più.

      2. Grazie mille sempre molto preciso e puntuale,interessante la parte sui materiali di Brignone..effettivamente nel 2025 aveva trovato il setup DIVINO,ancora ho in mente la seconda manche di Saalbach dove secondo me ci fu una delle prestazioni più clamorose della storia dello sci femminile dal 2008 ad oggi(prima per questioni anagrafiche non seguivo quindi non mi pronuncio),però appunto parliamo di Curva da Gigantone,dove in Rossignol si vede lavorano molto bene

        1. Mi è stato detto da chi è proprio vicinissimo a Federica. “Ok, gli sci da gigante solitamente non fanno tutta questa differenza, ma nel 2024-2025 aveva veramente dei materiali super top”. Quindi, tendo a credergli. Per il resto, è stata tutta farina del suo sacco. E in generale i materiali contano tantissimo. Domani un’altra puntata “speciale” della nostra inchiesta…

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