L’allarme era già stato lanciato ieri dalla squadra slovena. Questo non è un codice “rosso”, no, però resta una richiesta d’aiuto e una riflessione importante che va condivisa. Grazie all’articolo di Ski Chrono. Mentre la Coppa del Mondo di sci alpino prende il via questo fine settimana a Sölden (Austria), le squadre francesi soffrono di una grave carenza di risorse finanziarie per far fronte alla concorrenza: «Non so se riusciremo a portare a termine la stagione 2026-2027». A giugno, in occasione dell’assemblea generale della Federazione francese di sci (FFS), Pierre Mignerey, direttore tecnico nazionale, aveva lanciato l’allarme. La situazione era critica per i Bleus, che questo fine settimana saranno a Sölden (Austria). PROBLEMI La FFS registra un bilancio di 22 milioni di euro, con un utile irrisorio di 3.500 euro. Mancano ancora 500.000 euro per portare a termine la stagione sportiva, ma la situazione sembra sulla buona strada per essere risolta: «Questo bilancio non consente di attuare una vera e propria strategia fino ai Giochi del 2030», ha dichiarato anche Pierre Mignerey. «La priorità del nuovo mandato è aumentare le risorse», ha ricordato Fabien Saguez, presidente della FFS, giovedì a Valence davanti a 300 direttrici e direttori dell’ESF. I «maglioni rossi» di Eric Brèche hanno aumentato il loro contributo «per vedere brillare le squadre francesi» di 250.000 euro (per un totale di 850.000 euro). Anche Domaines Skiables de France (DSF) dona 900.000 euro ai Bleus. Le partnership (per tutte le discipline) ammontano a 8,8 milioni (con scambi di merci in alcuni casi). Sono stati annunciati due nuovi marchi per lo sci alpino. Gli atleti (e le loro famiglie) versano, dal canto loro, 2 milioni di quote annuali. INCERTEZZA «Dobbiamo puntare a 30 milioni per il 2030», spiega Fabien Saguez, che ha appena presieduto un’assemblea generale finanziaria, ricordando che la concorrenza vanta budget impressionanti (140 milioni per l’Austria, 110 per la Svizzera e 53 per l’Italia). La scorsa primavera Clément Noël e Paco Rassat avevano incontrato Fabien Saguez presso la sede della FFS per «avere trasparenza». «In realtà, ho smesso di preoccuparmi perché sono cose che non posso controllare», ammette di buon grado il campione olimpico di slalom del 2022. «Alla federazione fanno quello che possono. Siamo un po’ in una situazione improvvisata. Se dovessi agire diversamente, lo farei, ma non voglio entrare in un braccio di ferro. Il mio ruolo è sciare e pensare alla mia carriera. Vogliamo vincere delle medaglie alle Olimpiadi del 2030». «Inevitabilmente, ci pensiamo un po’. Ci è stato detto che quest’anno i budget sono al minimo», annuncia la slalomista Chiara Pogneaux. «Spero che la FFS riesca comunque a trovare i finanziamenti necessari per i più giovani, perché non siamo noi quelle più colpite», tiene a precisare la sua compagna Caitlin McFarlane. «Io faccio parte del gruppo di Coppa del Mondo, non sono certo quella che deve lamentarsi di più, ma non stiamo forse tagliando l’erba sotto i piedi a chi gareggia in Coppa Europa? Giovani promettenti: se i genitori non riescono a stare al passo, saranno costretti a smettere», afferma Marie Lamure. Marie Lamure 25 anni da Chambéry ©Pentaphoto In questa “corsa allo sponsor” prima delle gare, tutti i Bleus sono sostenuti da partner piuttosto fedeli (Excoffier, Cimalpes, ora anche Silex, e le loro stazioni sciistiche) e dai loro fornitori di attrezzature. Ma lo sci alpino, disciplina di punta, fatica sempre di più a riscuotere successo, al contrario del biathlon: «È frustrante rendersi conto di essere al vertice di un’arte che interessa sempre meno», si rammarica Loévan Parand, nuovo arrivato nel gruppo A: «Io lo faccio per amore dello sci, non per i soldi». STAFF SOTTO PRESSIONE «Ciò che mi infastidisce è la cattiva atmosfera che tutto questo può generare, e ho l’impressione che il mio sport stia scomparendo», afferma con franchezza Frédéric Perrin, direttore delle squadre maschili francesi. «Ci sono molte incertezze, ma ci siamo ripromessi di smettere di parlarne. Tutti stanno attenti…» «Teniamo tutti d’occhio i premi», avverte Vincent Blum, responsabile del gruppo tecnico femminile. «Confidiamo che i membri della federazione si “diano una mossa” e facciano il loro lavoro da parte loro, mentre noi facciamo il nostro, dando il massimo». Nonostante tutto. DORIANE ESCANE «Un problema che ci impedisce di esprimerci? Non credo dice Doriane Escane -. Ma ne parliamo tra di noi. A volte, durante gli stage, ci dicono “bisogna pagarlo, bisogna pagarlo”, mentre paghiamo già il biglietto d’ingresso e il biglietto aereo per il Sudamerica. Dopo quest’anno mi sono rivolta a un preparatore atletico al di fuori della Federazione, a un preparatore mentale e ho pagato la benzina per tornare di nuovo nel Sud. Quest’estate pensavo di risparmiare, ma con i viaggi al Sud non è stato affatto così. Personalmente, sono fortunata perché ho Excoffier e Courchevel che mi sostengono molto bene. Ma più si restringono le quote, più persone si fermano alla base della piramide, e quindi in cima mancano gli atleti. Nella nostra generazione, a esempio, quando ci hanno preso in squadra, ce ne sono stati tantissimi che sono stati “buttati via” e inevitabilmente ora non c’è più nessuno…». Doriane Escane, 27 anni, da Perpignan, capitale storica della Contea del Rossiglione e, per lungo tempo, anche del Regno di Maiorca ©Pentaphoto Navigazione articoli Agazzi: «Trocker? Fisicamente impressionante». In futuro… Colturi: «Sono cresciuta. La velocità? E’ la base…»