In un’intervista rilasciata ai colleghi svizzeri, Thea Louise Stjernesund ha parlato di tematiche varie, tra le altre le novità riguardanti la prossima stagione e la necessità di lavorare sul lato mentale nel suo sport, soprattutto dopo la delusione patita all’ultimo Mondiale di Saalbach-Hinterglemm 2025, dove ha visto sfumare il podio per un solo centesimo. Di seguito, alcuni dei punti più importanti dell’intervista. SULLA PROSSIMA STAGIONE A proposito delle aspettative sulla prossima annata di Coppa del Mondo, la norvegese ha annunciato il saluto definitivo allo slalom, per lasciare spazio al superG, dove disputerà diverse gare e dove si è già allenata nel ritiro in Cile. «Ora mi sto allenando un po’ di più sulla velocità», ha dichiarato, motivando la scelta di tralasciare la disciplina tecnica in virtù del numero esiguo di punti FIS nella specialità, dove non ha brillato negli ultimi anni né in Coppa del Mondo, né in Coppa Europa: «per me lo slalom è stato decisamente molto impegnativo nelle ultime stagioni. E sentivo che con i punteggi di partenza alti con cui mi ritrovavo, non riuscivo più a esprimere il mio potenziale. Ho lavorato duramente sullo slalom per tanti anni per farmi strada fino alla top 15 della classifica mondiale, e poi ne sono uscita». Da un lato, dunque, rimane la mancanza di motivazioni nella disciplina tecnica, dove non la vedremo al cancelletto di partenza quest’anno, a meno che non raggiunga i 500 punti nella WCSL Overall che le garantirebbero un pettorale appena dopo il 30, dall’altro la volontà di gareggiare comunque in una seconda specialità: «Per me è molto importante praticare due discipline; non voglio sciare solo in una. Perché ho paura di perdere le mie abilità. Voglio essere una sciatrice versatile. Sono un’atleta ambiziosa, ed è per questo che la mia debolezza nello slalom mi ha penalizzato molto più del dovuto. Dopo questa stagione, ho capito: ho bisogno di un anno di pausa mentale. A meno che non raggiunga i 500 punti, in quel caso sarò di nuovo al cancelletto di partenza dello slalom». Thea Louise Stjernesund, 29 anni, vanta 1 podi in parallelo in Coppa del Mondo ©Pentaphoto CAMBIAMENTI A questo proposito, la definitiva scelta del passaggio in velocità nel superG, seppure soltanto part-time, al fine di migliorare anche la posizione aerodinamica in gigante. «Ho iniziato a guardarmi intorno e a riflettere su cosa mancasse al mio slalom gigante. l’aerodinamica… ho pensato: “Forse dovrei provare a sciare in Super-G e allenarmi molto su quello”», le parole dell’argento in gigante alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, che ha notato l’amplificazione degli errori della disciplina tecnica, in quella più veloce. Su quali saranno gli eventi in cui parteciperà in supergigante, ancora nessuna certezza. «sceglieremo sicuramente i percorsi più belli! Perché durante alcune gare penso: “Meno male che non sono in partenza!”», ha detto sulle sue future gare, precisando che disputerà soltanto quelle più comode, come St. Moritz, che vedrà disputarsi sulle sue piste due superG e un gigante, e Cortina. Molto chiaro, invece, l’obiettivo del Mondiale, la medaglia in gigante, dopo quella sfumata a Saalbach per un solo centesimo a favore di Paula Moltzan: «Il mio obiettivo e il mio sogno è chiaramente quello di vincere una medaglia, soprattutto nello slalom gigante. L’ultima volta sono arrivata quarta, a un solo centesimo di secondo dal podio. Non cerco compassione, ma ti fa riflettere un po’ di più! Perché qualcuno deve pur arrivare quarto, lo capisco e posso accettarlo, ma ci pensi un po’ di più rispetto a un settimo posto». Thea Louise Stjernesund (NOR) a Solden il 26/10/2024 Photo: Marco Trovati/Pentaphoto SUL LAVORO MENTALE Partendo dal discorso sul quarto posto iridato, Stjernesund ha sviluppato un discorso molto significativo sul lato mentale del suo sport, dal momento che il risultato è stato affiancato, nella stessa stagione, da altri quattro piazzamenti identici. «A volte mi chiedevo: ‘Sarò per sempre l’eterna seconda?’ Il sollievo di salire sul podio di tanto in tanto e pensare: ‘Ok, merito di essere lì, è solo questione di piccoli aggiustamenti’, significa molto per me.», la sua riflessione. Ora, nella norvegese rimane la volontà di vincere (ha cinque podi in gigante, ma zero vittorie) che però non deve essere un’ossessione, a differenza di ciò che pensava scorse stagioni, ha spiegato nell’intervento: «A dire il vero, negli ultimi tre anni sono stata così ossessionato dalla vittoria che la pressione e la tensione sono aumentate costantemente. Arrivi al cancelletto di partenza e ci provi ancora di più, ma questo non ti rende necessariamente più veloce. Sto cercando di interiorizzare questo concetto!». Da qui, è iniziato un percorso mentale con i professionisti della federazione, che l’ha portata a cambiare l’atteggiamento in gara, passando dal pensare alla vittoria, nel momento in cui si trova al cancelletto di partenza, a quale sia il suo obiettivo nella sciata. «Mi dico: “Vai avanti, vai avanti, vai avanti!”. Si può anche notare: quando mi spingo con i bastoncini, si vede che ripeto il compito. Devo dirlo ad alta voce per non perdere la concentrazione e finire per pensare: “Vinci, vinci, vinci!“. Questo mi ha aiutato molto anche alle Olimpiadi». A proposito del gigante olimpico, simpatica la sua dichiarazione sul piazzamento a pari merito con Sara Hector, sia nella prima sia nella seconda manche della gara, di cui ha fatto le spese la nostra Lara Della Mea, quarta, risultato che Stjernesund non credeva potesse essere vero. «All’inizio, sono rimasta piuttosto scioccata dopo la prima manche, quando eravamo a pari merito. E quando è riuscita a ripetersi nella seconda manche, sono rimasta completamente sbalordita. Ho pensato: ‘No, non è possibile!’. Inizialmente ho pensato che ci fosse qualcosa che non andava con il display e che il tempo fosse ancora quello della prima manche. È stato davvero straordinario che sia successo proprio in questo giorno olimpico, e per di più con Sara, che è una mia cara amica. È stato davvero divertente». Verdetto alla pista ora, dunque, per le ambizioni della norvegese, anche per capire se questo “esperimento” velocità possa essere qualcosa di più, magari una certezza parallela al gigante. Stjernesund, Brignone, Hector: il podio del gigante olimpico a Cortina 2026 ©Pentaphoto/ Marco Trovati Navigazione articoli Braathen lancia la sfida a Odermatt Hirscher&Vonn, cosa c’è dietro i loro “ritorni”