Luca De Aliprandini, Michelle GisinLuca De Aliprandini, Michelle Gisin

Sei mesi fa Michelle Gisin, ora fresca di matrimonio con Luca De Aliprandini, subìva una terribile caduta nell’ultima prova cronometrata della discesa libera di St. Moritz, in Coppa del Mondo.

Conseguenze molto serie, che avrebbero potuto sfociare nel dramma: gravi lesioni alla colonna cervicale, al ginocchio e alla mano, polso in particolare. Ha rischiato di rimanere paraplegica. Ma non è successo, fortunatamente. Ancora oggi però la campionessa olimpica fa i conti con le conseguenze dell’incidente.

In un’intervista rilasciata a un portale svizzero, pre-Matrimonio, parla dei dolori più intensi della sua vita, dei sensi di colpa nei confronti dei suoi cari, della paura di rimanere paraplegica e di quello che vuole veramente per il futuro. Qualche estratto della bella e lunga chiacchierata, a seguire. 

Michelle Gisin ©Pentaphoto
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ARGOMENTI

Sul momento attuale: «A volte è davvero dura. Mi sono sempre definita per il fatto che praticamente non cadevo mai. È stata solo la terza volta nella mia carriera che sono finita nella rete, su quasi 300 gare di Coppa del Mondo. È già di per sé una grande sfida accettare che sia successo. Ora devo trovare il giusto equilibrio: da un lato non devo reprimere il ricordo della caduta, dall’altro non posso nemmeno pensarci continuamente».

Sulle lesioni fisiche: «Già solo l’infortunio al ginocchio è una grande sfida. Ma ci sono ancora molti altri aspetti da sistemare. Non riesco a piegare il polso di 90 gradi, non ho quasi forza nelle braccia, il collo è molto rigido, l’intera colonna cervicale è limitata nei movimenti. Di recente Dominique (sua sorella maggiore, ndr), mi ha portato a una lezione di yoga. Avevo paura che lo yoga mi facesse vedere chiaramente i miei limiti. Il giorno dopo, però, mi sono svegliata e per la prima volta non avevo dolori».

Sulla normale routine quotidiana: «Ormai riesco di nuovo a fare quasi tutte le cose di tutti i giorni. All’inizio anche versarmi da bere era una sfida enorme».

Sui ricordi legati alla caduta: «Ho provato un dolore incredibile, soprattutto al polso. Nei miei ricordi tutto è successo molto in fretta. Nel primo secondo ho sentito dolore, nel secondo il medico era già da me, nel terzo mi hanno somministrato dei farmaci e mi hanno fatto una flebo. E a un certo punto è diventato chiaro che la lesione al collo era grave. Da quel momento in poi ho controllato continuamente se riuscivo ancora a muovermi. Ogni pochi secondi muovevo le dita dei piedi e quelle delle mani, solo per assicurarmi che funzionassero ancora».

La risposta alla domanda riguardo a una possibile richiesta di ritiro da parte del neo marito Luca De Aliprandini, è chiara: «Luca è incredibile sotto questo aspetto. Mi ricorda continuamente che ora non è il momento giusto per una decisione del genere. Mi sostiene enormemente. Ormai sa bene che il giovedì e il venerdì sono spesso giorni più difficili, perché gli sforzi della settimana si fanno sentire e io mi stanco».

Michelle Gisin ©Pentaphoto
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Sul futuro ancora sugli sci: «Non vorrei definirlo. Credo che me ne accorgerò da sola, quando tutto questo mi coinvolgerà di nuovo al punto da farmi venire voglia di dare ancora una volta il massimo. Ma è proprio questa la domanda: lo voglio ancora, in fondo? Ho una vita meravigliosa. Abbiamo il nostro paradiso a Engelberg, possiamo andare al Lago di Garda in qualsiasi momento. Ho tantissimi privilegi. Se oggi mi siedo qui e ci rifletto razionalmente, potrei anche arrivare alla conclusione che davvero non sia più necessario. Non devo più dimostrare nulla a nessuno. Ma la domanda decisiva rimane: lo voglio ancora? E se rispondo «sì» a questa domanda, arriva subito la domanda successiva.  Devo chiedermi quali obiettivi voglio ancora perseguire. Voglio gareggiare ancora una volta con i migliori al mondo? Si tratta di disputare una stagione solida? Si tratta semplicemente di partecipare ancora una volta a una gara? Ma come ho detto, al momento non ho una risposta. Forse sono al 50 o al 60 per cento del mio percorso».

Sulle critiche per il passaggio a Salomon, maggio 2022: «Ancora oggi non so il perché. In realtà ero abituata alle critiche, ma questa situazione era diversa. Le conferenze stampa sono diventate molto faticose per me. Entravo, vedevo i giornalisti e avevo la sensazione che gli articoli fossero già scritti, indipendentemente da ciò che avrei detto. Dopo queste conferenze stampa tornavo in camera ed ero completamente esausta. Ho sempre avuto un buon rapporto con i giornalisti. Avevo la sensazione di essere aperta e di rivelare molto di me stessa. Ciononostante, a volte avevo la sensazione di essere schiacciata. Per me quel periodo è stato estremamente difficile. Ovunque si parlava solo del perché avessi cambiato marca e se mi interessassero solo i soldi. Eppure, in realtà, non avevo avuto una stagione negativa. All’epoca c’erano alcune cose che non capivo. A esempio, perché le persone si sentano offese personalmente a causa delle mie prestazioni sportive. Per me è assurdo. Sono un grande appassionato di tennis. Quando giocano Stan Wawrinka o Belinda Bencic, per esempio, ne sono emotivamente coinvolta. Mi rallegro dei loro successi, soffro davvero con loro. Ma la mia giornata non dipende certo dai loro risultati. Ma la questione è stata anche strumentalizzata dai media. Il problema, dal mio punto di vista, era che noi svizzeri avevamo avuto una stagione di incredibile successo. Non c’era quasi nulla di negativo da riportare. Il mio cambio di attrezzatura è diventato, in un certo senso, quell’argomento negativo. L’ho percepito molto fortemente, soprattutto nella Svizzera tedesca. Anche nella Svizzera romanda sono state poste domande critiche, ma lì si è tornati a concentrarsi sulle gare. Ricordo anche post negativi sui social media, nelle sezioni dei commenti o lettere offensive. Cose del genere rimangono impresse. Ma la grande maggioranza delle persone in Svizzera è rispettosa e discreta».

Michelle Gisin ©Pentaphoto
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