Deborah Compagnoni ©PentaphotoDeborah Compagnoni ©Pentaphoto

Cento anni dopo la fondazione del CIO, avvenuta nel giugno del 1894 all’Università Sorbona di Parigi, le Olimpiadi invernali celebrano (forse) l’edizione più bella di sempre, la 17esima della storia, dal 12 al 27 febbraio 1994 a Lillehammer. Una perla unica sotto ogni punto di vista organizzativo, di pubblico, dell’atmosfera grazie anche alla purezza di spirito che il popolo di casa riesce ad aggiungere al naturale amore per le discipline in questione.

LILLEHAMMER

Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione elettronici (internet è già attivo da due anni, anche se poco di fuso) facilita la trasformazione dello sport in un gigantesco fattore economico. I Paesi in gara sono 67, per 1.737 atleti (104 italiani, 78 uomini, 26 donne, Deborah Compagnoni portabandiera). La sola CBS statunitense sborsa 300 milioni di dollari per i diritti televisivi; il giro d’affari globale si calcola sia di duemila miliardi.

In tutto ciò la cittadina norvegese, a tre ore d’auto da Oslo, si regala sedici giorni di sole per dire addio ai Giochi olimpici in Europa nel millennio: sono circa 1,7 milioni i tifosi di casa lungo i percorsi di gara e nelle arene sportive (praticamente un norvegese su cinque) miliardi di telespettatori davanti ai teleschermi. Un trionfo, nonostante i costi elevatissimi per alberghi e mezzi di trasporto (25.000 lire dell’epoca per una birra, 300.000 per una cena!).

Deborah Compagnoni ©Pentaphoto
Deborah Compagnoni ©Pentaphoto

NOVITA’

E’ un’Olimpiade dalla forte valenza ecologica, con pochissimi salifici di alberi; rapaci disegnati sul ghiaccio della pista di bob per tenere lontani gli uccellini che sarebbero stati in serio pericolo al passaggio dei bolidi; utilizzo al villaggio degli atleti di piatti fatti con una farina di fecola di patate (dopo l’uso smistati come cibo per allevamenti di bestiame), infine un palazzo del ghiaccio costruito dentro a una socia, una specie di modernissima caverna refrigerata naturalmente (-8° fissi), pur con elevatissimi costi di perforazione.

STORIE TESE

Non mancano ancora una volta questioni politiche. Le tragiche vicende di quella che ormai era la ex Jugoslavia consigliano al CIO di non invitare il Comitato olimpico che rappresentava serbi e bosniaci in piena guerra. E nella gara di bob a 4 il team della Bosnia-Erzegovina si presenta così composto: un croato-bosniaco, due musulmani-bosniaci e un serbo-bosniaco, il migliore esempio possibile di spirito olimpico.

Alla Cerimonia d’apertura salta l’atea dichiarazione ufficiale del CIO per bocca di Samaranch contro la pulizia etnica, mentre compare un invito a commemorare tutti insieme, nello stadio, il martirio di Sarajevo. l giuramento è recitato dal grande fondista norvegese Vegard Ulvang, tre ori ad Albertville 1992, che era appena pronunciato duramente contro lo stesso presidente del CIO, accusandolo di essere stato gerarca fascista ai tempi del caudillo e di mandare avanti comunque una politica sportiva mondiale secondo quell’impronta. Parole pesanti come macigni.

Manuela Di Cento, cinque medaglie con due ori ai Giochi 1994 nello sci di fondo ©Pentaphoto
Manuela Di Cento, cinque medaglie con due ori ai Giochi 1994 nello sci di fondo ©Pentaphoto

Saranno Giochi preceduti dall’infinita telenovela su Nancy Kerrigan e Tonya Harding, nel pattinaggio di figura (con la prima poi argento in gara, dopo il bronzo del 1992, e la seconda in lacrime, lontana dal podio), dell’idolo di casa Johann Olav Koss (tre ori nel pattinaggio velocità con altrettanti record del mondo), della doppietta nel biathlon femminile firmata dalla canadese Myriam Bedard, del terzo oro consecutivo di Bonnie Blair nei 500m di pattinaggio velocità pista lunga (prima donna a riuscire nell’impresa).

CAMPIONI

E ancora: dei tre podi di una rediviva Verena detta Vreni Schneider (oro in slalom, argento in combinata bronzo in gigante) dell’incredibile doppietta d’oro gigante-superG di Markus Wasmeieri, nell’alpino, proprio quando era considerato da tempo sul viale del tramonto, di Gustav Weder e Donat Acklin, svizzeri, primo equipaggio maschile nel bob a due a ripetere il trionfo, in questo caso dopo Albertville 1992.

Non è finita: della coppia russa Ekaterina Gordeeva e Sergej Grinkov, marito e moglie nella vita dal 1991, capaci di tornare dopo essere passati al professionismo e trionfare ancora nel pattinaggio artistico facendo seguito al titolo ottenuto a Calgary 1988. Anche Torvill/Dean fanno il loro cloroso rientro in gara e si prendono un incredibile bronzo nella danza cheta seguito all’oro di Sarajevo 1984, mentre Katharina Witt, l’eroina degli anni ’80, finisce settima in un deja-vu nel suo caso meno brillante, ma sempre nobile.

Di Manuela Di Centa, ovviamente, cinque medaglie in cinque gare nello sci di fondo, di cui due d’oro. E del quarto posto nel medagliere finale dell’Italia, frutto di sette ori, cinque argenti, otto bronzi, per venti medaglie. Un bottino clamoroso e record azzurro fino a Milano-Cortina 2026!

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