C’è tanta voglia di fare, di gareggiare, di tornare al massimo livello dopo una stagione olimpica complessa per svariati motivi. È iniziato un nuovo corso, è vero, per slalom e gigante maschile italiano, ma con allenatori in realtà tutti ben noti e con Massimo “Max” Carca che si sdoppia, un po’ stile Rulfi, anche se in maniera diversa, da direttore tecnico assoluto e responsabile soprattutto dello slalom. Ne parliamo, guardando soprattutto al futuro, con uno dei veterani della squadra, Tommaso “Tommy” Sala, 31 anni appena compiuti, anche se in realtà lui, giustamente, si sente molto più giovane professionalmente parlando, perché spesso è stato fermato da acciacchi di varia natura o infortuni gravi (l’ultimo nel novembre 2024, rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro), e ripartire-fermarsi-ripartire è un esercizio complesso, a maggior ragione per uno slalomista. Sarà lui stesso a spiegarcelo. Tommaso Sala, intanto com’è andata a Ushuaia?«Direi bene, 26 giorni buoni. Con la nuova organizzazione, ovviamente, Carca, Prosch, Marchetti, Blardone più specifico sul gigante e Bergamelli, “Gianchi” per tutti, che segue chi ha la doppia disciplina, come Vinatzer, come Kastlunger. Anche se poi tutti abbiamo fatto allenamento di gigante, io per primo. Trattasi di allenatori che ho già avuto negli scorsi anni, da Prosch a Bergamelli; con Marchetti ho lavorato al primo anno, ma in generale mi sono sempre trovato bene con tutti. In Argentina ho visto un buon coordinamento e posso dire che abbiamo lavorato al meglio». In quali condizioni?«Condizioni non semplici. All’inizio la neve era dura, segnava in fretta, che in realtà per noi è ottimale; poi però è arrivato un po’ il caldo e di fatto abbiamo sciato come se fossimo alla fine della nostra stagione invernale, qui in Europa. Ma è andata bene comunque proprio perché abbiamo potuto testarci in tante condizioni diverse, soprattutto su tracciati molto segnati. In generale bisogna adattarsi e dirò di più, orma il cosiddetto “ghiaccio verde” non si trova più o non si troverà più. Il “vetro” di una volta insomma: anche per questioni di sicurezza, date le ultime disposizioni FIS fin dalla scorsa stagione. E va bene così. Per chi guarda è sicuramente divertente, un grande spettacolo, perché poi spesso si assiste a rimonte clamorose nelle seconde manche. Per noi attori protagonisti è bellissimo comunque, è un’altalena di emozioni, anche se poi non sempre riesci a spiegarti il perché di certi distacchi. Personalmente preferisco “tutta la vita” la neve ghiacciata, ma anche perché secondo me su quel tipo di terreno alzi il livello tecnico, non c’è dubbio. Parlo da slalomista, ovviamente; da discesista che scende a Kitz il discorso è diverso, anche se fino alla categoria aspirante facevo discesa ed ero anche bravino. Da lì poi a scendere sulla Streif con il ghiaccio ce ne corre, ovviamente. Tornando allo slalom, a volte tiri alla morte, sei soddisfatto della tua manche, scendi giù, tagli il traguardo e sei… 30°!. Chiaro, il tutto è dovuto anche al livello altissimo della concorrenza». Tommaso Sala: il miglior risultato in Coppa del Mondo è un 6° posto, ottenuto due volte, a Garmisch-Partenkirchen e Kitzbühel ©Pentaphoto L’addio a Mauro Pini?«Sono rimasto senza parole, io sinceramente non me l’aspettavo. Mi ha chiamato per dirmi che dava le dimissioni, ma tutto il resto non lo so e non lo conosco. Mi è dispiaciuto, davvero. Parlo per me, il rapporto era molto buono, ma anche con altri, credo. Poi io lo vedevo un po’ meno, perché magari Mauro era più con Vinatzer, atleta top 15 in due specialità, com’è normale che sia, ma il rapporto è sempre stato ottimo, fin dall’estate. Un grade motivatore, un ottimo allenatore e persino un educatore, vi dico». Lei c’era a Zagabria quando Manfred Mölgg regalò all’Italia maschile l’ultimo successo in slalom, il 5 gennaio 2017. Aveva 21 anni e fu squalificato nel corso della prima manche. Da allora si attende ancora un nuovo trionfo… «Sì c’ero, lo ricordo bene. Tutti vogliamo vincere, ve lo garantisco al 100%. Facciamo il massimo. Io posso parlare per me: ho 31 anni, finalmente sono a posto fisicamente. Sono riuscito a entrare nei primi dieci diverse volte (10, NdR), ma con tanti stop&go. E in una disciplina dove ogni porta è a mezzo secondo e la tua testa deve fare una serie di cose velocissime, in automatismo, è complesso se per esempio sei mesi e mezzo prima hai smesso di camminare o non riuscivi a controllare il tuo muscolo. Devi ritrovare automatismi, scioltezza e soprattutto devi farlo sulle piste più difficili e tecniche del mondo, in primis a gennaio, con neve sempre variabile e un élite magari più fortunata di te che non si è mai fatta male. Diciamo che sì, sono leggermente in ritardo sulla tabella di marcia, ma con un cammino sempre interrotto. Le possibilità le ho e le abbiamo tutti, da Vinatzer ai giovani come Saccardi che sta sciando forte. Si tratta di stare bene a lungo e concretizzare». In più, ha “scelto” la disciplina maggiormente affollata…«In slalom ci sono “700” nazioni, dico per dire, che lo fanno. Perché è la specialità più allenabile: piove? Si fa slalom; nevica? Si fa slalom. In più i capannoni per sciare al coperto, la telemetria, il video, l’analisi dei dati: in questo momento è tutto estremamente professionale. I primi 30 possono vincere in slalom e con le piste di 10-15 anni fa, ti avrei detto pure i primi 50 in partenza. Il livello dei materiali è clamoroso e… se ti svegli bene alla mattina, battuta semi-seria, puoi anche vincere pur con un numero alto. In, più, a differenza del gigante, non è cambiato il raggio di curva di recente, quindi è tutto standardizzato da 10 anni abbondanti». Morale, con i tempi come andava in Argentina?«Bene, ma è tutto relativo. Di confronti in realtà non ne abbiamo avuti molti quest’estate, solo con Zubcic e Strasser. Stiamo sciando al nostro massimo, con il cronometro eravamo veloci, ma vuol dire tutto e il suo contrario. Mi spiego meglio con un esempio: nel 2025 ci siamo allenati con Kristoffersen, era in Argentina con noi, nello stesso periodo. Bene. Spesso eravamo noi italiani i più veloci. Poi però inizia la stagione e… lui non scende mai dal podio. E’ un martello impressionante, è incredibile (5 podi nel 2025-2026, più il bronzo ai Giochi di Milano-Cortina 2026, a 32 anni, NdR)». Programmi? «La stagione per gli slalomisti comincia a Levi, il 14 novembre. Faremo 5 giorni in capannone a Wittenberg, in Germania, e poi dovremmo andare in Val Senales a rifinire la preparazione. Sciare al coperto ormai è utile, riesci a fare una quantità di passaggi che in 5-6 giorni non puoi più fare da altre parti, all’aperto, perché dovresti trovare sempre neve bella, dura, con il sole, ecc. ecc. Con la situazione attuale del clima e dei ghiacciai, il capannone va fatto. E’ molto allenante soprattutto per il volume di lavoro che si riesce a portare a termine». In bocca al lupo, Tommy! Tommaso Sala, classe 1995, slalomista, dieci top10 in Coppa del Mondo ©Pentaphoto Navigazione articoli In Val Senales si scia, squadre avvisate. Il punto sugli altri ghiacciai Un mese a Sölden: poi sarà 61ª Coppa del Mondo!