Copertina "Sciare" del 15 febbraio 1975Copertina di "Sciare" del 15 febbraio 1975

Gennaio 1975. Eh, bei tempi, per lo sci alpino maschile italiano (un po’ meno per quello femminile, Claudia Giordani a parte), a metà, poco meno, di una delle stagioni più entusiasmanti che la Coppa del Mondo ricordi, quella che terminerà poi con il parallelo di Ortisei del 23 marzo ’75 con i “tre tenori” a sfidarsi per una sfera di cristallo, Thöni, Stenmark e Klammer, nell’ordine in cui poi finirono in classifica generale.

Perché nostalgia canaglia, titolo tra l’altro di una celebre canzone di Al Bano&Romina portata al Festival di Sanremo del 1987? Chi scrive non era ancora nato nel ’75, ma quei tempi se li è fatti raccontare bene e ha potuto poi visualizzare e leggere tutto il possibile. E il necessario. Non c’è nostalgia solo o soprattutto per la Valanga Azzurra (che pure in tre stagioni, quelle proprio di squadra, 1973-1974, 1974-1975 e 1975-1976) fu devastante. Anche, ma non solo.

C’è un po’ di rimpianto, forse sì, per un modo diverso di vivere e raccontare le cose, soprattutto quelle legate allo sport. I giornalisti dell’epoca, con macchina da scrivere al seguito, erano bravissimi, colti e molto preparati. Con lettori decisamente esigenti.

Nel cuore della stagione invernale, certo, e con un’Italia maschile in lotta con due atleti per la Coppa del Mondo generale, la premiata ditta Thöni&Gros (finiranno 1° e 4° nel ’75, ma erano terminati al 2° e 1° posto rispettivamente nel 1974 e saranno ancora 3° e 2° dietro a Stenmark, nel 1976).

Copertina "Sciare" del 15 febbraio 1975
Copertina di “Sciare” del 15 febbraio 1975

Abbiamo preso un numero di “Sciare” ben conservato, ma è un esempio. L’Italia era piena di riviste sugli sport invernali, e quelli sì erano bei momenti, da NeveSport a Sci, per non parlare della mitica rivista edita proprio dalla FISI, ben fatta e ben scritta almeno fino ai primi anni ’90, Sport Invernali!

Tre quarti della rivista sono dedicati alla Coppa del Mondo, sia maschile sia femminile, e non importa se l’Italia sia protagonista o meno, e qui sta il bello. E nonostante la Valanga Azzurra nel suo massimo splendore, il Massimo diretùr, cioè Di Marco, di cui ricordiamo volentieri la memoria essendo appena scomparso, firma il suo editoriale iniziale su Courmayeur, storica località valdostana presa d’assalto spesso anche dai milanesi, che tenta di rientrare nel circuito maggiore. Ci riuscirà, più avanti.

Internet era ben di là da venire, ma non mancano precisione, competenza, passione e statistiche. Guardate un po’ la storica tabella (utilizzata poi da Sciare fino a ben oltre gli anni 2000) sulla classifica parziale di Coppa del Mondo a gennaio ’75, con il punteggio in voga all’epoca, cioè 25 punti per il 1° posto, 20 per il 2°, 15 per il terzo, ecc. ecc., più gli scarti.

Tutto molto più complesso, per carità, forse troppo. Ma tutto sempre ben spiegato. C’è anche la colonna “punteggio valido”, perché naturalmente, e sarà così fino alla stagione 1987-1988, non tutti i punti accumulati erano validi ai fini della classifica generale in quelle stagioni leggendarie.

E poi, quante inchieste! Uno sfogo della Moser-Pröll raccontata addirittura su una rivista non austriaca, cosa che oggi magari mobiliterebbe l’intero ufficio stampa del Wunderteam.

Ma allora si viveva e si viaggiava in simbiosi con gli atleti e i giornalisti, all’epoca sì, in alcuni casi potevano diventare anche amici e/o confidenti. Pröll star assoluta della Coppa del Mondo e anche atleta dal carattere forte.

C’è spazio anche per le consuete polemiche italiche, specie all’epoca, sugli sci dei discesisti azzurri, spesso poco all’altezza della situazione, o forse solo mal preparati di volta in volta.

Ecco, l’inchiesta oggi si è un po’ persa e sarebbe bello ritrovarla. L’importante è che sia ben fatta, con critiche nel caso motivate, e ascoltando pareri e voci diverse, magari pure contrastanti tra loro.

Noi ci stiamo provando con le nostre sei puntate sui materiali (le trovate QUI), ma, come potete osservare sotto, di materiale ce n’era anche all’epoca sullo stesso argomento, eccome.

Rimpianti in realtà non ce ne sono, ognuno è figlio della propria epoca. Ma da un certo giornalismo pur antico si può certamente imparare anche oggi.

I risultati aiutavano, sia chiaro: negli anni ’70, grazie ai successi di Thöni e compagni, così come capiterà dieci anni dopo abbondanti per Tomba&Compagnoni, i giornalisti italiani potevano seguire l’intera Coppa del Mondo sul posto, tappa dopo tappa, viaggiando spesso in compagnia degli atleti stessi. Un sogno, oggi, In un’epoca, quella dei ’70, in cui le TV erano poche, internet lontanissimo, i giornali si vendevano tantissimo e le riviste, come Sciare o tante altre, pure in settori diversi, regalavano quell’approfondimento che piaceva tanto agli appassionati o anche solo ai turisti.

E gli atleti parlavano, senza peli sulla lingua, forse anche meglio di oggi, sicuramente tanto, e senza filtri. Giusto o sbagliato? Difficile dirlo. Indietro non si torna, quel che è stato è stato. Oggi le testate sono tantissime, e tra l’altro gli sport olimpici italiani vivono probabilmente il loro momento migliore di sempre.

Resta una domanda: l’inchiesta, l’approfondimento, quel racconto un po’ diverso dal solito, ha patto che sia ricco di contenuti e ben scritto, interessa ancora? Se la risposta è sì, chissà, magari siete… nel posto giusto!

Azzurri critici

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