Era nell’aria, è successo. Campione olimpico di slalom sulle gobbe, o dossi (ad Albertville 1992), Edgar Grospiron ne aveva superati molti nella sua carriera di atleta e poi da quando era arrivato alla guida di Alpes 2030. Questa volta, l’ultimo ostacolo è stato di troppo. Le dimissioni di Edgar dalla presidenza del Comitato organizzatore dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Alpes 2030 sono state formalizzate giovedì 10 settembre dal suo Comitato esecutivo. «Dopo diversi mesi di tensioni a livello di governance, sono giunto alla conclusione che non sussistano più le condizioni per me per continuare questa avventura. Alcuni diranno senza dubbio che si tratta di un fallimento o di una rinuncia. Preferisco dire che, nel contesto in cui mi trovavo, ho raggiunto il punto in cui era più giusto passare il testimone piuttosto che aggrapparmi alla carica», ha scritto Edgar Grospiron sul suo account LinkedIn. In un comunicato, il COJOP parla di una «transizione scelta, organizzata e assunta con responsabilità», a soli diciannove mesi dall’arrivo del campione olimpico alla guida del progetto. SFIDA Edgar Grospiron aveva assunto la presidenza del COJOP il 18 febbraio 2025. Campione olimpico di sci nel freestyle/gobbe ad Albertville 1992, conosceva bene sia la montagna che le esigenze dello sport di alto livello. Al momento della sua nomina, Grospiron aveva condiviso il proprio entusiasmo nella sua newsletter personale: «Se amo affrontare le sfide, ho anche nel cuore la passione per la prestazione», scriveva allora. Accennava inoltre al suo desiderio di aiutare a crescere coloro che vogliono «realizzare i propri progetti e raggiungere i propri sogni». Un sogno che, per il campione olimpico, si è finito per trasformare in un incubo. La sfida «Alpes 2030» sembrava tuttavia fatta su misura per il campione olimpico di Albertville del 1992. Il comunicato pubblicato questo giovedì gli attribuisce in particolare il merito di aver approvato la mappa dei siti e il programma sportivo, di aver progettato Giochi più sobri e di aver concluso importanti partnership. Ma, in montagna, raggiungere la vetta non basta. Bisogna anche riuscire a rimanerci. E il percorso delle Alpi francesi 2030 si è rivelato molto più accidentato del previsto… Romane Miradoli, Federica Brignone, Cornelia Hütter sul podio del superG a Milano-Cortina 2026 ©Pentaphoto PROBLEMI Ben presto sono emerse le prime scosse. E negli ultimi mesi le dimissioni si sono moltiplicate, indebolendo l’organizzazione. Quella di Cyril Linette, direttore generale del Cojop, lo scorso febbraio, aveva in particolare rivelato importanti divergenze ai vertici di Alpes 2030. Altri responsabili di primo piano avevano già lasciato l’organizzazione. Tutti questi movimenti hanno progressivamente alimentato i dubbi sulla governance di Alpes 2030. Intervistato a fine gennaio su ICI Pays de Savoie, il presidente della Regione Auvergne-Rhône-Alpes, Fabrice Pannekoucke, aveva affermato: «Quando un progetto inizia a maturare, c’è chi sale a bordo e chi scende». Egli aveva assicurato che il progetto fosse «ben radicato sulle sue basi». Basi evidentemente più fragili di quanto annunciato: la situazione si è ulteriormente inasprita durante l’estate. Secondo diversi media, i rapporti tra Edgar Grospiron e i principali soggetti coinvolti nel progetto si erano fortemente deteriorati. La riunione dell’ufficio esecutivo di Alpes 2030, tenutasi il 23 luglio, avrebbe segnato in particolare un punto di rottura. Qualche mese dopo, la breve frase del presidente della regione Auvergne-Rhône-Alpes assume un significato particolare. Questa volta è Edgar Grospiron a scendere. Chi rimane a bordo farebbe tuttavia male a considerare questa nuova partenza come una semplice vicissitudine. Perché dietro l’addio del campione olimpico si pone ora un’altra questione: quella della responsabilità degli attori politici in una governance che, da mesi, fatica a trovare una linea guida. Le dichiarazioni dello scorso marzo della ministra dello Sport, Marina Ferrari, in cui assicurava che «abbiamo chiarito la governance», non avevano del resto dissipato i dubbi. Laura Gauche ©Pentaphoto E ORA? A meno di quattro anni dalla cerimonia di apertura, Alpes 2030 non può più permettersi un lungo periodo di incertezza. Una prima scadenza è già stata fissata: il 14 settembre si riunirà un’Assemblea generale straordinaria per organizzare la fase di transizione, in vista della nomina di un nuovo presidente. Il calendario si fa sempre più serrato. I cantieri sono numerosi. Il CIO segue attentamente lo stato di avanzamento del progetto francese. Come sottolineava Michel Barnier in un’intervista pubblicata il 10 luglio su L’Équipe: «Siamo in allerta per rispettare le scadenze in tutti i settori». Sarà quindi necessario ritrovare rapidamente una governance stabile e ripristinare la fiducia. Ma cambiare chi è al timone non basterà a rispondere a tutte le domande. Perché, guardandosi allo specchio domani mattina, anche i due presidenti di regione all’origine del progetto dovrebbero porsene una: cosa pensano oggi gli abitanti delle loro regioni? Coloro che sono ancora in gioco devono ora spiegare come il progetto sia arrivato a questo punto, mentre alcuni ancora di recente assicuravano che tutto andasse bene. E soprattutto, come intendono riportarlo sulla giusta rotta. Con, molto probabilmente, un nuovo modello di governance. Navigazione articoli Pini-Grenier, ci siamo! Il contatto a breve in Argentina Goggia, il “dietro le quinte” dell’improvviso ritorno in Italia