Calma e sangue freddo. In questa stagione ne abbiamo sentite di tutti i colori su Giorgia Collomb, attraverso i social (e non dovremmo poi dare tutto questo peso, è vero). Persino “è finita”, ci è toccato leggere. A dire il vero una ragazzina di 19 anni, sicuramente promettente, che ha vinto tutto a livello giovanile e già un oro mondiale senior, probabilmente non ha nemmeno iniziato la carriera, a questa età. Troppe aspettative, i buoni risultati della scorsa stagione, tante pressioni, il “caso” Colturi (che poi caso non è, tutto molto chiaro) a ronzare sempre attorno. Un macigno enorme da sopportare, forse troppo. In più i problemi alla schiena dopo la caduta di Semmering. Insomma, in due stagioni di Coppa del Mondo, Giorgia da La Thuile ha sperimentato il bello e il brutto (perché a volte c’è anche quello, capita, basta superarlo) di una carriera da atleta top. Per noi si è aperta. Così. Come sta intanto, Giorgia?«Fisicamente non sono molto in forma. Già da Natale infatti ho iniziato ad avere mal di schiena. Pensavo che fosse passeggero e che si curasse con un po’ di fisioterapia mirata. Poi purtroppo dopo la caduta di Semmering è andato in peggioramento progressivo. Mi sono ritrovata con la schiena bloccata parecchie volte anche tra le manche, tanto che in Canada a Bromont non sono neanche riuscita a partire per i giganti previsti. Forse avrei dovuto fermarmi prima, ma ho voluto tener duro per portarmi avanti con i punti fis (che l’anno prossimo si calcoleranno in maniera differente) e alla fine ho fatto bene perché tra un dolore e l’altro sono riuscita a conquistare la prima vittoria in Coppa Europa». Giorgia Collomb (ITA) Plan de Corones ©Pentaphoto La stagione passata cosa le aveva lasciato oltre al titolo Mondiale nel Team Event e tre risultati a punti in Coppa del Mondo?«La scorsa stagione per me è stata l’esatta definizione di spensieratezza. Nonostante i risultati non costanti in Coppa del Mondo, i mondiali di Saalbach, i mondiali jr e le Finali sono stati per me momenti di grande confronto nei quali non mi aspettavo nulla e che mi hanno dato tanto». Quest’anno c’è stato un passo indietro risultati alla mano in Coppa del Mondo, dovuto a cosa?«Questa non è una domanda facile…. ti dico solo che io mi sono fatta mille analisi, forse anche troppe, cercando in me stessa le motivazioni. La schiena come dicevamo prima non ha collaborato e sciare con il dolore per mesi non è stato facile. Ho avuto anche qualche problema di set-up. Ogni sciatore è diverso e deve trovare il pacchetto giusto per la sua sciata. Con Rossignol ci siamo confrontati e proveremo nuove soluzioni in vista della prossima stagione. In questo sono molto fiduciosa. Ma fondamentalmente qualcosa non ha funzionato nella mia testa. Dopo le prime gare di Coppa del Mondo lontana dai risultati che pensavo di poter avvicinare, qualcosa dentro di me si è spento. Non riuscivo più a sciare con gioia, non mi divertivo. A dire il vero sono stata molto male e per la prima volta ho compreso quello che altri atleti avevano scritto riguardo alla salute mentale nello sport. Durante le Olimpiadi, seguendo il pattinaggio artistico ho guardato in tv il programma libero di Alysia Liu. La sua gioia, la sua libertà, il suo sorriso mi hanno rapita. Ho appreso la sua storia e per me è stata una fonte di vera ispirazione. Da quel momento ho deciso di essere Giorgia, che i miei risultati sugli sci non avrebbero definito la persona che sono. In questo modo è iniziata la discesa». Ha sentito la pressione di essere etichettata come “prossimo grande fenomeno”? «Si ho sentito quella pressione e ho fatto l’errore di crederci». Giorgia Collomb ©Pentaphoto A livello giovanile ha vinto tutto. Quali differenze riscontra ora tra i vari circuiti? «Di base sono tre ambienti completamente diversi, non paragonabili. La Coppa del Mondo è la più stimolante perché ti confronti con le migliori. La Coppa Europa mi piace perché è una battaglia con le altre ragazze giovani. Siamo tutte amiche, ci “scanniamo” in pista, ma fuori ci divertiamo». Com’è stata l’esperienza in Nor-Am cup? «E’ stata una bella esperienza, è bello uscire dagli schemi, e confrontarsi con realtà diverse. Io le ragazze americane le apprezzo molto per quel loro atteggiamento sempre all’attacco e il loro buon umore. Se sarà utile ancora, rifarei volentieri quest’esperienza». In tanti fanno paragoni tra lei e Lara Colturi… «Non è una situazione che mi tocca particolarmente. io e Lara abbiamo condiviso tanti momenti in ambito giovanile, è un’atleta che stimo e che ha fatto le sue scelte. Sono consapevole che i nostri percorsi non sono paragonabili». Cosa le hanno insegnato questi due anni di Coppa del Mondo? «Ho imparato che ognuno ha il proprio percorso e che può non essere lineare. L’importante è gestirlo con lo spitito giusto e trovare sempre delle risorse dentro di sè per andare avanti». Giorgia Collomb con Giancarlo Bergamelli a Spindleruv Mlyn ©Pentaphoto Navigazione articoli Anna Trocker e quella sciata così moderna Il CIO annuncia una nuova politica sulla tutela della categoria femminile nello sport olimpico
Bellissima autoanalisi fatta da una ragazza così giovane, non può che far ben sperare per il futuro prima di tutto suo personale, e poi anche da atleta Rispondi
A proposito di talenti..ma il giovane Ceccarerelli che ha fatto doppietta Pinocchio/Alpe cimbra riusciamo a tenerlo italiano o pure lui vista la parentela diventerà magicamente Albanese? Grazie Rispondi
Giovanni Ceccarelli. Personalmente direi di concentrarci sui nomi che sono già in azzurro senza andare troppo avanti (parliamo di Under 16). Personalmente non credo comunque ci saranno altre situazioni simil-Colturi. Nel caso se Trocker dovesse sbocciare in tutto e per tutto, sarà un bell’esempio. Anche se ovviamente il merito va a chi l’ha cresciuta (papà Karbon con relativo Sci Club) in primis e non alla FISI. Ma resto comunque di questa idea. Rispondi
*Ceccarelli chiedo venia. Si ovviamente domandavo perchè essendo il nipote di Daniela questa paura c’è,inutile nasconderlo;speriamo veramente che non ci sia più nessun “caso Colturi” e che la Fisi abbia imparato a gestire meglio queste situazioni particolari. Rispondi
Non vedo colpe da parte della FISI, sinceramente. La carriera di Lara era programmata da quando aveva 5 anni e questo passaggio era già previsto da tempo. Non ha mai gareggiato per l’Italia da quando è nel circuito FIS, quindi non sarebbe nemmeno un ritorno, ma una prima volta, nel caso (posto che per me non accadrà mai, a meno che dall’Albania non chiudano tutti i “rubinetti” economici). La FISI cosa poteva fare? Dare un team privato a un’atleta 15enne con i suoi genitori allenatori, mentre hai Goggia-Brignone-Bassino-Curtoni e compagnia?! Caso di difficile gestione, ma non vedo cosa potesse fare di più la Federazione. Se tutti i giovani promettenti chiedessero un team privato con i loro genitori, non ne usciremmo più. Rispondi